Radio Radicale. Un altro servizio pubblico

Politica & Diritti

Perdere Radio Radicale vorrebbe dire perdere un vero patrimonio culturale e uno strumento di crescita civile e politica per il paese. Bordin, Pannella, il Parlamento, le linee aperte: storia e futuro incerto della più longeva radio politica italiana. 

di Alessandro Forlani 

Radio Radicale non nacque per essere la radio del Partito Radicale, quanto piuttosto per tentare di dimostrare concretamente, attraverso un’opera da realizzare, come i Radicali intendono l’informazione di servizio pubblico”. Questo il giudizio di Massimo Bordin, per vent’anni direttore dell’emittente, scomparso il 17 aprile 2019, proprio nel momento in cui Radio Radicale affronta la sua battaglia più dura, stante la decisione del governo di cancellare i finanziamenti per la trasmissione dei lavori parlamentari.

    Radio Radicale è stata la prima e per anni l’unica talk-radio politica nazionale italiana. Sulle note del Requiem di Mozart, scelto per ricordare le vittime della fame nel mondo, e accompagnata quotidianamente in vita e in morte da almeno un’ora di parole del suo carismatico fondatore Marco Pannella, Radio Radicale ha accompagnato più di una generazione di cittadini alla scoperta della politica e delle istituzioni. “Fuori e dentro il palazzo”, come dice uno dei suoi motti.

Una storia lunga 43 anni – La prima trasmissione è andata in onda il 26 febbraio 1976. La radio trasmetteva in modulazione di frequenza a Roma. Poco dopo nascono altre tre stazioni a Torino, Firenze e Napoli. Si tratta di canali autonomi, animati dalle sezioni del Partito