Il cambiamento climatico impatterà sui mercati azionari?

Ambiente & Turismo

Durante le ultime vacanze di Pasqua, a Londra, si è venuta a creare un situazione quasi paradossale. Mentre molti in città godevano delle inaspettate temperature nei parchi e nei giardini (è stato il fine settimana di Pasqua più caldo che si ricordi, in quello che per adesso è uno degli anni più caldi che si ricordi), migliaia di persone occupavano le vie del centro con rivendicazioni piuttosto radicali contro il cambiamento climatico. Il dibattito sul tema ha recentemente preso piede anche in Italia e in altri Paesi europei, in America l’ala sinistra del Partito Democratico ha lanciato il “Green New Deal”, mentre i sondaggi per le prossime elezioni europee danno i partiti verdi in forte ascesa un po’ ovunque. Nel frattempo la questione climatica sembra aver rilanciato un tema di confronto-scontro generazionale. Quella del cambiamento climatico si appresta a diventare una delle questioni potenzialmente più divisive dei prossimi anni.

Per tutte queste ragioni ritengo utile cominciare a ragionare su quale potrebbe essere l’impatto sui mercati finanziari. Ma prima è importante una precisazione: non credo che polarizzare eccessivamente il discorso con posizioni estreme, chiudendo gli occhi sulla complessità del tema e sulle controversie – anche emotive e generazionali – che porta con sé, sia particolarmente utile ai fini del nostro ragionamento. Allo stesso tempo non intendo puntare il dito contro questo o quello stile di vita: mi piace pensare all’inquinamento come a un esito non intenzionale (un’esternalità negativa) delle attività umane (della società). La responsabilità ultima è quindi collettiva (politica) e non individuale, fermo restando che ognuno può adottare gli stili di vita più conformi alla propria sensibilità.

Fatte queste dovute precisazioni, assumiamo che il cambiamento climatico esista e sia causato dall’uomo (non tutti sono d’accordo ma la maggior parte della comunità scientifica è concorde su questo punto). Ci immaginiamo quindi che nel lungo periodo la transizione climatica possa pesare sulla profittabilità delle aziende in molti modi: maggiori costi di produzione, maggiore regolamentazione. Probabilmente, come in ogni transizione, emergeranno dei vincitori e delle nuove tecnologie, ma le aziende che riempiono oggi i nostri indici saranno probabilmente destinate nei prossimi anni a vivere il cambiamento climatico come un costo.

Quanto sono lungimiranti i mercati azionari?

Ovviamente si tratta di trend lontani nel futuro. Ma ciò offre uno spunto per una riflessione interessante. Quanto lontano nel futuro si estende la valutazione dei mercati finanziari? In altre parole, a oggi fino a che punto il prezzo del cambiamento climatico è incluso nel valutazioni di mercato? Per rispondere a queste domande propongo un esperimento. Il valore di un asset finanziario, semplificando, equivale al valore attuale dei rendimenti che esso è in grado di generare: per le obbligazioni la cedola, per le azioni i dividendi. Il problema è che nessuno conosce con esattezza né il valore futuro né il valore attuale di questi rendimenti.

Facciamo un esempio: poniamo che un’azione paghi ogni anno intorno al 3,5% del suo valore in dividendi (più o meno questa è la media di quanto paga un’azione a livello globale). Questo vuol dire che se il valore dei dividendi non cambia, il prezzo dell’azione viene rifinanziato completamente in 29 anni (senza peraltro perdere l’azione alla fine del periodo). Si è detto però valore attuale e non valore futuro: il dividendo pagato tra 29 anni non può avere lo stesso valore del dividendo pagato oggi. Immaginate di dover scegliere tra ricevere 1.000 euro oggi o 1.100 euro tra 30 anni. Cosa scegliereste?