Si può fare informazione libera prendendo i soldi dal potere?

Politica & Diritti

Angelo Forgia

Ce lo chiediamo alla luce dei 200 milioni di euro all’anno (quasi 400 miliardi di vecchia lire!) che lo Stato spartiva ai mezzi di informazione. Somma dimezzata  dal Governo nazionale e che dovrebbe essere eliminata. Oltre 10 milioni di euro all’anno a Radio Radicale. Soldi a man bassa a giornali che in edicola si vendono sempre di meno

E’ in corso una campagna un po’ ridicola, se non grottesca, per consentire ad alcuni giornali italiani di mantenere i ricchi contributi diretti dello Stato e – per altro verso – per consentire ai grandi quotidiani italiani di mantenere i contributi, in questo caso indiretti, dello Stato.
I conti in tasca ai giornali italiani – cosa che non era mai stata fatta prima e di questo va dato merito al Movimento 5 Stelle – li ha fatti, in particolare, il sottosegretario grillino, Vito Crimi. Che ha scoperto – e questo è veramente un dato incredibile! – che per i contributi a fondo perduto all’informazione ‘libera’ (soprattutto ‘libera’…) lo Stato pagava circa 200 milioni di euro all’anno!

Abbiamo scritto “pagava” perché, da quest’anno, sono stati dimezzati e spariranno il prossimo anno, ad eccezione della stampa speciale per ipovedenti e non vedenti. In realtà, il Movimento 5 Stelle si era impegnato ad abolirli subito: ma il dimezzamento e l’eliminazione per il prossimo anno va bene lo stesso.
L’idea di avere perso questa ‘mangiatoia’ sta facendo impazzire molti tra i titolari di questi giornali, che si erano abituati a fare ‘informazione’ con il denaro pubblico.
La cosa veramente incredibile di questa storia è che alcuni di questi mezzi d’informazione sono schierati in favore dell’attuale Europa dell’euro ultraliberista: in accordo con questo credo appoggiano le politiche economiche del rigore dell’Unione Europea, hanno plaudito alla Commissione Europea che ha ridotto all’attuale Governo italiano la possibilità di incrementare il finanziamento del nostro Paese a debito (avendo perso la potestà monetaria l’Italia, ormai, dipende da chi controlla la moneta unica europea per il proprio fabbisogno monetario), però il rigore deve essere applicato agli altri: loro, i titolari di alcuni giornali italiani foraggiati con i fondi pubblici, di rigore economico non vogliono sentir parlare: loro i soldi pubblici li vogliono, eccome!

Il caso più eclatante di questa spartizione di fondi pubblici non ai mezzi di informazione, ma ad alcuni mezzi d’informazione è rappresentato da Radio Radicale, che ogni anno si portava a casa oltre 11 milioni di euro! Il dimezzamento della somma – e la prospettiva della fine della pacchia – sta mandando in tilt i protagonisti di questa Radio. Ed è anche logico: quando si va avanti senza confrontarsi non soltanto con il mercato pubblicitario in grande crisi, ma anche con il ‘mercato’ rappresentato dal pubblico, incassando, ogni anno, una barca a di soldi pubblici, fare informazione ‘libera’ è molto, ma molto comodo…

Tragicomiche le spiegazioni ‘dotte’ e ‘democratiche’ addotte dai protagonisti di Radio Radicale per giustificare l’enorme contributo pubblico che ‘inghiottono’ ogni anno.
Radio Radicale – così hanno deciso gli stessi protagonisti di questa esperienza – è un “servizio pubblico” perché mette a disposizione le dirette dalla Camera dei deputati, dal Senato e dai Tribunali. Ma ammesso e non concesso che questo poteva andare bene prima dell’avvento della rete, oggi, con la rete che bisogno c’è dei microfoni di Radio Radicale?
Di questo si potrebbero occupare gli uffici stampa di Camera e Senato e gli uffici stampa – magari da istituire creando tanti posti di lavoro per giornalisti disoccupati – dei Tribunali italiani. Si risparmierebbero un sacco di soldi e si creerebbero tanti posti di lavoro.

Ma vediamo come vengono ripartiti questi fondi. I dati sono stati riportati da Money.it.
Il giornale più finanziato è Avvenire con quasi 6 milioni di euro all’anno, sede legale a Milano.
Segue Italia Oggi con 4 milioni e 800 mila euro, sede legale a Milano.
A terzo posto troviamo Libero quotidiano con 3 milioni e 764 mila euro circa, sede legale a Milano.
Al quarto posto Il Manifesto con 3 milioni e 64 mila euro circa, sede a Roma.
Al quinto posto Il Quotidiano del Sud con 2 milioni e 245 mila euro circa, sede ad Avellino.
Al sesto posto il Corriere di Romagna, con 2 milioni e e 116 mila euro circa, sede a Rimini.
Al settimo posto Cronaca Qui.it con 2 milioni e 99 mila euro circa, sede a Torino.
All’ottavo posto Il Cittadino con un milione e 684 mila euro circa, sede a Milano.
Al nono posto Dolomiten (quotidiano in lingua tedesca dell’Alto Adige) con un milione e 600 mila euro circa.
Al decimo posto Primorski Dnevenik con un milione e 544 mila euro circa, sede a Trieste.
All’undicesimo posto Editoriale oggi con un milione e 514 mila euro circa, sede a Frosinone.
Al dodicesimo posto Cronache di con un finanziamento annuale di un milione e 365 mila euro circa (non conosciamo la sede).
Al tredicesimo posto il Quotidiano di Sicilia con un contributo annuo di un milione e 53 mila euro circa, con sede a Catania.
Al quattordicesimo posto Metropolis, con un contributo annuo di un milione e 40 mila euro, con sede a Castellammare di Stabia.
Al quindicesimo posto di nuovo Primorski Dnevenik, con un contributo annuo di un milione e poco meno di 33 mila euro.
Già questi 15 giornali, su un fondo di poco più di 50 milioni di euro, intercettano circa 34 milioni di euro.
Al sedicesimo posto troviamo Conquiste del lavoro con un contributo annuo di 970 mila euro: quotidiano della CISL con sede – supponiamo – a Roma.
Al diciassettesimo posto La Discussione, con un contributi annuo di 960 mila euro: era il giornale della Dc, fondato da Alcide De Gasperi, oggi non sappiamo (la sede dovrebbe essere a Roma).
Al diciottesimo posto c’è La Voce Nuova, con un contributo annuo di 914 mila euro circa (di questo giornale non sappiamo molto).
Al diciannovesimo posto c’è N Sudtiroler Tageszeitng, quotidiano del Tirolo, con un contributo annuo di 884 mila euro circa.
Al ventesimo posto troviamo America Oggi, quotidiano di lingua italiana edito negli Stati Uniti, con un contributo di 837 mila euro annui circa.
Al ventunesimo posto c’è il quotidiano Il Foglio, sede tra Roma e Milano, con un contributo annuo di circa 800 mila euro.
Al ventiduesimo posto c’è L’Opinione, quotidiano di orientamento liberale, sede a Roma, con un contributo di circa 761 mila euro.
Al ventitreesimo posto c’è Roma, quotidiano con sede a Napoli, con un contributo annuo di 718 mila euro circa.
Al ventiquattresimo posto c’è il Corriere di Como, con sede a Como, con un contributo annuo di 667 mila euro circa.
Al venticinquesimo posto c’è Voce di Mantova, con sede a Mantova, con un contributo annuo di 662 mila euro circa.
Al ventiseiesimo posto c’è A.R.E.A. (del quale non sappiamo molto) con un contributo annuo di 640 mila euro circa.
Al ventisettesimo posto c’è Il Secolo d’Italia, quotidiano vicino alla destra, sede a Roma, con un contributo annuo di 639 mila euro.
Al ventottesimo posto c’è La Voce del Popolo, che dovrebbe essere un quotidiano croato in lingua italiana, con un contributo annuo di quasi 600 mila euro.
Al ventinovesimo posto c’è Gente d’Italia, quotidiano italiano delle Americhe, con un contributo annuo di 595 mila euro.
Seguono altri quotidiani con contributi annui che vanno da 400 mila euro circa fino a 18 mila euro. Nel complesso, ricevono contributi 54 testate.
Leggendo questi dati viene fuori che esiste anche una questione meridionale nella spartizione di fondi pubblici ai giornali, se è vero che a incassare la fetta più consistente di questi contributi a fondo perduto sono le testate del Nord Italia.
Ma è normale foraggiare con quasi 6 milioni di euro all’anno ‘Avvenire’, il quotidiano dei vescovi? E Italia oggi con 4,8 milioni di euro? E ‘Libero quotidiano’ con 3 milioni e 700 mila euro all’anno? E ‘Il Manifesto’ con circa 3 milioni di euro all’anno? E via continuando con tutti gli altri. E’ giusto tutto questo nei confronti dei giornalisti che vivono con 4 euro ad articolo?
Attualmente la spartizione di contributi a fondo perduto ai giornali è regolata dalla legge n. 198 del 2016. Fino ad oggi i contributi, stando alla citata legge, sono stati erogati a:cooperative giornalistiche;
enti senza fini di lucro e imprese possedute interamente da enti senza fine di lucro;
quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche;
imprese ed enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti;
associazioni di consumatori;
imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all’estero e le radio e tv locali.
Il sottosegretario Vito Crimi spiega come andavano le cose prima del taglio del 50% dei fondi operato quest’anno:
“Sono stanziati circa 200 milioni tra contributi diretti, alle radio e alle tv, senza contare l’agevolazione delle tariffe telefoniche che può essere stimata in 60 milioni. Vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30 per cento dei fondi va a 4-5 testate”.
I 60 milioni di euro vengono utilizzati per abbattere le tariffe telefoniche di tanti giornali, compresi i grandi giornali.
Per inciso, in 17 anni il quotidiano leghista La Padania ha incassato 61 milioni di euro!
Sul blog delle Stelle lo stesso Crimi ha illustrato come vengono ripartiti i fondi:
“I contributi ricevuti da alcuni giornali nel 2017 ammontano a circa 60 milioni di euro. Nel 2019 li dimezzeremo e nel 2020 spariranno del tutto. Poi ci sono i rimborsi per le spese telefoniche: 32 milioni di euro. Rimborsi che vanno a tutti, e ripeto tutti, i giornali. Nel 2019 li taglieremo e risparmieremo altri 32 milioni. Radio Radicale da sola prende un contributo fisso di 4 milioni di euro, oltre alla convenzione col Ministero dello Sviluppo Economico (con la quale si arriva a circa 10 milioni di euro ndr). Anche qui, dimezzamento nel 2019 e taglio totale nel 2020. I giornali diffusi all’estero prendevano ogni anno 2 milioni di euro. Stranamente, nel dicembre 2017 e a pochi mesi dalle elezioni, il governo Gentiloni ha tirato fuori dal cilindro 1 milione di euro in più per finanziarli. È facile immaginare come abbiano evitato di criticare chi gli ha dato ancor più da mangiare. Ancora, dimezzamento nel 2019 e dal 2020 via del tutto. Stesso discorso per i giornali in lingua slovena: un solo giornale ha ricevuto un contributo fisso di 1 milione di euro, oltre al contributo che già prendeva insieme agli altri.
Il sottosegretario ha calcolato che ci sarà un risparmio di circa 100 milioni di euro.
Non ci saranno tagli, invece, per la stampa speciale per ipovedenti e non vedenti.
Ultima notazione: i controlli. Anche la Sicilia eroga contributi a fondo perduto attraverso la Tabella H del proprio Bilancio. Un tempo erano tanti, oggi stanno scomparendo. Ma ci sono i controlli: ogni anno, chi riceve i contributi, li deve rendicontare.
I fondi pubblici distribuiti in questi anni ai giornali sono stati rendicontati? Sono stati utilizzati tutti per le finalità per le quali sono stati erogati? Quanti di questi fondi sono finiti ai giornalisti? E quanti nelle tasche degli editori?