Enzo Lanzo. La batteria jazz

Politica & Diritti

La batteria jazz. In un libro il percussionista tarantino racconta i grandi interpreti dello strumento nella musica afro-americana

Presentazione a Lecce, martedì 18 giugno, ore 15.30, nel Dipartimento di Musica jazz del Conservatorio Schipa

I giganti del ritmo analizzati e raccontati da Enzo Lanzo, percussionista tarantino dalla trentennale attività artistica e didattica, autore del libro «La batteria jazz, strumento per…tamburi e griot»: un viaggio attraverso i grandi della musica afro-americana che hanno rivoluzionato il jazz drumming. Il volume, edito dalla casa editrice Diastema di Treviso, viene presentato martedì 18 giugno, alle ore 15.30, a Lecce, nel Dipartimento di Musica Jazz del Conservatorio “Tito Schipa”, dove saranno presenti l’autore e il responsabile dell’evento, il coordinatore del dipartimento, Luigi Bubbico.

Introdotto nel mondo del jazz da Enrico Rava, Enzo Lanzo – docente di batteria jazz al Conservatorio di Monopoli – ha all’attivo diverse produzioni discografiche a suo nome (“Rondonella Project”, “Totò Jazz”, “Boastful Speeches”, “In The Groove” e “Dweto, The Seagull Welcomes A”), ha portato la sua musica nei cinque continenti e vanta collaborazioni di prestigio con Gianluigi Trovesi, Ernst Reijseger, Stefano Bollani, Rita Marcotulli, David Murray e molti altri artisti di primo piano della scena italiana e internazionale.

Influenzato dai musicisti della tradizione, da Kenny Clarke a Philly Jo Jones, Max Roach e Art Blakey, per arrivare ai contemporanei Roy Haynes e Jack DeJohnette, nella realizzazione di questa pubblicazione, Lanzo ha pensato all’insegnamento ricevuto da un grande pianista, Paul Bley, che durante un seminario in Francia, all’inizio degli anni Novanta, gli suggerì di non domandarsi cosa fosse il linguaggio jazz, ma di trascorrere molte ore ad ascoltare i grandi maestri. Un atteggiamento che era già nelle corde del musicista tarantino. Infatti, «La batteria jazz», libro nel quale Lanzo descrive i luoghi di origine del jazz e il significato di tempo in musica prima di analizzare ventuno assoli di undici batteristi che hanno fatto la storia della musica afro-americana, nasce dall’ascolto diretto dei vinili durante il periodo di apprendistato, nella seconda metà degli anni Ottanta.

Riaperti i cassetti, nei quali erano stati conservati appunti, trascrizioni, idee e riflessioni, Lanzo ha riorganizzato il materiale raccolto e ha deciso, con un libro, di condividere la propria esperienza attraverso l’arte di quei batteristi che in tutti questi anni gli avevano aperto la mente e sentiva più vicini alla propria sensibilità. A partire da William Randolph Cole, meglio noto come Cozy Cole, sideman di Cab Calloway, Teddy Wilson, Lionel Hampton, Benny Carter e molti altri ancora. E poi, Sidney Catlett, batterista dallo stile flessibile che legò il suo nome al gruppo di Benny Goodman e alle All Stars di Louis Armstrong. E Papa Joe Jones, il batterista di Count Basie che rivoluzionò il drum-set. Lanzo affronta anche lo stile potente di Art Blakey, il leggendario fondatore dei Jazz Messengers, e il drumming lirico e all’avanguardia (negli anni Quaranta) di Max Roach, principale contribuente nella definizione del bebop e dell’hard bop. Altri capitoli sono dedicati a Philly Joe Jones, che suonò nei gruppi di Miles Davis, John Coltrane, Art Pepper e Sonny Rollins, a Tony Williams, primo batterista fusion, anche lui alla corte di Davis, e a Elvin Jones e al suo drumming “trasversale”, così in sintonia con lo stile di John Coltrane. Il libro si chiude con i focus su Roy Haynes e il suo drumming dal suono acuto e dal fraseggio rapido, su Jack DeJohnette, che con Gary Peacock continua l’avventura nel longevo trio di Keith Jarrett, e su Ra-Kalam Bob Moses, passato da Charles Mingus a Roland Kirk e Gary Burton sino a Pat Metheny.

Il risultato, come spiega nelle note di copertina il batterista Ettore Fioravanti, tra i nomi di spicco del jazz italiano, è un’opera «che si legge con facilità ma non è per nulla superficiale, proprio perché la profondità della sapienza batteristica di Lanzo s’innesta nella vicenda della sua vita di studioso, appassionato, artista, e il connubio rende poco seriosa la prima e avvincente la seconda».