Residenza ai richiedenti asilo

Cronaca

  “I magistrati hanno applicato la legge italiana compreso il decreto Salvini, che forse il ministro dell’interno dovrebbe leggersi meglio”

L’avvocato Antonio Mumolo, giuslavorista che fa parte della rete di legali “Avvocato di strada”, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus

Il Viminale impugna la sentenza che permette ai richiedenti asilo di ottenere la residenza anagrafica nonostante il decreto sicurezza. “I richiedenti asilo in Italia hanno sempre avuto la residenza perché, dovendo rimanere in Italia in attesa della decisione sulla loro chiesta, con la residenza potevano integrarsi e lavorare –ha affermato Mumolo-. E’ intervenuto il decreto Salvini che non impedisce di dare la residenza ai richiedenti asilo, elimina semplicemente una procedura semplificata. Siccome quella procedura semplificata è stata abrogata si torna alla legge originaria che dice che ogni cittadino stranieri presente regolarmente sul territorio può chiedere la residenza se dimostra di vivere in quel territorio. Ad una nostra assistita non era stata concessa, abbiamo fatto ricorso e abbiamo vinto. Se il ministro Salvini vuole fare ricorso a sua volta lo faccia, purchè si discuta nel merito. Qui stiamo parlando di richiedenti asilo regolarmente presenti sul territorio. I magistrati hanno applicato la legge italiana compreso il decreto Salvini, che forse il ministro dell’interno dovrebbe leggersi meglio, dovrebbe farsi spiegare da qualche consulente cosa c’è scritto nella sua legge. Sta accusando i magistrati che stanno semplicemente applicando la legge. Senza residenza queste persone starebbero in strada tutto il giorno, con la residenza invece sono a studiare o a lavorare. Ci sono 5 sentenze ad oggi che dicono che la residenza è dovuta a coloro che hanno il permesso di soggiorno umanitario e stanno arrivando altre sentenze in tutta Italia. Poi mi piacerebbe sapere chi paga quando i comuni vengono condannati a pagare le spese legali”.