Padre, non puoi andare al saggio di tua figlia.

Politica & Diritti

I figli sono delle mamme. Lo dice il vulgus, lo sentenzia la magistratura, lo accetta la gente. E quando una separazione pone fine a un matrimonio, il ricatto di impedire a un padre di vivere e crescere un figlio è l’arma più meschina che una donna possa sguainare con il bene stare di chi osserva e tace. Ma c’è una storia che supera ogni fantasia da film, la storia vera di un uomo che lotta da più di dieci anni per poter solo incrociare lo sguardo della propria figlia, che persevera con forza nel farsi presente, nel cercare di mostrare alla sua creatura che lui è pronto ad accoglierla, che la ama, che per lei c’è e c’è sempre stato. Non un provvedimento di impedimento per quest’uomo cui anzi la magistratura ha riconosciuto essere un “padre esemplare”, non un divieto, un obbligo di allontanamento, eppure non gli è concessa neanche una telefonata, l’emozione di sapere che la sua bimba ha letto un suo tenero messaggio, nulla di ciò che per lei sarebbe vita, sarebbe un padre. Servizi sociali, ascolti, Tribunale per i minorenni, avvocati e psicologi hanno mani e carte legate, non riescono a far esercitare ad un cittadino uno dei diritti fondamentali del nostro ordinamento: la libertà. Sì, la libertà per una bambina di quasi 11 anni di poter scegliere di vedere il suo papà e la libertà di un uomo padre di poter scegliere di vivere la sua paternità, fatta anche di piccole e semplici cose, di scuola, feste di compleanno o saggi di fine anno. Si presenta in silenzio, di nascosto, rimane in disparte pur di vedere sua figlia che balla o recita e spera di incrociare il suo sguardo timido. Ed è presente, silente, al saggio della sua bambina. L’indomani una donna avvocato di una donna madre, in preda ad una pericolosa mania di onnipotenza mista a pochezza, indirizza alla mail del papà guerriero un divieto, che ha fonte solo in un capriccio di donna: “padre, non puoi andare al saggio di tua figlia”, con tanto di immotivate parole e accuse distoniche e peregrine. Qui cade lo Stato e siamo tutti, nessuno escluso, in ginocchio dinanzi ad un immane fallimento sociale, di valori, diritti e fondamentali principi costituzionali.