Davigo maggior zelo e puntualità delle pene detentive 

Politica & Diritti

Il membro del Csm Davigo esorta a maggiore zelo e puntualità nell’elargizione delle pene detentive 

Le dichiarazioni critiche di Davigo sull’applicazione delle norme del Codice penale e sulla leggerezza nell’osservanza della durata della pena in capo ai rei. In Italia la pena non viene scontata per intero secondo l’opinione del componente del Csm

di Monica Montanaro

Le parole dure del membro del Csm, Piercamillo Davigo nell’esplicitazione del suo ideale di giustizia che attiene una linea più coercitiva dell’espiazione della pena, strizzando l’occhio ad una sorta di giustizialismo rigido, ciò ha generato sconcerto generalizzato, particolarmente tra le fila dei parlamentari, reazioni critiche giungono dall’area politica di centro-destra, dove Fi invoca le dimissioni per l’alto membro del Csm.

La sostanza delle dichiarazioni rilasciate da Davigo ai media nazionali attiene ad una critica consistente agli ordini del funzionamento della macchina della giustizia in Italia. Il tenore delle affermazioni di Davigo ricalcano con tono critico tale concetto: “In Italia in galera ci vanno in pochi e ci stanno poco. Crescono solo gli arresti in flagranza di reato e quelli per terrorismo e mafia. Inoltre Davigo aggiunge irritato che i risarcimenti per ingiusta detenzione sono assegnati a persone colpevoli di commissione di reato “che l’hanno fatta franca”.

L’ex pm di Mani Pulite non risparmia di attaccare pesantemente anche l’Anac, l’Autorità nazionale anti-corruzione, che egli reputa irrilevante, e non avere nessuna funzione utile in materia di corruzione.

Pertanto Davigo dall’alto della sua autorevole e privilegiata posizione dichiara sardonicamente in merito alla stessa Anac: “Non serve a niente. I piani anti-corruzione sono perlopiù copiati, talvolta non cambiano nemmeno il nome sul frontespizio. Una vergogna”. Davigo, dunque, suggerisce di operare diversamente in tale settore: “Bisogna mandare un ufficiale di polizia giudiziaria sotto copertura e partecipare alla gara. Quando gli propongono un accordo tira fuori le manette e li arresta”.

Pronta la reazione, rispetto  alle dichiarazioni asserite del magistrato, che giunge dall’Unione delle Camere Penali Italiane rappresentata dal presidente Giandomenico Caiazza, il quale ridimensiona la linea adottata da Davigo: “Da penalista penso che Davigo stia perdendo il senso della misura delle cose, le carceri sono sovraffollate oltre ogni limite di tollerabilità, l’abuso della custodia cautelare è un dato confermato statisticamente dal numero delle assoluzioni già in primo grado. Diciamo no a uno schema della giustizia penale inquisitorio, no a uno Stato di polizia in cui la verità è solo quella ricostruita dall’inquisitore mentre tutta la verifica dibattimentale sulla attendibilità delle prove raccolte allontana dalla verità”.

Anche dalla politica arrivano attacchi severi per respingere categoricamente l’idea di giustizia racchiusa nelle parole del giudice Davigo. per conto di Forza Italia risponde il deputato Giorgio Mulè, il quale afferma vigorosamente: “Davigo, ancora una volta, rivela la sua natura impregnata del più bieco giustizialismo. Saperlo componente dell’organo di autogoverno dei magistrati è terrorizzante per chiunque, e dopo le parole odierne i suoi stessi colleghi dovrebbero chiedergli di dimettersi per restituire dignità alla carica che ricopre”.

Dunque l’idea giustizialista del membro del Csm, Piercamillo Davigo, ha sollevato un vespaio di polemiche nei settori di competenza della materia della giustizia, quello che lascia sbigottiti e sconcertati è che tali parole invocanti e auspicanti maggiore rigore in tema di punibilità e di cancerizzazione, giungono da chi ricopre un ruolo verticistico e di grande responsabilità nell’organo della magistratura, il quale dovrebbe differentemente assicurare un clima generale all’insegna del garantismo, e tutela per coloro i quali finiscono nelle maglie della giustizia penale  e aborrire aprioristicamente atteggiamenti persecutori e forcaioli.