100 milioni all’anno per dieci anni all’Ismett: non sono un po’ troppi?

Politica & Diritti

Qui non si tratta di fare polemiche sul centro per i trapianti di organi. Il fatto è che è molto singolare che mentre tutta la sanità pubblica siciliana è in sofferenza, l’Ismett mantenga un cospicuo contributo da parte della Regione. Ma un rendiconto per capire come e dive vengono spesi questi soldi no.

Siamo rimasti un po’ colpiti da un annuncio della presidenza della Regione siciliana di qualche girono fa. Tema: una convenzione decennale tra Regione siciliana e Ismett, il centro trapianti che ha sede a Palermo.

Il Governo regionale annuncia che ogni anno, per dieci anni, la Regione siciliana erogherà all’Ismett 100 milioni di euro.

La cosa ci ha stupito perché l’Ismett – che oltre a un centro trapianti di organi (è stato fondato proprio per questo nel 1996: per i trapianti di organi) oggi si occupa anche di altre patologie – gode di un finanziamento importante proprio mentre la sanità pubblica siciliana è in grande affanno.

A noi risulta che negli ospedali pubblici siciliani manchino medici, manchino infermieri, manchino posti letto. E, come leggiamo spesso sui giornali, i Pronto Soccorso sono nel caos proprio per tutte queste carenze.

E cosa fa il Governo siciliano di centrodestra? Quello che ha fatto in passato Governo regionale di centrosinistra: continua a riempire di denaro pubblico l’Ismett. Eh già, perché se lo stesso presidente della regione siciliana, Nello Musumeci, si compiace di erogare questo mega-contributo all’Ismett, nella passata legislatura, quando l’allora presidente della regione, Rosario Crocetta, iniziò a porre qualche domanda su questo centro trapianti, venne subito zittito dall’allora Ministro, Graziano Delrio, e dall’allora sottosegretario, Davide Faraone.

Parola d’ordine: “L’Ismett non si tocca”.

Ci chiediamo e chiediamo: ma tutti questi soldi a una struttura sanitaria che si configura come una società a responsabilità limitata non sono tanti, se è vero che il resto della sanità pubblica della nostra Isola è in grande sofferenza? Qualcuno potrebbe obiettare che l’università americana di Pittsburgh ha una quota societaria di minoranza, mentre la restanti quote fanno capo a strutture sanitarie siciliane al centro di ricerca Rimed. Vero. Resta il fatto che quasi tutta la sanità pubblica siciliana è in sofferenza.

Che dire? Che, forse, non sarebbe male conoscere il rendiconto di questi 100 milioni di euro tolti dalle tasche dei cittadini siciliani spesi ogni anno dall’Ismett. Spesi dove? Noi ci auguriamo in Sicilia. Sarà sicuramente così, però conoscere nel dettaglio come vengono utilizzati questi fondi sarebbe corretto.

Del resto, per la ‘famigerata’ tabella H – i contributi a fondo perduto che la Regione siciliana stanziava (e in minima parte stanzia ancora oggi) per Fondazioni, Associazioni ed Enti pubblici e privati (negli anni d’oro della tabella H si finanziavano anche centro sanitari) – prevedevano la rendicontazione: ogni anno i soggetti che percepivano i contributi erano tenuti a illustrare all’amministrazione regionale come avevano speso i fondi. La mancata documentazione sulla rendicontazione era causa di interruzione nell’erogazione dei contributi.

In pratica, chi non illustrava, per filo e per segno, come spendeva i contributi regionali per le attività culturali (e, nel caso di qualche struttura sanitaria, come si spendeva nel campo sanitario) veniva posto fuori dalla tabella H.

La stessa logica dovrebbe ispirare anche la gestione dei 100 milioni all’anno erogati all’Ismett. Chiediamo troppo? Non ci sembra. E solo questione di ‘trasparenza’. E di democrazia.