Giornalista solerte subisce intimidazioni in Russia

Politica & Diritti

Ivan Golunov, reporter russo, è stato accusato di spaccio di droga. Dopo l’arresto è stato ricoverato in ospedale per presunte percosse e maltrattamenti da parte della polizia  

Ancora una volta la professione del giornalismo posta sotto accusa e minaccia. La vicenda del reporter russo Ivan Golunov è rappresentativa in tal senso. Golunov lavora come giornalista per il quotidiano online Meduza, la sua linea editoriale è improntata ad una visione alquanto critica rispetto al governo di Mosca e alle sue emanazioni legislative. La dinamica degli eventi verificatisi nei giorni scorsi farebbe evincere che dietro l’arresto del giornalista russo vi sia una macchinazione ad arte per mettere il bavaglio ad un modo di fare giornalismo, troppo disinvolto e libertario, che calpesta i piedi ai personaggi di rilievo governativo. 

Ivan Golunov è stato fermato dalla polizia giovedì scorso nel centro di Mosca, ed in seguito ad un controllo, trovato in possesso – secondo la versione fornita dagli agenti di polizia –  di droga sintetica, specificamente, 3,5 grammi di mefedrone detenuti nel suo zaino, e dopo una perquisizione nel suo appartamento, è stata rinvenuta altra sostanza stupefacente, di cui 5,4 grammi di cocaina e del materiale idoneo al confezionamento delle dosi. Posto immediatamente in stato di arresto, si presume che Golunov sia stato sottoposto ad un trattamento brutale consistito in percosse varie e altri sistemi di tortura, messi in atto dallo stesso personale di polizia. Infatti, il reporter dopo l’arresto è stato ricoverato d’urgenza in un ospedale di Mosca in seguito ad un grave malore. Dal responso del medico che ha lo ha preso in cura, ne è emersa una diagnosi di sospetta commozione cerebrale, ematomi sparsi sulla gabbia toracica e sulla parte della nuca, probabile frattura di alcune costole. 

Pertanto, Ivan attualmente è accusato del reato di detenzione e tentato spaccio di sostanze stupefacenti, e rischia una pena detentiva a 20 anni di carcerazione. L’opinione collettiva in merito alla vicenda del giornalista decreta l’innocenza di Ivan Golunov e la sua assoluta estraneità ai fatti contestatigli, reputandolo vittima di una persecuzione congegnata dall’alto in quanto personaggio scomodo che lede gli interessi dei poteri forti. Secondo i colleghi e i responsabili del giornale Meduza, quello capitato ad Ivan, è il classico caso di controllo esterno sul potere disinteressato che il giornalismo esercita nella collettività. “Abbiamo motivo di credere che sia perseguitato a causa della sua attività giornalistica – riferiscono i dirigenti di Meduza -. Negli ultimi mesi Ivan era stato vittima di minacce collegate ad un pezzo che stava scrivendo, noi sappiamo quale e immaginiamo da chi possano essere arrivate le intimidazioni”.

Secondo il parere del legale di Ivan Golunov, il triste episodio che ha coinvolto il suo assistito presenta molte lacune ed incongruenze, affermando che dietro ai ritrovamenti di droga vi sia la mano occulta della polizia, probabile artefice dell’ideazione del piano criminoso ai danni di Ivan. Il giornalista russo ha divulgato pubblicamente la notizia della dinamica del suo arresto, e di aver subito, in tale circostanza, percosse dagli agenti, malmenato per essersi rifiutato di firmare della documentazione interna concernente la misura in custodia detentiva emessa nei suoi confronti, senza la presenza del suo avvocato. 

La notizia del caso di Ivan Golunov ha destato clamore e sconcerto nel solco dell’opinione pubblica. Numerose le iniziative di contestazione, dalla protesta generale antistante il comando di polizia di Mosca, in cui centinaia di manifestanti hanno rischiato l’arresto, ad altri sommovimenti tenutisi ieri presso il tribunale nel quale si è svolto il processo contro il reporter. La vicenda che sta interessando Ivan Golunov è affine ad un’altro triste ed ingiusto caso, quello di Oyub Tityiev, il responsabile per la Cecenia dell’Ong Memorial in difesa dei diritti umani, anch’egli arrestato per faccende inerenti dei rinvenimenti di droga, di cui non è stata appurata la provenienza. La direttrice di Amnesty International Russia, Natalia Zviagina, ha dichiarato laconica in merito al caso Gulanov: “Un modello purtroppo tristemente noto”. 

di Monica Montanaro