Ecco chi è la gip che ha liberato Carola Rackete

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Il tribunale di Agrigento (Foto Adnkronos)
dall’inviata Elvira Terranova E’ arrivata in Tribunale, dopo avere cancellato il suo profilo Facebook, intorno alle 8.30 del mattino. Come ogni mattino. Alle 9, la gip Alessandra Vella, 43 anni, che ieri sera ha deciso la scarcerazione di Carola Rackete, si è seduta nell’aula 9 al secondo piano del Palazzo di giustizia di Agrigento per presiedere le udienze preliminari in calendario. Tra queste anche due udienze a carico di altrettanti giornalisti accusati di diffamazione. E’ rimasta in aula fino alle 12.30, quando si è recata nella sua stanza. Senza dire una parola. Raggiunta dalla cronista ha preferito non commentare le aspre critiche ricevute dal ministro Matteo Salvini dopo il provvedimento di scarcerazione della Comandante della Sea Watch. In poche ore il suo nome è diventato virale, tra quelli più ricercati su Google. Tutti volevano sapere chi fosse la gip che ha accolto la richiesta di scarcerazione dei legali di Carola Rackete. Ma lei non se ne cura e prosegue il suo lavoro in silenzio, come sempre. Ma chi è Alessandra Vella? Originaria di Cianciana, piccolo paese della provincia di Agrigento, si è laureata in giurisprudenza a Roma. Tra i suoi primi incarichi quello di gip presso il Tribunale di Caltanissetta dove si è occupata anche di fatti importanti. Fino a due anni fa era alla guida dell’Associazione nazionale magistrati di Agrigento. Ad Agrigento si è occupata di molti casi, dalla morte di una bimba di tre anni schiacciata da una tv a reati contro la pubblica amministrazione. In passato è stata coinvolta in una querelle giudiziaria con l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone, arrestato lo scorso marzo al palazzo di giustizia di Agrigento dove era al lavoro. Lì i poliziotti della Digos avevano eseguito l’ordinanza di revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali nei confronti dell’ex ambientalista e in passato consigliere comunale nella città dei templi e più volte candidato a sindaco. Lo scorso ottobre il tribunale di sorveglianza, lo stesso che a marzo aveva emesso l’ordinanza, aveva rigettato per la terza volta consecutiva la richiesta di revocare l’affidamento in prova ai servizi sociali avanzata dal procuratore Luigi Patronaggio. L’ex avvocato aveva infatti ricevuto una condanna a sedici mesi di reclusione per calunnia, per la quale era stata concessa però una misura alternativa alla quale dovevano seguire delle prescrizioni, tra cui quella di non pubblicare nulla su Facebook, altri social network o via ma le prescrizioni non sarebbero state seguite. Da qui la decisione del tribunale di sorveglianza. Giacca scura, e passo deciso, Alessandra Vella, è ancora nel suo ufficio, a smaltire fascicoli, nonostante sia ora di pranzo. Alcuni avvocati si avvicinano per salutarla ed esprimerle solidarietà ma lei si limita a rispondere solo con un sorriso di circostanza senza proferir parola. Ci sono da preparare le udienze camerali di domani. E l’eco delle polemiche sul suo provvedimento finito su tutte le prime pagine dei giornali è lontana.