Una scelta di campo

Politica & Diritti

In occasione del Congresso fondativo del 6 e 7 aprile scorso, ho deciso di aderire ad Articolo 1.

Non posso rassegnarmi, noi non dobbiamo rassegnarci, all’egemonia della Destra.

Al contrario, dobbiamo essere parte del percorso di ricostruzione di una Sinistra capace di interpretare l’interesse del Paese, recuperando in pieno i suoi valori fondanti: la lotta per il lavoro sicuro stabile, l’uguaglianza, la solidarietà, le battaglie per i diritti, la difesa dell’ambiente, la valorizzazione dei beni comuni, la pace.

L’errore principale degli ultimi anni, gli anni della crisi, è stato la sostanziale accettazione del neoliberismo da parte del campo socialista e socialdemocratico europeo. Per ripartire, serve archiviare definitivamente questa stagione di subalternità e proporre un nuovo pensiero di sinistra.

C’è una nuova Destra che avanza. La Sinistra non si è fatta trovare – al momento del bisogno – nei luoghi del suo radicamento storico: nelle periferie, tra i precari, tra i più deboli, tra i più giovani. Così ha finito per essere sempre più elitaria, per essere attrattiva solo tra i ceti benestanti ed intellettuali.

E’ stato un errore storico da parte del PD, oltre ad aver governato per cinque lunghi anni con l’acritica accettazione dei dettami del neo liberismo imperante, l’aver favorito la nascita del Governo Lega – M5S.

E proprio per questo il nostro ruolo deve essere quello di lavorare con ostinazione per rompere questa saldatura e riaprire il gioco democratico.

Salvini è riuscito a connettere  la grave crisi sociale che c’è nel Paese con il complesso tema dell’immigrazione.

Ha semplificato il messaggio in modo rozzo, parlando alla pancia della gente, ma efficace: gli italiani stanno male, ci sono troppi immigrati, dobbiamo mandarli a casa.

È un ragionamento falso e approssimativo, ma ha prodotto un effetto reale nell’Italia più profonda. Noi non possiamo non vederlo o sottovalutarlo.

Se non vogliamo essere travolti, noi dobbiamo, da Sinistra, dare una risposta alle paure che ci sono e sono state irresponsabilmente diffuse a piene mani.

Occorre quindi costruire un’alternativa. È questo il nostro obiettivo principale.

Occorre mettere insieme un campo di forze, fuori e dentro i partiti, che condividano un’altra idea dell’Italia. Un’idea fondata sulla centralità del lavoro come valore irrinunciabile della cittadinanza, come si sta facendo ad esempio in questi giorni  in Olanda, sulla lotta contro le disuguaglianze, sulla valorizzazione della sanità e della scuola pubblica come leve insostituibili per la costruzione di una società giusta, sulla progressività fiscale come asse per la redistribuzione della ricchezza, sullo sviluppo sostenibile. Un’idea – come si vede – che si richiama esplicitamente ai principi fondamentali della nostra Costituzione e che appunto per questo ci aiuta a costruire il campo largo dell’alternativa.

Il campo dell’alternativa e per la costruzione di una nuova Sinistra è ricco in Italia, come in Puglia.

Ci sono tante energie fuori dai partiti, fuori dal Parlamento e fuori dal Consiglio Regionale che dobbiamo mettere assieme. Penso al movimento ecologista che si è battuto e si batte contro le trivelle e per la decarbonizzazione, agli studenti, alle tante donne che si sono mobilitate in modo straordinario, anche qui, contro il risorgere dell’idea patriarcale della famiglia e contro ipotesi arretrate di riscrittura del diritto di famiglia stesso.

Il Partito Socialista Europeo è parte della crisi strutturale della Sinistra ed ha molte responsabilità – lo ripeto – sulla difficile stagione europea di questi anni.  Tuttavia,  esso resta l’unica barriera politica contro lo sfondamento della Destra di Le Pen e di Salvini nel Parlamento europeo.

Perciò condivido la scelta di Articolo 1 di non frammentare ulteriormente il campo del Centrosinistra con la presentazione di una propria lista autonoma che inevitabilmente rischierebbe di sprecare voti per il mancato raggiungimento del quorum del quattro per cento.

Con questa scelta, tra l’altro, ha interpretato al meglio quella domanda di unità che è fortemente presente tra gli elettori del nostro campo.

Ma condivido anche la piena autonomia del progetto politico di Articolo 1 e prendo atto che “nessuno vuole tornare indietro”, come ha affermato il compagno Roberto Speranza.

Anzi, con questo Congresso Articolo 1 guarda decisamente avanti e diventa un soggetto compiuto  con le sue regole, i suoi organismi e la sua agenda.

E’ una scelta coraggiosa ed io, insieme a molti compagni e molte compagne pugliesi, abbiamo accettato questa sfida, lo riteniamo un investimento per il futuro, che mette in primo piano lo sforzo per ricostruire, a Sinistra, in Italia e in Puglia, quello spirito unitario che è suo patrimonio storico, che oggi risulta offuscato da tanti (troppi!) piccoli protagonismi, ma che invece rappresenta l’unica strada che può creare una reale alternativa a questo Governo.

Questo ci chiede il popolo, una Sinistra unita, di cambiamento e di governo.

Mino Borraccino

Assessore allo Sviluppo Economico

Regione Puglia