Libia. 27mila sfollati a Tripoli

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Libia. 27mila sfollati a tripoli. Unicef, 1.800 bambini a rischio

Secondo i dati dall’Onu è salito a 27mila il numero degli sfollati dall’inizio degli scontri armati a Tripoli e dintorni. E’ stato anche lanciato un allarme dal direttore generale dell’Unicef e del Rappresentante speciale del
Segretario dell’Onu per i bambini ed i conflitti armati: circa 1.800 bambini hanno urgente bisogno di essere evacuati dalle zone in prima linea di combattimento in Libia, mentre altri 7.300 sono già stati sfollati dalle loro case a causa delle violenze: nel complesso sono circa 500mila i bambini colpiti finora in tutta la parte occidentale del Paese.

L’ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) in Libia ha fatto sapere che sono saliti a 27mila gli sfollati a causa dei combattimenti. L’Onu invita inoltre a “porre fine al conflitto” e a “rispettare le regole della guerra”. L’inviato speciale per la Libia delle Nazioni unite, Ghassan Salamè, avverte del rischio di una “conflagrazione che si allarga”, affermando che il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar, sia stato “incoraggiato” dalla divisione internazionale nella decisione di lanciare l’offensiva su Tripoli. Per ora, ha aggiunto Salamè in un’intervista ad AFP, c’è uno “stallo” a sud della capitale tra le forze di Haftar e quelle del governo riconosciuto a livello internazionale, guidato dal premier Fayez al-Serraj.

“Quasi 1.800 bambini sono tra i civili che hanno urgente bisogno di essere evacuati dalle zone in prima linea di combattimento” in Libia, “mentre 7.300 bambini sono già stati sfollati dalle loro case a causa delle violenze. Si stima che circa 500mila bambini siano stati colpiti dalla violenza in tutta la Libia occidentale”. Lo hanno dichiarato Henrietta Fore, direttrice generale dell’Unicef, e Virginia Gamba, rappresentante speciale del segretario generale per i bambini e i conflitti armati. “Un numero crescente di bambini è a rischio imminente di ferite o morte a causa dell’escalation dei combattimenti – i peggiori degli ultimi anni – a Tripoli e dintorni”, hanno sottolineato. Inoltre, ricordano “a tutte le parti in guerra in Libia l’obbligo di proteggere i bambini in ogni momento, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Uccidere, ferire e reclutare bambini, gli attacchi su strutture scolastiche, mediche e idriche sono tutte gravi violazioni dei diritti dei bambini e devono cessare immediatamente. Devono essere messe in atto misure di prevenzione per proteggere meglio i bambini, in linea con la risoluzione 2427 del Consiglio di sicurezza”.

Fore e Gamba “esortano inoltre a un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli per tutti i bambini bisognosi e ad un cessate il fuoco per consentire ai civili di lasciare in sicurezza le aree in conflitto. I bambini intrappolati nelle zone di conflitto rischiano di finire il cibo e di perdere l’accesso alle cure mediche. Non potendo lasciare queste zone, non possono cercare protezione o assistenza in tutta sicurezza”. La violenza ha anche messo in grave pericolo i quasi mille bambini rifugiati e migranti tenuti nei centri di detenzione, sottolineano, chiedendo che siano immediatamente rilasciati e dotati di un rifugio sicuro fino a quando le loro richieste di asilo potranno essere esaminate o potranno ottenere assistenza per un rimpatrio sicuro con le loro famiglie.

“Il principio del non respingimento deve essere rispettato. I minorenni non accompagnati, molti dei quali sono in transito nel paese, sono a rischio di gravi violazioni, tra cui il reclutamento, la violenza sessuale o il rapimento”, affermano. I combattimenti stanno anche privando i bambini del loro diritto all’istruzione. L’anno scolastico è stato sospeso in tutte le scuole nelle zone colpite dal conflitto, e sette scuole stanno attualmente ospitando famiglie sfollate. Un recente attacco a un magazzino scolastico ha distrutto 5 milioni di libri di testo e i risultati degli esami scolastici nazionali. La Libia ha sofferto per più di sette anni di conflitto persistente che ha lasciato almeno 820mila persone, tra cui circa 250mila bambini, nel disperato bisogno di assistenza umanitaria e la situazione si sta nuovamente deteriorando. “Per il loro bene, e per il futuro del paese, i combattimenti devono cessare”, scrivono Fore e Gamba.