La partita della Flat tax e i suoi risvolti strategici

Politica & Diritti

 Nino Galloni.

Rispetto a questo reddito di cittadinanza e alla quota 100, la partita della flat tax (e, comunque, di una consistente riduzione della pressione fiscale) appare molto più ampia e complessa.
Prima di tutto occorre pensare a una riduzione della pressione fiscale ma non del gettito.
Diversamente, cadremmo nella trappola del taglio della spesa pubblica che determina un peggioramento delle condizioni della classe media (infatti, in tal caso, la privatizzazione dei servizi più importanti porta a spese delle famiglie superiori ai risparmi tributari).
Perché il gettito non diminuisca occorre, finalmente, poter distinguere chi evade le tasse perché è un criminale e chi le evade perché se no chiude l’azienda:  per capire questo punto – che è propedeutico ad ogni riforma – occorre che il territorio sia presidiato non solo da polizie e carabinieri ma anche da servizi sociali orientati a stare veramente vicini ai cittadini in difficoltà e alle imprese.
Ma, per ottenere questo, occorre assumere svariate centinaia di migliaia di giovani neolaureati e ben formati che solo la introduzione di mezzi monetari paralleli (all’euro) e sovrani, non a debito, può consentire.
Una seconda precondizione alla riduzione dell’evasione fiscale è la disponibilità delle banche a fornire credito alle imprese che escono dal sommerso: infatti le imprese devono effettuare pagamenti a breve mentre incassano a medio termine e, senza la collaborazione delle banche, non ce la possono fare ovvero ricorrono a tutti i mezzi per evitare pagamenti fiscali di varia natura.
Fatte queste due premesse, la riduzione della pressione fiscale dovrebbe essere consistente; ma per evitare la incostituzionalità della flat tax occorre che la progressività dell’imposta sia mantenuta grazie ad un sistema rivoluzionato di detrazioni e deduzioni.
Ciò porterebbe a due conseguenze: chi non raggiunge il reddito minimo ovvero il reddito corrispondente all’aliquota più bassa (nell’ipotesi che l’aliquota non sia unica come nell’originaria proposta di Armando Siri) dovrebbe ricevere un credito di imposta magari in voucher per servizi e prestazioni, buoni spesa ecc.
La seconda conseguenza è che bisognerebbe mettere mano anche alla imposizione indiretta combinando una forte riduzione dell’IVA (anche al 10%) con meccanismi di recupero dell’evasione soprattutto consentendo la deduzione degli acquisti familiari almeno al 50% (magari con dei tetti ragionevoli).
Ma, per assicurarsi la tenuta del sistema finanziario anche in caso di scenari non troppo favorevoli, la necessità di introdurre mezzi monetari non a debito e paralleli all’euro (quindi non ostacolati dall’articolo 128 del Trattato di Lisbona) appare evidente.
Dobbiamo ridurre la pressione fiscale, ma per salvaguardare il gettito ed evitare l’aumento del debito pubblico dobbiamo altresì rassegnarci a due esigenze tra loro collegate: sbloccare le assunzioni di giovani nella pubblica amministrazione e introdurre una qualche forma di moneta parallela.
Nino Galloni