Il Papa in Campidoglio, ‘splendore non si degradi’

Politica & Diritti

“Roma, lungo i suoi quasi 2.800 anni di storia, ha saputo accogliere e integrare diverse popolazioni e persone provenienti da ogni parte del mondo, appartenenti alle più varie categorie sociali ed economiche, senza annullarne le legittime differenze, senza umiliare o schiacciare le rispettive peculiari caratteristiche e identità. Piuttosto ha prestato a ciascuna di esse quel terreno fertile, quell’humus adatto a far emergere il meglio di ognuna e a dar forma – nel reciproco dialogo – a nuove identità”. Lo ha detto il Papa durante il suo discorso in Aula Giulio Cesare, in Campidoglio.

“La Città eterna – ha proseguito – è come un enorme scrigno di tesori spirituali, storico-artistici e istituzionali, e nel medesimo tempo è il luogo abitato da circa tre milioni di persone che qui lavorano, studiano, pregano, si incontrano e portano avanti la loro storia personale e familiare, e che sono nel loro insieme l’onore e la fatica di ogni amministratore, di chiunque si impegni per il bene comune della città. Essa – ha proseguito Papa Francesco – è un organismo delicato, che necessita di cura umile e assidua e di coraggio creativo per mantenersi ordinato e vivibile, perché tanto splendore non si degradi, ma al cumulo delle glorie passate si possa aggiungere il contributo delle nuove generazioni, il loro specifico genio, le loro iniziative, i loro buoni progetti”.

“Il messaggio del Santo Padre ci aiuti a trovare nuova energia soprattutto nei momenti difficili: in alcuni casi si è un po’ persa la consapevolezza del grande onore che rappresenta per lavorare per la nostra città”. Lo ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, salutando i dipendenti capitolini in sala della Protomoteca al termine della visita di Papa Francesco in Campidoglio. “Vi ringrazio – ha aggiunto la sindaca – per essere venuti e per quello che fate. Penso che il vostro è un lavoro duro che fate e facciamo per il bene di Roma. Prima di essere dipendenti siamo cittadini di Roma, ogni cosa che facciamo ci torna indietro, è come un conflitto d’interessi buono. Anche in momenti complessi dobbiamo farci forza perché i primi che risentono delle difficoltà siamo noi”.