Giornate Fai di primavera, Nardò apre i suoi “gioielli”

Ambiente & Turismo

Visite alla chiesa di San Domenico, al monastero dei domenicani e alla chiesa della Rosa 

L’edizione 2019 delle Giornate Fai di Primavera è in programma domani e dopodomani, sabato 23 e domenica 24 marzo, con l’apertura straordinaria di oltre 1100 siti, solitamente chiusi e inaccessibili, in 430 località italiane. La Delegazione Fai Lecce ha previsto l’apertura straordinaria di luoghi speciali a Lecce, Maglie e Nardò. Nella città neretina sarà possibile visitare la chiesa di San Domenico con il monastero dei domenicani in piazza San Domenico e la chiesa della Rosa in piazzetta La Rosa, sabato e domenica dalle ore 9:30 alle 12:30 e dalle 16:30 alle 19:30 (ultimo ingresso alle 19). Nel primo caso, le visite saranno anche in inglese e francese, a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo Artistico “Vanoni” di Nardò. Alla chiesa della Rosa le visite saranno anche in inglese, a cura degli Apprendisti Ciceroni del Liceo “Galilei” (indirizzo Classico e Scienze Umane). Va ricordato che domenica 24 marzo, nella mattinata, nel chiostro del monastero ci saranno alcuni interventi musicali a cura del Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce, mentre nella giornata di sabato e nel pomeriggio di domenica gli interventi musicali saranno a cura degli studenti del liceo artistico “Vanoni”. Le visite a Nardò sono possibili grazie alla collaborazione del neonato Gruppo Fai di Nardò.

“Le Giornate Fai – commenta l’assessore alla Cultura Ettore Tollemetosono ormai un appuntamento consolidato per la nostra città che, come dimostrano le precedenti edizioni, dimostra dimestichezza con la cultura e gli eventi speciali. Grazie al Fondo per l’Ambiente Italiano, alla Delegazione Fai Lecce, al Gruppo Fai di Nardò, a Giancarlo De Pascalis, agli studenti dei due istituti, a tutti quelli che rendono possibile un weekend davvero magico. È meravigliosa l’idea di studenti che vivono e raccontano da protagonisti le meraviglie del territorio, così come quella dei tantissimi visitatori che scoprono letteralmente luoghi bellissimi: l’ex monastero dei domenicani, la chiesa di San Domenico, una delle più belle di Nardò, e il gioiellino della chiesa della Rosa, che in pochi negli anni sono riusciti a vedere e ammirare. Invito tutti a “investire” qualche ora in questo weekend per una immersione totale nelle meraviglie di una città che non finisce mai di stupirci”. 

La chiesa di San Domenico fu realizzata per l’Ordine domenicano tra il 1580 e il 1594 e intitolata inizialmente a Santa Maria de Raccomandatis. In origine aveva un impianto basilicale a tre navate che fu poi trasformato ad aula unica (con pianta a croce latina e tre cappelle per parte) per meglio rispondere alle esigenze della predicazione, tipiche dell’ordine mendicante fondato da San Domenico di Guzman. In seguito al terremoto del 1743 la chiesa fu quasi totalmente distrutta, ad eccezione della facciata, del muro laterale sinistro e di parte della sacrestia. La parte inferiore della facciata in carparo è ricca di figure umane e cariatidi addossate le une alle altre, mentre la parte superiore presenta forme più leggere. La bipartizione della facciata in parte richiama quella della Basilica di Santa Croce di Lecce. Tra i diversi altari spicca quello della Madonna del Rosario con i quindici misteri, opera del pittore neretino Antonio Donato D’Orlando. Anche il campanile fu rimaneggiato nella parte superiore dopo il terremoto.

L’adiacente monastero dei Domenicani fu edificato nel XIV secolo e rimaneggiato dall’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice dopo il terremoto per impedirne il crollo. Fu trasformato in scuola pubblica dopo la soppressione dei beni ecclesiastici nel 1866 e oggi è sede del liceo artistico “Vanoni”.

La chiesa della Rosa (o di Santa Maria della Rosa) fu edificata per volontà e a spese del sacerdote Giovanni Francesco De Nuccio e fu aperta al culto nel 1611. Il crescente afflusso di fedeli rese insufficiente la prima costruzione, per cui si mise mano all’edificazione di una chiesa più ampia, quella attuale, terminata nel 1620. La chiesa ha sul fronte un unico ingresso decorato con cornice e sormontato da una grande finestrone, all’interno l’unica navata è scandita da archi a sesto acuto, quattro per lato, e termina nell’area presbiteriale che accoglie un altare in pietra leccese scolpita, al centro del quale c’è l’antica icona della Madonna. La chiesa era decorata con dipinti murali, di cui restano poche tracce, ed è dotata di un campanile a vela. Il terremoto del 1743 non apportò danni alla chiesa, tanto che in essa si trasferì la Confraternita di S. Giuseppe (che aveva avuto la propria chiesa disastrata) e vi rimase almeno fino al 1764, costruendovi un proprio altare dedicato a S. Giuseppe. Privata della sua dotazione dopo l’unità d’Italia e rimasta abbandonata, la chiesa venne privatizzata e trasformata in magazzino di botti di vino fin quando nel 1982 i proprietari non l’hanno ridonata alla Diocesi, che ha provveduto al suo restauro.

L’itinerario delle Giornate Fai, anche quest’anno, è denominato FAI… da Set perché comprende l’apertura di beni che hanno fatto da “set” in film o documentari. Infatti, nei giorni scorsi ci sono state alcune iniziative speciali, in particolare le proiezioni presso il CineLab “Giuseppe Bertolucci” – Cineporto di Lecce, organizzate con Apulia Film Commission, della miniserie tv Cesare Mori: il prefetto di ferro (girato tra Maglie e Nardò) e, tra gli altri, del documentario storico Dove arriva è giorno di festa. Compiti, finalità e programma dell’Associazione Bande Musicali Italiane (girato a Nardò).

Durante la manifestazione, che a partire dal 1993 ha registrato quasi 11 milioni di visitatori (questa è la 27esima edizione), sarà possibile sostenere il Fai con un contributo o con l’iscrizione.