Sea-Watch Basta con gli eroi

Diritti & Lavoro

“Il tema degli sbarchi e del confine meridionale europeo è complesso, difficile da sciogliere, necessita di uno sguardo il più possibile razionale e direi dialettico dato che si inserisce nel vivo della principale contraddizione sociale e geopolitica del secolo, quella dei flussi migratori.

Vi si sommano, talora contrastandosi, questioni umanitarie e questioni politiche, difesa della civiltà dell’accoglienza e interessi economici, sentimenti di solidarietà e di paura, rappresentazioni mediatiche e gioco delle parti.

Inconsapevolmente o no, al gioco delle parti non sfugge nemmeno la giovane comandante della nave Ong che ha sfondato il blocco navale italiano.

Se infatti la sua priorità fosse stata la salute dei migranti raccolti in mare, non avrebbe atteso per due settimane davanti ai mari italiani, ma più pragmaticamente avrebbe cercato il porto più sicuro disposto ad accoglierli.

In quell’arco di tempo avrebbe infatti potuto raggiungere qualsiasi altro porto del Mediterraneo.

La partita dell’Ong era invece quella di sfidare il governo italiano, il quale dal canto suo ha tutto l’interesse di farsi sfidare, dato che di fronte al suo elettorato vuole auto rappresentarsi come il governo che blocca gli sbarchi, anche se questi nella realtà non sono mai terminati, ma nel silenzio dei media continuano incessanti.

Salvini sa che dire di no a Sea-Watch e farsi maledire dalla sinistra, oramai elettoralmente irrilevante, equivale a dare pubblicità alle sue scelte e a cancellare la situazione di fatto: e cioè che in Italia gli sbarchi continuano senza che Salvini o chiunque altro possa veramente fare qualcosa in assenza di una coordinazione europea con gli altri stati UE e con la sola arma dei blocchi portuali che in Italia fa acqua da tutte le parti.

Se poi di fronte a questa sfida cederà, Salvini farà passare il tutto come il gesto magnanimo del gendarme del mare capace di fare delle eccezioni; mentre se non cederà, rafforzerà invece la sua immagine di intransigente.

In ogni caso, con buona pace di chi crede di aver trovato una nuova leader, Salvini ha vinto. Un’altra volta.

Sarebbe davvero ora di finirla con l’idea che riduce la politica a mera gestualità, a sfida degli eroi buoni contro i cattivi, a moralismo sganciato da qualsiasi ragionamento materiale, ad auto rappresentazione infantile, a presa di posizione che non ascolta ragioni diverse dalle proprie, non si misura con il contesto reale, con gli effetti e le controindicazioni.

La politica esiste proprio perché la realtà è complessa, contraddittoria, difficile.

Chi vuole veramente battere Salvini e rendere efficaci i propri ideali umanitari deve farsene carico senza facili idealismi”.

di Paolo Desogus