Guardia di Finanza e sindacati, dov’era la sovversione?

Cultura & Società

La pubblicazione del libro di Claudio Madricardo: «Democrazia in divisa. Il ’68 del Movimento dei Finanzieri Democratici», ci spinge a riepilogare quegli eventi, che iniziarono nel lontano 1976, quando a Marghera, un gruppo di cittadini in divisa, dipendenti della Guardia di Finanza, ritenendo di dovere e potere esercitare i diritti che la Costituzione garantiva e garantisce a tutti i cittadini, in divisa e non, decisero di costituirsi in comitato prima, ed in associazione poi. Per portare avanti, sempre nella più completa legalità, un progetto di politica istituzionale, del tutto apartitico, al fine di ottenere anche per i corpi di polizia italiani quello status civile ma militarmente organizzato, che persino la dittatura di Francisco Franco aveva concesso alla sua Guardia Civil in Spagna. Con la possibilità, anche se ancora militari, di organizzarsi in sindacati, così come era dappertutto, tranne negli Stati Uniti e nell’Unione Sovietica.

I militari dei paesi europei, Gran Bretagna, Francia, Germania, per ultima dagli anni Sessanta, e così via, avevano tutti il loro sindacato.

A noi che iniziammo quella impresa in quel contesto parve non certo criminale un tale progetto: aprire democraticamente un discorso al fine di vedere se fosse o meno opportuno modificare alcune leggi in vigore, onde, semplicemente, equipararci agli altri paesi europei , inclusa, ripeto, la Spagna franchista.

Le gerarchie della Guardia di Finanza risposero subito in un solo modo: la repressione più completa, usando non solo l’arma della denuncia penale, che fu usata con assoluta abbondanza (abbiamo avuto più denunce delle Brigate Rosse, un vero record, anzi due, quello delle assoluzioni, tutte), e non solo la sanzione disciplinare, che, comunque, rischiava, e avvenne, di essere annullata in sede di ricorso ai TAR, ma la più inattaccabile arma del trasferimento e della valutazione caratteristica, dove una normativa che a nostro parere sarebbe da rifare, concedeva, nella sostanza,  tutto il potere discrezionale ai vari Comandi.

A sostenere questa nostra battaglia in maniera autentica furono solo in due: il Partito Radicale, a cui abbiamo sempre dato atto, e diamo atto di ciò, ed il giornale Nuova Polizia del compianto Franco Fedeli, amico autentico. Dagli altri, tutt’al più, nel corso degli anni, promesse, con una precisazione: le nostre organizzazioni non ritengono di dovere entrare in contrasto con il Comando Generale. Ma cosa faceva il Comando Generale? Denunziava alla magistratura sempre e comunque tutto e tutti, relativamente al nostro Movimento, nonostante le sistematiche assoluzioni o archiviazioni, quindi senza nessuna prova di reato. Per questo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha reso legittimi i sindacati militari, ci ha piacevolmente colti di sorpresa. Non eravamo noi i sovversivi. Sovversione è volere vietare ai cittadini l’esercizio dei loro diritti. Vedremo se non sia il caso, ovvero se ci saranno i presupposti tecnico-giuridici, di cambiare la nostra sigla, da Movimento dei Finanzieri Democratici a Sindacato dei Finanzieri Democratici.

Vincenzo Cerceo