Bari: elezioni ammistrative – prime riflessioni

Decaro stravince al I turno. Di Rella chiramente non appoggiato dai partiti della destra, Pani boicottata da un elettorato stravagante. Il mistero delle 365a sezione.

Politica & Diritti

Ha ragione la nostra Myrian Di Gemma, quando afferma “Decaro spacca tutto al primo turno, senza se e senza ma”. Ciò nonostante Antonio Decaro non è stato ancora proclamato, anche se ha stravinto. C’è una sezione mancante delle 345, almeno secondo il Viminale. Quindi dati ancora provvisori, risultati certi, dal momento che i voti di una sezione, anche se per assurdo confluissero su un’unico candiadato, non potrebbero modificare i risultati se non di percentueli ininfluenti.

Decaro totalizza 114,502 voti pari al 66,24% e stravince. Trascina alla vittoria nelle comunali il PD, che a Bari nelle europee è arrivato terzo. Alcune delle liste civiche che appoggiavano la candidatura del sindaco uscente, danno ottima prova di sè. Trascina, altresì, la sua coalizione nei municipi, tutti conquistati dal suo centro sinistra.

Ai baresi piace l’ingegnere dell’Anas che si propose tre lustri or sono come esperto dei trasporti e divenne assessore nella giunta Emiliano. Da quel momento Decaro ha percorso tutte o quasi le tappe di una brillante carriera politica. Consigliere e capogruppo alla regione, parlamentare alla Camera dei deputati, Sindaco del Comune di Bari e, quindi, Sindaco della Città Metropolitana, Presidente Nazionale dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni d’Italia).

Decaro ha convinto i baresi, ha chiesto loro di consentirgli di portare a termine le iniziative avviate e l’ha otttenuto. La volta scorsa aveva sfiorato la vittoria al primo turno, ma ora vince alla grande. Ed è lui che trascina il suo PD in testa alla corsa per il Comune. Alle europee, infatti, a Bari città il PD risulterà solo terzo col 20,40% dopo M5S col 27,66% e la Lega al 21,84.

Qualcuno già indica Decaro come prossimo leader nazionale del PD. Ad maiora, Antonio. Tutto è possibile. La madre, da buona insegnante, lo descrive esattamente com’è: “Antonio mio, è un gran lavoratore, non si ferma mai.”

Di Rella, arrivato secondo con assai meno della metà dei voti decariani. 40.873, pari al 23,65%, leggo che è andato su tutte le furie ed ha accusato i partiti della coalizione: “Qualcosa non ha funzionato”, è la frase più tenera.

Il suo ragionamento non fa una grinza. Alle europee la Lega è arrivata prima del PD. Alle comunali la stessa Lega, più Fratelli d’Italia e Forza Italia, somma meno della metà del PD?

Ci vuol poco, Pasquale Di Rella, a tirare le conclusioni. I partiti e la base del centrodestra non hanno gradito la tua candidatura, sponsorizzata dai soli Olivieri e Canonico. Non sono servite le primarie, che qualcuno aveva definito “drogate”, a legittimare e far digerire la candidatura di uno che, nato nella corrente dorotea della DC, col bipolarismo era stato sempre di centrosinistra.

Comprensibile il suo risentimento. Di Rella fino ad un anno fa era il numero due del Comune di Bari, ovvero il Presidente del Consiglio, in quota PD. E’ evidente che si dimise per candidarsi a sindaco. Ha creduto alle chimere che gli garantivano porte spalancate nel centrodestra. Non è stato così.

Una riflessione ancor più approfondita merita il caso Elisabetta Pani. I numeri sono più strani che mai. La Pani arriva terza con 14,989 voti pari all’8,67%  Terzo arrivò il candidato del M5S del 2014 Sabino Mangano, che ottenne 13.656 voti pari al 7,63. Dunque, un punto percentuale netto in più è appannaggio della giovane pianista pentastellata.

Ma un dato che emerge dalle elezioni europee qui non può essere sottaciuto: a Bari città il M5S nelle urne delle europee totalizza 45.847 voti pari al 27,66% ed è il primo partito, seguito con un distacco di 6 punti dalla Lega e poi dal PD.

Ora che fine hanno fatto più di trentamila voti che svaniscono nel passaggio dall’urna europea a quella comunale? E’ evidente anche quì che la Pani, che annunzia una opposizione dura e senza sconti a Decaro, e che non dice una parola contro il suo partito – movimento, paga un durissimo prezzo alle faide interne da cui è dilaniato il movimento cinque stelle a livello locale.

Un’avvisaglia la si era registrata nelle politiche dove Sabino Mangano, capogruppo uscente del movimento al Comune di Bari, non c’è la fatta. Certo il movimento a livello nazionale paga l’ingenuità di essersi alleato con la Lega di Salvini che lo ha letteralmente cannibalizzato. Ma nel sud e nelle isole è ancora il primo partito, come dimostrano le europee. Decaro sarà pure bravo e amato dai suoi concittadini, ma i conti non tornano e non è che la Pani non fosse un’ottima candidata. Forse troppo colta e perbene per un elettorato, quello pentastellato, non proprio raffinato?

Sugli altri tre candidati c’è poco da dire. I numeri e le percentuali in decimali parlano impietosamente da sè: Irma Melini 0,81%, Sabino De Razza 0,49%, Francesco Corallo 0,15%. Voti da 1392 a 251.

E sulla 365a sezione il Viminale ancora tace e sono le 9,10

Gianvito Pugliese