Blitz Carola Rackete

Politica & Diritti

Salvini esulta per l’arresto di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch,  e urla ai quattro venti che “Giustizia è fatta”. La sua però è una vittoria di Pirro, la “sbruffoncella, come l’aveva definita lo ha ridicolizzato di fronte a mezzo mondo;  con un secondo blitz infatti la scorsa notte verso l’una ha deciso di rompere lo sbarramento che gli impediva di entrare nel porto di Lampedusa ed ha attraccato nel porto portando a compimento la sua missione: quella si salvare e restituire dignità di esseri umani ai 43 migranti ormai stremati fisicamente e psicologicamente, da oltre 2 settimane ammassati come animali nella stiva della Sea Watch con tutte le privazioni che si possono immaginare.

Una vittoria alla grande, da grande stratega difficile da accettare e metabolizzare da parte di Salvini, il padre padrone dell’emigrazione italiana, che quello sbarco non lo voleva con ostinazione visto che negli ultimi tempi è diventato un grande stratega dei respingimenti, un guru nel negare pedantemente l’assistenza a quanti si trovano in grande pericolo di vita ed in condizioni disumane ed un convinto assertore del fatto che i diritti fondamentali degli esseri umani conclamati, riconosciuti e sostenuti dai più grandi e  prestigiosi organismi internazionali come l’ONU vengono codificati proprio per non essere rispettati. Una lezione alla grande quella di Carola che ci ricorda l’indomita e mitica Antigone, personaggio della tragedia greca, figlia del rapporto incestuoso (presso chè normale a quei tempi) tra Edipo, re di Tebe e sua madre Giocasta. Una donna sola contro il potere che da sola ebbe il coraggio di contrastare leggi dello stato ritenute ingiuste. Non a torto Antigone è da sempre considerata il simbolo della lotta contro il potere, della ribellione romantica e solitaria contro il dominio ingiusto di un tiranno violento e complessato. Carola in tutta questa vicenda ha interpretato alla grande ed ha espresso con  convinzione il suo modo di essere e di pensare ricordando a noi tutti che: ”C’è una sola parola che ci libera dalla oscurità e quella parola è amore”.

Una risposta nobile, convinta e dignitosa la sua contro l’oscurantismo, il populismo, la demagogia ed il medioevo; mondi nei quali Salvini vuole rigettare il nostro Paese. Quando Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3, è stata arrestata, ha indicato il centro di prima  accoglienza dei migranti di Lampedusa come luogo dove essere messa agli arresti domiciliari. E lì in effetti l’hanno condotta.Sulla Rackete pendono accuse gravissime per resistenza o violenza contro nave da guerra. Un reato che prevede una pena dai tre ai dieci anni di reclusione. Per entrare nel porto di Lampedusa e far scendere i 43 immigrati a terra dopo diciassette giorni in mare ed in presenza di una emergenza al limite della soccoribilità ha deciso autonomamente di forzare il divieto imposto dallo Stato italiano e attraccare sull’isola. Lo ha fatto con forza, con grande convinzione, determinazione ed amore  arrivando addirittura a speronato una motovedetta della Guardia di Finanza che stava cercando di sbarrarle il passo. Non appena ha messo piede sul suolo italiano è stata arrestata in flagranza di reato tra gli applausi della folla che assisteva allo sbarco. I quarantatre immigrati clandestini sono stati presi in carico dai soccorritori con la promessa di una partenza rapida alla volta dei cinque Paesi europei che si sono offerti di accoglierli (Francia, Germania, Portogallo, Finlandia e Lussemburgo), mentre la capitana, sulla quale pende anche un’indagine della procura per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è stata trattenuta in caserma dalle tre di notte alle nove di mattina, quando è stata mandata ai domiciliari nel centro di accoglienza dell’isola dove aspetterà l’interrogatorio da parte del gip di Agrigento previsto per lunedì mattina o, al più tardi, martedì anche se si è convinti che sarà rimessa in libertà da subito.

Moltissime infatti le prese di posizione, di nazioni europee e non , di governi, istituzioni ed organismi internazionali, associazioni di volontariato che  considerano la misura dell’arresto esagerata comminata solo per scopi punitivi e mediatici e ne chiedono la revoca immediata In queste ore gli inquirenti stanno lavorando per accertare i fatti accaduti la scorsa notte durante le procedure di attracco, quando la motovedetta della Guardia di finanza si è accostata al molo mentre la nave della ONG continuava ad avvicinarsi all’unità militare. Intanto, la Procura ha convalidato la richiesta di sequestro della Sea Watch formulata dalle stesse Fiamme Gialle. Non solo. Sulla base al decreto Sicurezza bis, è già stata elevata una sanzione amministrativa di 16mila euro ciascuno alla Rackete, all’armatore e al proprietario della nave che batte bandiera olandese. La sanzione prevista andava da un minimo di 10 mila euro a un massimo di 50 mila. I tre hanno trenta giorni a disposizione per presentare un ricorso al prefetto di Agrigento Dario Caputo oppure pagare la sanzione.

Se non dovessero intraprendere nessuna delle due iniziative, lo stesso prefetto potrà raddoppiare o aumentare la sanzione fino a 50 mila euro. Intanto vi è una grande incertezza sul futuro di Rackete che ha lanciato strali pesanti ma giusti contro la sua Olanda che l’ha lasciata completamente sola rifiutandosi di accogliere in uno dei suoi porti la Sea Watch e  contro l’Unione europea accusata di non avere una strategia chiara in materia di emigrazione, di aver abbandonato la linea della delocation per privilegiare interessi di bottega ed intrallazzi politici ormai arcinoti alla platea di quanti operano in questo campo. Per Rackete le soluzioni sono due: la prima prevede l’arresto, il processo con i suoi tempi biblici, e l’attesa per la sentenza ed il secondo prevede l’espulsione dall’Italia  per aver pesantemente violato le norme sulla emigrazione e favorito quella clandestina. State pur certi che la vicenda non si è ancora conclusa novità e colpi di scena potrebbero giungere da un momento all’altro; sarà nostra ‘premura tenere informati i tanti assidui lettori del “Corriere Nazionale” e del network “Radici”.

Marcario Giacomo

Comitato di Redazione de “CorrierePl”

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