Meglio lasciare agli altri l’ultima parola

Cronaca

“Ho messo due batuffoli d’ovatta nelle orecchie e quindi tu puoi anche continuare a parlare, ma io non ti ascolto”. Questo il significato dell’espressione “Ovatta, ovatta!”.  Era il sistema escogitato quando si era bambini e si litigava, tra fratelli, e in una discussione senza fine si voleva avere l’ultima parola. Si pronunziava in fretta l’ultima frase o magari l’ultimo insulto e si aggiungev

a rapidamente “ovatta ovatta”, portando anche le mani sulle orecchie.  Batuffoli d’ovatta inesistenti, metaforici che avevano la funzione di renderci momentaneamente sordi e di azzittire l’interlocutore. Oggi, a distanza di tanti, tanti decenni, troppi decenni, faccio l’opposto. Sono diventato un gentiluomo, un cavaliere, per cortesia, per pura cortesia, benevolenza, amore per il prossimo, agli interlocutori che su qualche blog continuano ad arrampicarsi sugli specchi pur di avere l’ultima parola, io non dico “ovatta, ovatta” come in quel tempo lontano.  Gliela lascio volentieri l’ultima parola. Gli interlocutori restano felici e soddisfatti, ed io evito di assumere esomeprazolo. Non la leggo mai, infatti, l’ultima parola.

Renato Pierri