L’Italia dovrebbe ritirare le proprie truppe dalla Libia

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In Libia regna l’incertezza dopo il ritiro del contingente USA. L’Italia

Dopo l’attacco mosso a Tripoli dalle truppe del generale Haftar, la situazione in Libia è molto incerta. Anche perché vi sono alcune milizie che si muovono in base a quanto avviene sul campo di battaglia. Intanto gli USA hanno evacuato le forze speciali presenti in loco.

Per fare chiarezza nell’intricato quadro libico, l’agenzia Nova ha intervistato l’analista Umberto Profazio, dell’International Institute for Strategic Studies e della Nato Defence College Foundation.

Questo è quanto scrive l’agenzia Nova:

Fonti vicine alla Difesa “negano categoricamente” le notizie sul presunto avvio del ritiro dei militari italiani da Misurata, diffuse su alcuni profili Twitter e sulla stampa locale. “I nostri militari continuano a operare”, riferiscono le fonti ad “Agenzia Nova”. Secondo Profazio, tuttavia, sul ritiro dei militari italiani da Misurata “siamo gia’ abbastanza in ritardo”. “Gia’ nei mesi scorsi, tra dicembre e gennaio, alcune fazioni dell’Lna stavano cercando si sfondare a Sirte. Gia’ allora si pensava che l’ospedale da campo di Misurata con la presenza di militari italiani fosse a rischio. Oggi lo e’ a maggior ragione a seguito dell’evacuazione delle forze speciali statunitensi: se lo hanno fatto loro, credo che gli italiani debbano tenere in considerazione questa mossa che e’ stata decisa da Washington”, ha spiegato l’analista.

L’Italia e’ presente in Libia con la missione di assistenza e supporto (Miasit), “tesa a fornire assistenza e supporto al governo di accordo nazionale libico ed e’ frutto della riconfigurazione, in un unico dispositivo, delle attivita’ di supporto sanitario e umanitario previste dall’Operazione Ippocrate e di alcuni compiti di supporto tecnico-manutentivo a favore della Guardia costiera libica rientranti nell’operazione Mare Sicuro”, secondo quanto si legge sul sito internet del ministero della Difesa.

“La missione, che ha avuto inizio a gennaio 2018, ha l’obiettivo di rendere l’azione di assistenza e supporto in Libia maggiormente incisiva ed efficace, sostenendo le autorita’ libiche nell’azione di pacificazione e stabilizzazione del Paese e nel rafforzamento delle attivita’ di controllo e contrasto dell’immigrazione illegale, dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, in armonia con le linee di intervento decise dalle Nazioni Unite”.”Sappiamo che ci sono alcune forze dentro Zintan che appoggiamo fortemente il Governo di accordo nazionale, tra queste sicuramente le Forze delle operazioni speciali di Emad Trabelsi. D’altra parte il Consiglio militare rivoluzionario di Zintan e’ considerato vicino ad Haftar. Lo stesso Trabelsi era considerato vicino ad Haftar, fino a quando la battaglia di Tripoli di agosto-settembre ha favorito la sua entrata nella capitale. Stiamo parlando di milizie che cambiano bandiera continuamente e in base agli sviluppi sul terreno”, ha aggiunto l’analista, sottolineando che lo stesso discorso di Zintan vale anche per Misurata. “Alcune fazioni vogliono appoggiare il governo di accordo nazionale, mentre altre vogliono invece sostenere (l’ex premier Khalifa) Ghweil. Il ministro dell’Interno (Fathi) Bahsaga (originario proprio di Misurata) qualche settimana fa aveva fatto un’importante apertura verso Haftar, dando il benvenuto alle operazioni nel sud della Libia come necessarie dal punto di vista nazionale nel rimuovere le organizzazioni criminali e i gruppi terroristici. Questo fa capire come anche dentro Misurata ci siano divisioni”, ha concluso Profazio.