L’aborto e la pessima notizia dall’Alabama 

Cronaca

La pessima notizia: «Una donna, Kay Ivey, governatrice dell’Alabama, ha firmato la legge contro l’aborto approvata ieri dal Senato dello Stato Usa. Al di fuori dei casi di un grave rischio per salute della donna o in caso di “anomalia letale” del feto, il provvedimento prevede il divieto assoluto di interrompere la gravidanza, anche nei casi di stupro e incesto. I medici che proveranno a praticare l’interruzione di gravidanza rischiano di essere condannati a 10 anni di carcere, che salgono a 99 anni nel caso in cui l’operazione vada a buon fine». Ottusità? Cattiveria? L’una e l’altra assieme? Sicuramente l’incapacità di mettersi nei panni di una donna che subisce violenza carnale. Un’altra donna, Madre Teresa, che sciocca non era e neppure cattiva, ebbe a dichiarare: “Sento che oggi il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. Perché se una madre può uccidere il proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me… “. Incapace anche lei di immaginare il tormento di una donna violentata che resta incinta. Ma se l’aborto è il delitto peggiore, significa che coloro che vi ricorrono sono le persone peggiori, le più crudeli, le più immorali. Eppure non sembra che i medici che praticano l’aborto, e le donne che abortiscono, siano le stesse persone che costruiscono armi sempre più devastanti, che alzano muri con filo spinato, che compiono omicidi, genocidi, stupri, che schiavizzano donne e bambini. Come mai?

La pratica che impedisce all’embrione di svilupparsi non si chiama omicidio, si chiama aborto, ma l’errore madornale di tutti coloro che sono contro l’aborto sempre, in ogni caso, è ignorare che all’origine dell’aborto non c’è l’odio e neppure il gusto malato di torturare e uccidere, e neppure l’indifferenza. Non si ricorre all’aborto per “uccidere” l’embrione, ma per evitare di avere un figlio che assolutamente non si vuole. Soprattutto nel caso di gravidanza a seguito di violenza carnale, l’aborto è una sorta di legittima difesa, pur essendo l’“aggressore”, innocente.

Renato Pierri