Fallimento del colosso Mercatone Uno. I dipendenti non avvisati della chiusura delle sedi

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Indignazione tra i lavoratori per aver appreso la notizia del fallimento della catena italiana del mobile attraverso il social Facebook

Licenziati e beffati, i dipendenti del colosso del mobile italiano, Mercatone Uno, poiché da un momento all’altro sono rimasti senza un’occupazione e senza aver ricevuto alcun preavviso di licenziamento. La notizia del fallimento è giunta per vie informali, ufficiosamente, i lavoratori l’hanno appresa casualmente navigando sulla piattaforma social Facebook, in cui hanno scorto la pubblicazione del documento dell’atto fallimentare della propria azienda. Malgrado ciò, i dipendenti della sede di Ruberio, Reggio Emilia, non hanno desistito e si sono recati come da consuetudine sul posto di lavoro per effettuare la propria giornata di lavoro, ma la sorpresa è stata grande davanti alla chiusura del noto magazzino.

Nella sede del Mercatone Uno di Ruberio lavorano 45 persone, che oggi si mostrano allibite, oltreché indignate e sconcertate, perché nonostante sapessero da mesi che l’azienda versava in una situazione di crisi, già da dicembre, infatti, alcuni dipendenti hanno dichiarato che vi erano le avvisaglie di un fallimento prossimo poiché la merce arrivava con ritardo in magazzino, ma non immaginavano un epilogo così disastroso e rapido. La rabbia dei dipendenti, molti di loro legati all’azienda da un rapporto lavorativo ultra decennale, deriva dalle modalità con le quali sono venuti a conoscenza dell’avvenuto licenziamento. Nessuno ha ricevuto una comunicazione formale o un’e-mail da parte della società, “essere sospeso via social è il massimo, una cosa indecente, una vergogna” – ha dichiarato un lavoratore della sede di Ruberio -. Altre voci dei dipendenti imputano la colpa della situazione attuale, sia in merito alla crisi dell’azienda, sia per quanto concerne la loro posizione di lavoratori licenziati senza congrua motivazione, al ministero dello Sviluppo economico che ha eluso di occuparsi del caso Mercatone Uno.

La società Shernon Holding ha acquisito sotto la sua responsabilità e gestione 55 punti vendita del marchio Mercatone Uno collocati in varie zone d’Italia, e sino a poche settimane fa comunicava tramite e-mail ai suoi dipendenti di proseguire tranquillamente nell’attività di propria competenza, poiché stavano reperendo dei finanziatori per dipanare la situazione di crisi. Purtroppo si paventa l’ipotesi che verranno licenziati 1.800 lavoratori dislocati nelle diverse sedi italiane di Mercatone Uno.

Oltre la questione spinosa dei molti dipendenti liquidati, vi è la posizione dei clienti dell’azienda, i quali avendo versato già dei lauti acconti, si trovano nel limbo se riceveranno la merce ordinata ovvero se riceveranno i rimborsi delle somme anticipate. Luca Chierici operante nel sindacato Filcams Cgil, ha espresso le sue perplessità riguardo il caso del fallimento di Mercatone Uno: “Fino  venerdì sono stati incassati acconti senza che l’azienda desse indicazioni, c’è stata anche tensione tra clienti e lavoratori”.

Intanto, i dipendenti della sede di Ruberio di Mercatone Uno continueranno a presidiare dinanzi al magazzino, in segno di contestazione, in preda all’angoscia e allo sgomento, per il trattamento ricevuto dall’azienda, e per il timore della prospettiva futura di non riuscire più a trovare altra occupazione, anche per ragioni legate, per alcuni, all’età anagrafica, oltre che alla crisi economica. Tra i lavoratori vi è chi confessa, con rabbia e delusione, di sentirsi ingannato dopo una parte di vita dedicata all’azienda, nel cui contesto si era creato anche un legame affettivo. Diventa difficile, oggi, accettare l’idea di essere accantonati ingiustamente.