Sea Watch

Politica & Diritti

Continua l’odissea della Sea Watch 3 che dopo aver  forzato il blocco ora  si trova in acque italiane ferma di fronte al porto di Lampedusa in attesa di poter sbarcare e portare in salvo i 43 migranti ormai stremati. La coraggiosa capitana della Sea Watch Carola Rakete è diventata una eroina per tutti i migranti, Salvini non autorizza lo sbarco, avvia le procedure per il sequestro della nave e la definisce “una sbruffoncella” per aver osato sfidarlo e ne chiede l’arresto.

Con un blitz inatteso ma da grande stratega la capitana della nave Sea Watch  poche ore dopo ha  forzato il blocco ed è entrata in acque territoriali italiane posizionandosi di fronte al porto di Lampedusa chiedendo di poter sbarcare a causa delle gravissime condizioni igieniche e di salute dei migranti ammassati come carne da macello. La  notizia ai mass media è stata data direttamente dalla stessa ONG: «La situazione a bordo era disperata, siamo in stato di necessità, sappiamo cosa rischiamo» ha fatto sapere la capitana Carola Rakete. Subito dopo una motovedetta della Guardia di Finanza si è diretta verso la Sea Watch per intimare l’alt e cercare di fermare l’imbarcazione, ma è stato inutile. Ora l’organizzazione rischia il sequestro della nave e una forte multa (fino a 50.000 euro) in base al decreto sicurezza bis. «Nessuna istituzione europea – ha aggiunto Johannes Bayer, presidente di Sea Watch – vuole prendersi la responsabilità e sostenere la dignità al confine dell’Europa nel Mediterraneo. Questo è il motivo per il quale ci siamo assunti la responsabilità per conto nostro. Entriamo nelle acque italiane dato che non è rimasta più nessuna altra opzione per assicurare la sicurezza dei nostri ospiti, i cui diritti fondamentali sono stati violati per un tempo sufficientemente lungo. La garanzia dei diritti umani non deve essere condizionata ad un passaporto o ad alcuna negoziazione Ue: devono essere indivisibili».

Salvini che ha fatto subito sapere che non avrebbe mai autorizzato la sbarco dei migranti nonostante il rischio di una epidemia ed in presenza di condizioni di grave precarietà ha comunicato d’aver chiesto l’arresto della capitana Carola Rakete e d’aver iniziato le procedure per il sequestro della nave; Salvini coglie poi l’occasione per alzare ulteriormente il tiro nei confronti dell’Europa minacciando su facebook di far sbarcare i migranti senza procedere all’identificazione «così che se ne possano tranquillamente andare in altri Paesi europei». A seguire un’altra minaccia, per ora solo a parole, quella di istituire barriere fisiche con la Slovenia se dovesse continuare il flusso di arrivi via terra dai Balcani. Un atto contrario alla libertà di movimento all’interno del territorio dell’Unione.

La Sea Watch è ferma davanti all’imboccatura del porto di Lampedusa ampiamente in acque territoriali italiane guardata a vista dalle motovedette della Finanza. Interpellato sul da farsi e senza sapere che cosa fare in concreto  per sbloccare una situazione così difficile. Sul molo del porto di Lampedusa sono stati schierati i carabinieri la cui presenza non trova la benchè minima giustificazione atteso che sulla nave vi sono esseri umani allo stremo delle loro forze per il lungo viaggio fatto in condizione disumane e che non rappresentano alcun pericolo per l’ordine pubblico. Diversi parlamentari del PD hanno chiesto ed ottenuto di salire a bordo della Sea Watch per rendersi conto “de visu” della situazione ed hanno fatto sapere che non lasceranno la nave fino a quando il caso non si sarà risolto minacciando di presentare in più sedi denunce contro Salvini per la reiterata violazione dei diritti umani. La Farnesina (che doveva farsi carico di trovare una soluzione all’emergenza) non ha saputo far di meglio che chiedere al governo olandese «di assumersi le proprie responsabilità rispetto alla Sea Watch come Paese di bandiera». L’ambasciatore italiano all’Aia ha formalizzato la protesta del governo e adesso è cominciata la trattativa per la distribuzione dei migranti che si trovano a bordo della Sea Watch. Una autentica buffonata se si considera che l’Unione Europea ha già da tempo detto addio alla relocation obbligatoria confermando in questo modo la sua incapacità a gestire situazioni umanitarie e di accoglienza particolarmente gravi e complesse  finalizzate a salvare la vita di migliaia di esseri umani. Il blitz della capitana Rakete  rende ancora più logorroico del solito il ministro Salvini: “L’immigrazione non può essere gestita da navi fuorilegge: siamo pronti a bloccare qualunque tipo di illegalità. Chi sbaglia, paga.

La ONG Sea Watch se ne frega delle leggi è una nave fuorilegge che mette a rischio la vita degli immigrati per uno schifoso squallido giochino politico. Useremo ogni mezzo democraticamente concesso per bloccare questo scempio del diritto. L’Italia non può essere punto di approdo per chiunque sia complice dei trafficanti di esseri umani. Nessuno pensi di poter fare i porci comodi suoi». E sempre Salvini aggiunge:“I governi di Germania e Olanda ne risponderanno. Facciano partire un aereo per caricarne un po’ ad Amsterdam, un po’ a Berlino e quello che avanza a Bruxelles». Poi definisce la capitana della nave «Una sbruffoncella». Positivi i commenti di molti esponenti politici tra i quali quello del radicale europeo Riccardo Magi sul blitz della capitana Carla Rakete: «Questa mattina sono arrivato a Lampedusa per seguire da vicino l’evolversi della situazione e testimoniare vicinanza alle vittime di quella che è ormai una farsa di Stato disumana e sadica;l’ingresso della Sea Watch nelle acque territoriali italiane è l’unico esito coerente con il senso di umanità e con le norme internazionali e nazionali sul salvataggio della vita in mare. Con il tempo ciò emergerà con chiarezza”. Prima del blitz la capitana Carola Rachete aveva inviato un messaggio chiaro e preciso: ”Adesso basta!. Sbarchiamo. Non per provocazione ma per necessità, per responsabilità, per salvare la vita ad esseri umani rischia in grave pericolo”.

Tra gli antefatti che hanno preceduto questa svolta clamorosa va richiamata l’iniziativa della ONG tedesca a cui appartiene la Sea Watch 3  di presentare ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani, per obbligare il governo italiano a farla ancorare presso il porto di Lampedusa. I legali della Sea Watch avrebbero, in particolare, avanzato delle richieste volte a far emanare dalla Corte di giustizia europea per i diritti dell’uomo delle “norme provvisorie” in modo che il governo italiano, in attesa di accordi europei condivisi, potesse accogliere all’interno delle proprie acque la nave dell’ONG tedesca. La  Corte Europea ha bocciato il ricorso aggiungendo confusione ed incertezza in una situazione che è già di per se esplosiva. Alcuni giorni prima che il ricorso alla Corte di giustizia europea per i diritti umani fosse respinto la  Sea Watch aveva presentato al Tar del Lazio un altro ricorso contro il divieto di ingresso in acque italiane, anche il TAR aveva, però, bocciato la richiesta della ONG.  Il braccio di ferro tra la ONG tedesca e il ministro dell’Interno Matteo Salvini continua, dunque, a 16 miglia dalle coste di Lampedusa, al limite delle acque territoriali, dove la nave pendola da sei giorni con a bordo 43 migranti che aveva soccorso – 6 donne e 3 minori non accompagnati, di cui uno di 12 anni – al largo della Libia.

L’imbarcazione battente bandiera olandese continua a chiedere di fare sbarcare sull’isola i naufraghi dopo essersi rifiutata di riportarli a Tripoli, che le era stato assegnato come «porto sicuro» dalle autorità libiche. In questo scenario a fosche tinte qualche giorno fa si è aperto una piccolo spiraglio che sa di speranza; abbiamo assistito ad una deroga di carattere umanitario che ha consentito lo sbarco a Lampedusa di sette migranti per gravissimi problemi di salute (tre donne, due bambini e due uomini), insieme con tre loro familiari. Ma puntuale con lo sbarco in deroga  è arrivato anche il primo atto della magistratura. La Procura di Agrigento, competente territorialmente proprio per i migranti fatti scendere sull’isola, ha aperto un’inchiesta contro ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’apertura dell’indagine da parte dell’aggiunto Salvatore Vella potrebbe portare il braccio di ferro a nuovi sviluppi. Erano stati gli stessi magistrati di Agrigento ad aprire un’inchiesta su Sea Watch, a ordinare il 20 maggio scorso il sequestro probatorio della nave e, poco dopo, il 2 giugno, a dissequestrarla, consentendole di riprendere il mare verso l’area Sar libica. Per questo l’ufficio del pm Luigi Patronaggio è nel mirino delle critiche del ministro Salvini, che nei giorni di battaglia contro la ONG a colpi di direttive, si è scagliato contro il «meccanismo» del «sequestro e dissequestro» di «qualche magistrato». Perché «è la terza volta che vediamo questo film». Contro l’ assurda ed incivile decisione di chiudere i porto presa da Salvini si scaglia  la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic: “Le ONG, come la Sea Watch, sono cruciali per salvare vite in mare, specialmente dopo che i Paesi europei hanno lasciato un vuoto negli ultimi anni nella capacità di soccorso».

Secondo la commissaria, “piuttosto che stigmatizzare, attaccare e criminalizzare le ONG, bisognerebbe sostenerle: penalizzare loro o altri perché salvano vite in mare è contro la legge del mare ed il diritto umanitario”.Il parere del Consiglio d’Europa conta meno che zero per me», ha risposto il titolare del Viminale. «Si arriva in Italia se si ha il permesso, le ONG sono al di fuori della legge. Questa Sea Watch è da giorni a zonzo per il Mediterraneo, sarebbe già arrivata in Olanda: è una nave olandese – ha aggiunto – In Italia con il mio permesso non arriva nessuno, possono mandare i Caschi blu, il commissario Basettoni, Pippo, Pluto e i Fantastici 4. Barchini e barconi non ne arrivano». Alle polemiche di queste ore fanno eco altre polemiche non disgiunte da tanta rabbia e voglia di vendetta e di giustizia dopo il verificarsi del naufragio di un gommone che, qualche giorno fa, è costato la vita a circa 100 migranti, tra cui almeno tre bambini.

L’ONG Proactiva Open Arms punta oggi il dito contro le autorità italiane e libiche, colpevoli di aver ignorato l’appello della nave della ONG che sarebbe potuta intervenire per salvare i migranti. Stando a quanto dichiarato dai rappresentanti della Proactiva Open, attraverso il profilo twitter dell’europarlamentare socialista spagnolo Javi Lopez, la stessa ONG avrebbe provato a contattare le capitanerie di porto italiane e libiche per segnalare la presenza di una imbarcazione in difficoltà. L’appello  però sarebbe stato volutamente ignorato dalle due autorità portuali, che avrebbero il compito istituzionale di attivare e coordinare le operazioni di salvataggio proprio nella zona SAR libica commettendo un gravissima omissione. Le polemiche, purtroppo, non sembrano lasciare molto spazio al dialogo ed al confronto per cercare di trovare su una questione così spinosa e complessa soluzioni condivise con il pieno coinvolgimento dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri e per non lasciare l’Italia da sola di fronte ad un problema dalle proporzioni bibliche aggravato dal solito ginepraio di polemiche e critiche che poco costruiscono e molto distruggono. Salvini la fa da padre padrone, spadroneggia come vuole in materia di emigrazione ed assume posizioni populistiche e demagogiche per racimolare qualche voto in più e soddisfare una assurda voglia di potere che dovrebbe portarlo a diventare premier del nuovo governo.

In questo modo non si va da nessuna parte, si negano e si calpestano i valori storici, culturali, sociali e morali che da sempre contraddistinguono il nostro Paese, il Paese della libertà, della democrazia, dell’ospitalità ed accoglienza cristiana nel rispetto di quelli che da sempre vengono riconosciuti e codificati come i diritti inviolabili degli esseri umani. Si va contro la storia. In conclusione dobbiamo riconoscere che ha ragione la capitana   della ONG  Sea Watch Carola Rakete quando afferma che sulla pelle degli emigranti si muovo gli interessi e gli intrallazzi dei governi europei.

Un brocardo per tutti:” Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Marcario Giacomo

Comitato di Redazione de “Corriere di Puglia e Lucania”