Un taxista meridionale trasferitosi nella città della speranza

Cronaca

Giovanni Leo, un uomo che autonomamente nel 1988 è partito da Brindisi per cercare una chance per migliorare la propria sorte, Milano lo ha accolto e stabilizzato economicamente 

di Monica Montanaro                                                        

Quella di Giovanni Leo è, per similitudine, la storia delle migliaia di persone anonime che dal profondo e desolato sud, terra che reclama e rivendica pane e lavoro, si trasferiscono nelle città più opulenti del Nord Italia, per migliorare il proprio tenore di vita, o più frequentemente per poter sopravvivere alla crisi economica imperversante ovunque, e, maggiormente, nelle regioni meridionali, rimaste ad uno stadio arretrato per quanto concerne lo sviluppo e lo spirito d’intraprendenza imprenditoriale, ma anche per la tendenza generale incline alla corruzione che inquina la genuinità di quelle terre arcaiche.

Dunque, Giovanni Leo, oggi alle soglie dei 55 anni, circa 31 anni addietro ha deciso di avventurarsi, partendo da Brindisi, in Puglia, diretto nella città sognata ed ambita di Milano, avendo reperito un’occasione di lavoro come cameriere presso un hotel del luogo, grazie alla conoscenza e all’aiuto del direttore dello stesso, il quale, magnanimamente, gli offri tale opportunità lavorativa. Ma ben presto, Leo si accorge di non riuscire, in seguito all’assunzione del vincolo matrimoniale, stretto con una donna della sua città natale, Brindisi, non tradendo il detto popolare, ‘moglie e buoi dei paesi tuoi’, a condurre una vita serena, avendo estreme difficoltà nella gestione del ménage familiare.

     Pertanto, anche in questa occasione, grazie all’intervento di un conoscente, che gli offre un’idea di un nuovo lavoro, ossia, comprare una licenza per guidare il taxi, il giovane brindisino riesce a rimanere a galla. Leo accetta con favore, e dopo l’iter obbligatorio preliminare rispetto all’acquisizione della licenza da taxista, che ha comportato il superamento di un’esame, e, soprattutto, il pagamento esoso dell’acquisto della suddetta licenza, elemento gravoso che ha pesato sulle spalle di Giovanni Leo, in quanto egli ha dovuto fare enormi sacrifici e rivolgersi alla banche, restie, come è noto,  a concedere facilmente prestiti senza garanzie certe a supporto.

Dopo aver acquisito l’uso legale della licenza, precisamente 17 anni fa nell’anno 2002, Leo intraprende la sua attività di taxista, svolgendo prevalentemente il turno notturno, che gli consente di avere del “tempo libero durante la giornata”, operando come libero professionista, associato ad una impresa di radio taxi, nella città metropolitana di Milano, che offre maggiori margini di guadagno, poiché al suo interno circolano ed affluiscono notevoli flussi di denaro, essendo Milano ‘la città da bere’, che ospita il grande evento della moda, le industrie più importanti a livello internazionale, insomma, la locomotiva economica dell’Italia intera. Il signor Leo riferisce che questo lavoro, gli permette di condurre una “vita tranquilla con la sua famiglia”, dichiara: “non sono ricco, però riesco a pagare tutte le spese e vivere tutto sommato bene”, nonostante gli ultimi anni abbiano subito una flessione rispetto agli introiti assumibili nel passato, poiché oltre il fattore della crisi economica, attualmente, ha inciso negativamente, una dura concorrenza nel settore, dovuta alla presenza nel territorio di Milano dei car sharing, dei taxi abusivi, e, naturalmente, della nota competizione con l’azienda straniera Uber.

Il signor Leo ha dovuto attraversare momenti duri ed impegnativi, facendo la gavetta nel periodo iniziale, poiché nonostante l’aiuto dell’amico direttore di albergo, il quale gli offrì inizialmente l’opportunità di lavorare come cameriere e un alloggio sicuro, ben presto, accantonò quel lavoro e dovette sobbarcarsi il compito di andare in giro per la città di Milano alla ricerca di nuove occasioni di lavoro, confidando solamente nella sua onestà di uomo e lavoratore, una condizione alquanto frustrante. Successivamente, grazie all’idea brillante di un suo conoscente, decise di intraprendere l’attività, che attualmente continua a svolgere, ma, poiché inizialmente abitava in un appartamento in affitto, ha dovuto affrontare momenti di profonda crisi, in quanto il canone d affitto era abbastanza alto, i guadagni residui erano troppo esigui per poter condurre un tenore di vita sereno, soprattutto dopo aver contratto matrimonio.

Soltanto dopo l’acquisto della licenza, progressivamente, percependosi autonomo, “da non dover chiedere niente a nessuno”, ha confidato Leo, egli ha cominciato ha raggranellare degli utili sempre più corposi, da potergli permettere di acquistare un’abitazione di proprietà, non collocata nel centro di Milano, ma, comunque a pochi minuti dal Duomo del capoluogo lombardo, certo, sobbarcandosi il pagamento del mutuo, che attualmente continua a pagare, però almeno: “vivo in una casa mia, ho una licenza mia” e la vita ha cominciato a sorridere all’intraprendente meridionale.

Giovanni Leo, oltre l’arduo lavoro quotidiano, coltiva svariati interessi, come la passione per la chitarra, e pratica diversi tipologie di sport, dal nuoto in piscina, al footing, al ciclismo, a livello di semplice amatore. Proprio la bicicletta ha rappresentato la sua valvola di sfogo, la sua salvezza e la sua liberazione da una realtà opprimente e condizionante. Giovanni Leo, un brindisino che sta portando avanti la sua impresa, ha deciso di realizzare un suo sogno, e cioè quello di percorrere da solo, in bicicletta la via Francigena, partendo da Milano, città in cui vive e lavora da qualche anno. Sul suo profilo Facebook mostra felice il suo percorso, con annesse foto dei luoghi che attraverso la via Francigena incontra. Il suo percorso della via Francigena prevede partenza da Milano per arrivare a Brindisi, soltanto che fino a Roma il percorso è sicuro e sempre percorribile su piste ciclabili, da Roma in poi diventa più pericolosa in quanto spesso il percorso costringe a viaggiare su strade provinciali ad alto flusso di traffico. L’ultima audace e temeraria impresa alla guida della sua fedele bicicletta, Giovanni Leo l’ha realizzata lo scorso mese, è partito il 26 aprile da Milano percorrendo le seguenti tappe: Pavia; il 27 aprile percorsi 112 km di strada, dalla Certosa di Pavia fino a Fiorenzuola D’Arda, passando per la città di Pavia e Piacenza; 28 aprile, percorsi altri 93 km, partendo da Fiorenzuola e arrivo a Cassio, per proseguire fino a Passo della Cisa; 29 aprile, percorsi 81 km fino a Sarzana, passando da Pontremoli e Aulla, e via proseguendo verso il mare, tappa per tappa, pedalando verso un destino lucente… Inoltre, “da uomo seguo il calcio”, confida lo stesso Leo, e “leggo molti libri durante l’orario di servizio”, in attesa delle anelate chiamate, avendo sottoscritto una tessera presso la biblioteca cittadina. Dunque, il suo stipendio è abbastanza lauto da potergli garantire tale stile di vita sano. Quando risponde alla domanda inerente alla sua famiglia, il signor Leo si rincuora, racconta di far parte di una bella famiglia in cui intercorre un buon rapporto reciproco, composta da quattro persone, compreso lui, una moglie e due figli, un maschio e una femmina, “ragazzi normalissimi” –  ha riferito Leo -, il ragazzo ha già reperito un lavoro e la ragazza frequenta l’accademia di danza, “i miei figli mi ha hanno dato delle belle soddisfazioni” – ha concluso emozionato Leo -.  

Alla domanda rivoltagli concernente il tema della nostalgia per la sua terra natia, e del rimorso per essersi distaccato dai propri cari, dagli amici della sua infanzia, dalle abitudini acquisite negli anni giovanili di vita, il signor Leo, dichiara: “Quando sono partito da Brindisi per andare a Milano avevo 23 anni, ero pieno di entusiasmo per il fatto di approdare in una grande e rinomata città del nord, non ho avvertito inizialmente il distacco dalla mia terra e dai miei affetti, perché avevo l’idea e il progetto di non stabilirmi permanentemente, non potevo immaginare che mi sarei sistemato economicamente e realizzato come persona. Poi, man mano, ho cominciato a inserirmi nel mondo del lavoro e in quello sociale, e il distacco definitivo è arrivato dopo, quando già mi ero abituato allo stile di vita milanese”. Leo, in merito al risvolto negativo, relativo alla condizione di un uomo del sud che si trasferisce al nord, una realtà più moderna e dai costumi più libertini, in riferimento al pullulare degli stereotipi e ai pregiudizi che circolano sui meridionali, riferisce: “Non ho mai subito atti discriminatori nei miei confronti, neanche nei primi tempi, gli anni Ottanta”, – in cui vi era maggiore ritrosia nel rapportarsi ai meridionali definiti sovente col termine spregiativo di “terroni”,  –  nessuno mi ha mai offeso apertamente, forse per scherzo mi hanno chiamato terrone, ho imparato a stare al mondo e la gente mi rispetta, io mi sono sempre adeguato in ogni posto e con qualunque persona, facendomi conoscere per quello che sono, quindi, essendo una persona onesta non ho mai avuto timore di non essere accettato” – ha ribadito fiero Giovanni Leo.

Dunque, Giovanni Leo, un meridionale  felicemente ‘milanesizzato’, a tal punto che egli ha comunicato il proposito fermo di  rimanere nell’accattivante città di Milano, e di non avere alcuna intenzione di rientrare a Brindisi, in Puglia, ad eccezione, esclusivamente per il rito delle vacanze. Il suo progetto è quello di proseguire lo stile di vita che attualmente conduce, e di far vivere serenamente la sua famiglia, pur nella constatazione quotidiana che intorno a lui vi sono” molti altri meridionali che qui si sono arricchiti molto più di me”.

Leo, in conclusione, ha riferito con leggera ironia: “Milano è una città bellissima da vivere, perché offre molto, ma al contempo ti può togliere tutto a causa delle mille tentazioni che una metropoli ti pone dinanzi”.