Di Maio non salverà Taranto, il Sud e il suo Movimento

Ambiente & Turismo

Caro Di Maio, non è con la filosofia dei ‘trenta denari’ dell’ILVA che lei salverà Taranto, il Sud e il suo Movimento

I grillini al Governo stanno sbagliando tutto. Invece di andare allo scontro con la UE dell’euro si sono messi a mediare su tutto. Perdendo credibilità politica ed elettorale. L’ILVA di Taranto andava chiusa. Il NO alla TAP e alla TAV deve essere netto. Come netto e alla luce del sole deve essere lo scontro con Bruxelles sui conti pubblici. Con la minaccia di uscire dall’euro. Perché se l’Italia esce dall’euro, l’Eurozona crolla dopo due minuti!

Sono sotto gli occhi di tutti, da qualche settimana a questa parte, le contraddizioni del Movimento 5 Stelle. Il problema, come ora cercheremo di illustrare, non è il Reddito di cittadinanza, non è la Flat tax e nemmeno l’abolizione, o rivisitazione della legge Fornero. Il vero problema è a monte: e sta nel rapporto sbagliato che i grillini, da quando sono al Governo del Paese, hanno instaurato con l’Unione Europea dell’euro.
Perché parliamo di rapporto sbagliato? Perché il programma del Movimento 5 Stelle prevede (non ‘prevedeva’: prevede!) iniziative e strategie – politiche e culturali prima che economiche – che sono in netta contrapposizione con le ‘regole’ ragionieristiche più che economiche di Bruxelles.
Ci si aspettava, dall’attuale Governo, un sano scontro con le occhiute burocrazie comunitarie, con la Commissione Europea, con la Banca Centrale Europea. Invece – a parte il Ministro degli Interni, il leghista Matteo Salvini, che ha aperto uno scontro con la UE sui migranti (creando, in verità, più problemi ai migranti che alla UE) – i grillini stanno mediando su tutto. Al ribasso.
Non possiamo non segnalare la sconfitta – e non la vittoria – sull’ILVA di Taranto. In queste ore Maurizio Landini, storico leader della CGIL, ringrazia il vice premier e Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che è riuscito a conservare tutti i posti di lavoro, tenendo in vita l’acciaieria di Taranto.
Landini fa gli interessi dei poco più di mille lavoratori dell’ILVA di Taranto. Il problema è che il programma del Movimento 5 Stelle prevede (non ‘prevedeva’: prevede) la chiusura dell’acciaieria di Taranto. Perché questa industria inquinantissima ha già causato danni gravissimi alla popolazione di Taranto. Il passato e il presente di questa città pugliese è piena di morti e di malati, vittime dell’inquinamento. In campagna elettorale i grillini si sono impegnati (si sono, non ‘si erano’) a fare chiudere l’acciaieria dell’ILVA di Taranto.
Con molta probabilità, si sono messi a trattare anche su questo tema, magari con i sindacati tradizionali che hanno sempre difeso le industrie (da lì gli arrivano gli iscritti). Mantenendo aperta l’ILVA di Taranto hanno salvato poco più di mille posti di lavoro, continuando, però, a rendere la vita impossibile a migliaia e migliaia di persone con l’inquinamento (almeno trenta volte i mille operai dell’ILVA ‘salvati’): per non parlare dei danni che l’ILVA continuerà a provocare all’ambiente.
Ricordiamo che gli indiani, diventati padroni-gestori dell’ILVA con il discutibile bando messo in piedi dal precedente Governo del PD – non danno alcuna garanzia in materia di tutela dell’ambiente.
In pratica, tanto per essere chiari, i grillini, con l’ILVA di Taranto – e con le migliaia di persone che vivono a Taranto, condannate ancora all’inquinamento – si sono comportati come Nello Musumeci con gli 8 mila disoccupati della Formazione professionale siciliana. Quest’ultimo, in campagna elettorale, si era impegnato a risolvere il loro problema: appena eletto li ha traditi.
La stessa cosa hanno fatto i grillini con i tarantini che volevano la chiusura dell’ILVA: si sono presi i loro voti e li hanno traditi.
Non si capisce che posizione hanno assunto i grillini sul CETA. Parliamo del contestato trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada. Qui non si tratta di essere contro o a favore, perché sia i grillini, sia i leghisti, in campagna elettorale, si sono pronunciati contro il CETA. E sono stati votati anche per questo no.
Cosa stanno facendo, adesso, i ‘capi’ di Movimento 5 Stelle e Lega? Stanno trattando con Bruxelles: noi diciamo sì al CETA – questo supponiamo sia il ragionamento di Di Maio e Salvini – e voi allargate i cordoni della borsa e ci date più soldi… Squallore politico allo stato puro!
La ‘filosofia’ che grillini e Lega stanno seguendo è completamente sbagliata. Perché con l’Unione Europea non si tratta: si va allo scontro e basta. Mandano gli ‘avvertimenti’? E a chi dovrebbero fare spaventare? Se l’attuale Governo cade per mano della UE è tutta gloria: e, tornando alle urne, sono tutti voti in più.
Andando a mediare, come grillini e leghisti hanno fatto per l’ILVA di Taranto, come stanno facendo con il CETA, come stanno facendo con la TAP (il gasdotto Trans-Adriatico che rischia di distruggere centinaia di oliveti in Puglia), l’attuale Governo potrà ottenere soldi dalla UE: ma saranno come i trenta denari di Giuda!
Il problema non riguarda tanto la Lega che, a parte un numero misero di ingenui che seguono Salvini, non ha grandi riscontri elettorali nel Mezzogiorno. Il problema riguarda il Movimento 5 Stelle che, con Di Maio, sta sciupando buona parte della credibilità acquisita in anni di battaglie sul territorio.
Avere ceduto sull’ILVA è un fatto gravissimo. Cedere sulla TAP sarebbe ancora più grave. I cittadini del Sud non hanno votato Movimento 5 Stelle per sottoscrivere le scelte del passato Governo. Ma fino ad oggi questo sta facendo Di Maio: sottoscrivere le scelte dei passati Governi a guida PD, provando a far credere che sono state ‘migliorate’.
Invece non è migliorato nulla: perché l’ILVA resta quello che è: una fonte di inquinamento che la grande maggioranza dei tarantini vuole vedere chiusa. Ed è per questo che il Sud, e in questo caso i tarantini, hanno votato in massa Movimento 5 Stelle.
Che fare, allora? Tornare indietro sull’ILVA e chiuderla. Punto. Anche perché questa acciaieria non si capisce a chi serve: quante industrie del Sud, oggi, lavorano l’acciaio di Taranto? Dieci? Cinque? Nemmeno una?
Poi ci vuole un bel “NO” alla TAP. E un altro “NO” al CETA. E un altro “NO” alla TAV, tanto per mettere in difficoltà la Lega. E uno scontro duro con l’Unione Europea dell’euro. Con la minaccia di uscire dalla moneta unica europea. Partendo dal presupposto che, se l’Italia lascia l’euro, l’Eurozona frana un minuto dopo. E’ l’Italia che oggi governa il gioco, non l’Unione Europea dell’euro che regge per scommessa.
Queste mosse politiche semplici, lineari restituirebbero la credibilità al Movimento 5 Stelle. Se non sarà così, ebbene, si accomodino pure a godersi i trenta denari…