Febbre da tattoo

Politica & Diritti

Basta passeggiare in spiaggia o sul lungomare per vedere corpi ‘dipinti’ da scritte, fiori, immagini di vario tipo. “Il tatuaggio è diventato una moda anche in Italia alla fine degli anni ’90, quando erano in voga soprattutto i tribali. Poi sono arrivati fiori, frasi, ritratti. Possiamo stimare che siano almeno 5 milioni gli italiani che sfoggiano un tattoo, di cui almeno 3,7 milioni i maschi. E non è un caso che l’età del primo tatuaggio sia in genere tra i 20 e i 25 anni, un periodo che possiamo definire di post-adolescenza, o adolescenza tardiva“. Ad affermarlo è Italo Farnetani, pediatra di Milano e docente alla Libera Università degli studi di Scienze umane e tecnologiche di Malta.

Fino ai 19 anni, infatti, gli adolescenti sono alle prese con il proprio corpo che cambia rispetto a quando erano bambini. Poi, una volta arrivata l’accettazione, iniziano a gestirlo e ad impossessarsene: le ragazze sperimentano con vestiti, trucco, colore dei capelli, accessori come i piercing. Anche i maschi intervengono su capelli e abiti, ma sovente scelgono proprio il tatuaggio come un’espressione del proprio io – dice Farnetani – ecco che il corpo viene decorato come un’opera d’arte, diventa un mezzo per comunicare agli altri il vero se stesso”.

“E questo – continua il pediatra – è anche uno dei motivi per cui chi non si è fatto il primo tatuaggio a quella età, difficilmente lo fa dopo. Una volta iniziato a ‘scrivere’ sul proprio corpo, invece, solitamente si continua”. E i tatuaggi si moltiplicano, si estendono e diventano sempre più elaborati e colorati.

La febbre del tattoo, che può lasciare perplessi e talvolta comporta ripensamenti e interventi per cancellare e modificare i ‘dipinti sulla pelle’, non è però bocciata dal pediatra. “Diciamo spesso che gli adolescenti devono sentirsi appartenenti al gruppo, e con il tatuaggio i post-adolescenti fanno un po’ la stessa cosa: non si tratta più di una scelta di rottura, ma dell’adesione a un trend che accomuna. Soprattutto, è un modo per impossessarsi del proprio corpo, di accettarlo superando il disagio dell’adolescenza, e di esprimere se stessi. Insomma, il tatuaggio può essere anche un’opera d’arte. Attenzione però – raccomanda Farnetani – alla sicurezza: non si tratta di una procedura banale, ma occorre selezionare studi e tatuatori professionali, attenti all’igiene e alla qualità dei prodotti utilizzati, per evitare il rischio di infezioni e altri importanti problemi“.