Niente pronto soccorso a Mola: città turistica o trappola per topi?

Politica & Diritti

La notizia non è freschissima, ma di fresco in questa estate c’è poco e niente. Comunque, a Mola di Bari, per fortuna, c’è l’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” ad occuparsi dei temi socialmente rilevanti, ecologia in testa, che, altrimenti, passerebbero, come tanto altro, sotto silenzio.

Nel panorama molese, che conosco bene per svariate ragioni che non è il caso quì di enumerare, la predetta associazione, guidata da Vittorio Farella, socialista di lungo corso, è sempre attenta ai problemi che nascono sul territorio ed attiva, quanto meno nell’organizzare la protesta ed evitare che il clima omertoso, che si respira a pieni polmoni nel territorio, stenda il velo su tutto e tutti.

Mola è separata da Polignano la distanza di uno sp……, pardon di poche miglia, ma Polignano registra ancora, a dispetto della crisi, il tutto esaurito, perlomeno nei tre-quattro mesi estivi (la destagionalizzazione da noi è ancora solo nei convegni e sulle labbra dei relatori forbiti che, evidentemente, soluzioni realmente praticabili, non ne hanno e non ne offrono). Mola, per contro, decresce in tutti i sensi. I vendesi (meglio sarebbe scrivere “SVENDESI”) abbondano. La disoccupazione giovanile dilaga. In una Puglia sitibonda l’unica cosa che dilaga e straripa è in realtà la carenza di lavoro per tutti, giovani in particolare. A Mola, che credo detenga il record di emigrazione. è il primo problema. Come pure i parcheggi: ma come si fa ad attirare turisti se la macchina non sai dove lasciarla? Se c’è un passo carrabile, spesso abusivo, ogni tre metri.

Ai mille problemi di una Città che avrebbe tutte le premesse per diventare una perla turistica, dalle spiagge potenziali (le sue coste non sono a picco sul mare come il 90% della costa polignanese), all’enogastronomia, ad un terreno che abili mani sanno rendere fertile, con prodotti assolutamente unici ed eccezionali. D’altronde il porto di Mola nasce come porto mercantile per ospitare navi da trasporto di derrate alimentari prodotte nella stessa Mola e nelle vicine Rutigliano, Conversano e dintorni.

Ora la legittima lamentazione di Vittorio Farella, il cui comunicato pubblico integralmente, allegato all’articolo, ringraziandolo di avermi offerto lo spunto per perlarne, concerne il fatto che a dispetto delle promesse fatte da chi di dovere, Mola resta sguarnita di qualsivoglia assistenza sanitaria.

C’è solo, dice Farella, un’autombulanza che quando la chiami è spesso in giro, giustamente, per un soccorso sulla strada o in luoghi dei dintorni. Il caldo è atroce, la popolazione invecchia e lo soffre. La tragedia è dietro l’angolo. Le promesse non mantenute. Nessuno ne chiede il ripetto. Aspettiamo una strage per renderci conto della gravità e dell’abbandono dei molesi?

Ai quali, peraltro, dice: “chiedete a noi (ndr. delle Martucci), che non ne abbiamo il potere, ma se chiamati a protestare, vi defilate. Siete troppo occupati per avere il tempo di difendere i Vostri diritti.”

No, caro Vittorio, sei troppo generoso. In realtà l’abitudine ad essere sudditi prevale, è il consiglio delle mamme che risuona nelle orecchie “una parola di meno e ritirati a casa”. Più comodo essere sudditi, andare col cappello in mano, che cittadini consapevoli dei propri diritti e del dovere di difenderli.

Gianvito Pugliese