Salvini professore

Politica & Diritti

Domanda ipotetica. Se fosse un professore di storia e si fosse visto in tivù che cosa avrebbe detto di sé Salvini dopo il comizio di Milano? 

di Andrea Ermano 

La televisiun manda in onda Piazza Duomo. C’è un uomo turbato. Agita un rosario nel pugno chiuso. Ne emerge una crocetta rovesciata. Madame Le Pen gli lancia un sorriso radioso. Manca, peccato, l’ex collega Strache, importante sovranista austriaco, costretto alle dimissioni per via di un video già negli annali dello show biz«Un lavoro da professionisti sulla questione dei rapporti con la Russia», ha commentato il politologo Karl Krammer.

    Già. La vexata quaestio dei rapporti con la Russia.

    Due grandi vecchi opinionisti della sinistra italiana ne hanno trattato di recente. In modo diretto ne ha parlato Eugenio Scalfari nel suo editoriale di domenica scorsa. Che affronta senz’ombra d’ambiguità il tema del sovranismo italiano e internazionale: «In Francia c’è addirittura un partito simile alla Lega, guidato da Marine Le Pen»,sostiene il fondatore del quotidiano la Repubblica e aggiunge che «i due movimenti sono in tutto e per tutto simili e in tutto e per tutto agganciati alla Russia di Putin».

    Governare il proprio Paese d’origine “con una dittatura” rappresenta “l’obiettivo più vistoso di un partito sovranista” secondo Scalfari in prospettiva storica: «Questa storia dell’Europa è ben nota e la ricordo per spiegare il più chiaramente possibile cos’è il sovranismo».

    Quanto alla Lega di Matteo Salvini, è opportuno riportare qui la conclusione del ragionamento: «Il sovranista che la guida mira decisamente a costruire a proprio vantaggio la dittatura italiana. Attualmente è vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, ma questo ormai è niente per lui. Lui, sovranista in Europa, tende a diventare dittatore in Italia e, poiché l’Italia è una penisola al centro del Mediterraneo, una dittatura italiana diventa automaticamente una presenza sovranista al centro del Mediterraneo, alla quale si appoggerà Putin che è molto interessato a estendere il potere russo utilizzando un alleato che di fatto da lui dipenda».

    Fin qui la vexata quaestio dei rapporti con la Russia secondo Eugenio Scalfari nel suo editoriale del 19 maggio.

    Due giorni prima Rino Formica ne aveva offerto una interpretazione di ancor più ampia portata geopolitica, in un’intervista che rilanciamo qui sotto, rilasciata a Federico Ferraù per il Sussidiario.

    «Non siamo chiamati a scegliere per l’Europa o contro l’Europa, ma tra l’Europa come appendice euro-asiatica, e quindi appendice disgregata, e l’Europa come soggetto che ritrova una sua funzione euro-atlantica», ha detto Formica, sostenendo che per mettere in atto l’opzione euro-atlantica l’Unione Europea dovrà «passare da una posizione euroatlantica gerarchizzata a una posizione di parità nell’alleanza euroatlantica», e in tale prospettiva geopolitica e cosmopolitica, secondo Formica, occorre che l’UE metta in moto «una capacità autonoma di difesa. Con i relativi costi».

    Questa tesi che per certi versi è ovvia, per altri comporta una serie di conseguenze economiche non trascurabili, e per altri versi ancora non può essere accolta a sinistra senza molti “se” e molti “ma”.

    Anzitutto – nell’auspicabile prospettiva del consolidamento federale di una UEeuro-atlantica, possibile qualora vengano sconfitte le tendenze nazional-sovraniste a trazione euro-asiatica – sarebbe sol che sensato unificare una serie di funzioni attinenti alla Difesa continentale, attualmente segmentate in ventotto stati membri.

    E qui però ci sono i molti “se” e molti “ma”, perché una riorganizzazione complessiva del sistema di Difesa continentale non è propriamente gratis. Quali ne sarebbero le ricadute macroeconomiche sul piano sociale?

    Si sa che una gran parte della ricchezza mondiale investita nel Welfare è targata UE. Ma pure è noto che il sovranismo nazional-populista ha trovato un crescente spazio politico in Occidente anche grazie all’effetto combinato di almeno due fattori altamente depressivi rispetto alle politiche sociali.

    Da un lato la globalizzazione finanziaria si è attivata in Occidente come un’idrovora capace di drenare dosi crescenti di ricchezza dal basso in alto. Dall’altro lato le dinamicità competitive dei paesi in via di sviluppo hanno eroso il vantaggio “post-coloniale” dell’Europa. E così si sono via via assottigliati i margini ripartibili nelWelfare mentre venivano indebolite le condizioni di benessere dei ceti medi.

    Risultato: la ricchezza dei non ricchi si è ridotta, e per sovrapprezzo gli ammortizzatori sociali e i sistemi previdenziali hanno incontrato una serie di difficoltà.

    Ora, di fronte alla necessità prospettata da Formica di aumentare le spese per la Difesa sembra inevitabile (vedi alla voce coperta corta) andare incontro a un’ulteriore contrazione della componente di spesa pubblica ripartibile a favore del Welfare. E, infatti, Formica stesso accenna alla necessità di rispettare le compatibilità economico-finanziarie europee, se si vuole battere la tentazione euroasiatica e confermare invece l’ancoraggio euroatlantico.

    Un’ipotesi di soluzione a questo dilemma non può non prendere le mosse dal fatto che i problemi di Difesa hanno assunto oggi una nuova qualità e coinvolgono massicciamente il consenso generale delle società civili su una certa “autocomprensione” quanto a convivenza, benessere e diritti.

    Non è impossibile immaginare la riorganizzazione di un grande sistema di Difesa europeo, purché questo sistema sia in grado di predisporre, accanto alle forze armate dell’UE, anche un grande Esercito del Lavoro, nel senso in cui ne parlava Ernesto Rossi.

    Chi si batte per l’opzione euroatlantica, per un’Europa alleata a pari grado degli USA, deve riflettere sulla storia del nostro continente, teatro di cinquecento anni di guerre ideologiche, civili e religiose, conclusesi nel 1945.

    Questa nostra storia non ci consente di alzare i livelli della spesa militare “premendo il pedale”, così, semplicemente, come per aumentare la velocità di un automezzo.

    Mezzo millennio di guerre hanno posto in evidenza che il fondamento costitutivo della pace europea sta in una certa idea di giustizia, intesa come Stato di diritto e Giustizia sociale.

    Il Welfare è parte della nostra Legge fondamentale. E questa Legge occorre salvaguardare tanto quanto si difendono le mura della Polis.

    Nessuno s’illuda: non sarà storicamente praticabile la costruzione di un Esercito dell’UE (premio Nobel per la pace 2012) senza procedere in parallelo alla costruzione di un grande Servizio civile europeo in grado di rafforzare il Welfare, la formazione permanente, l’accoglienza e l’integrazione sociale.

Andrea Ermano 

direttore ADL