Madama Butterfly al Teatro Petruzzelli, firmata da Daniele Abbado

Eventi & Spettacoli

Madama Butterfly, produzione del Teatro Petruzzelli, firmata da Daniele Abbado, sarà in programma dal 23 febbraio al 3 marzo.

Sabato 23 febbraio alle 18.00 al Teatro Petruzzelli andrà in scena la prima di Madama Butterfly, per la regia di Daniele Abbado.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro il direttore stabile Giampaolo Bisanti, a firmare le scene Graziano Gregori, i costumi Carla Teti, il disegno luci Valerio Alfieri. maestro del Coro del Petruzzelli Fabrizio Cassi. 

Lo spettacolo è un allestimento scenico della Fondazione Teatro Petruzzelli. 

A dar vita al capolavoro pucciniano: Maria Teresa Leva (Cio-Cio-San 23, 27 febbraio, primo e 3 marzo), Cellia Costea (Cio-Cio-San 24, 26, 28 febbraio e 2 marzo), Elena Belfiore

(Suzuki 23, 27 febbraio, primo e 3 marzo), Alessandra Palomba (Suzuki 24, 26, 28 febbraio e 2 marzo), Carlo Ventre (F.B. Pinkerton 23, 27 febbraio, primo e 3 marzo), Walter Fraccaro (F.B. Pinkerton 24, 26, 28 febbraio e 2 marzo), Pietro Spagnoli (Sharpless 23, 27 febbraio, primo e 3 marzo), Damiano Salerno (Sharpless 24, 26, 28 febbraio e 2 marzo), Massimiliano Chiarolla (Goro), Jaime Eduardo Pialli (Il principe Yamadori), Riccardo Ferrari(Lo zio Bonzo), Katia Barile (Kate Pinkerton), Francesco Solinas (Commissario Imperiale), Claudio Mannino (Ufficiale del registro), Ivana Padovano (La madre di Cio-Cio- San), Roberta Scalavino (La zia), Grazia Berardi (La cugina), Graziana De Pace (Yakousidè).

La tragedia giapponese in tre atti di Giacomo Puccini (1858-1924), su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giocosa, tratta dal dramma Madame Butterfly di David Belasco, fu rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano, il 17 febbraio del 1904. 

Lo spettacolo sarà in replica domenica 24 febbraio alle 18.00, martedì 26 febbraio alle 20.30, mercoledì 27 febbraio alle 18.00, giovedì 28 febbraio alle 20.30, venerdì primo marzo alle 20,30, sabato 2 e domenica 3 marzo alle 18.00.

Biglietti in vendita al botteghino del Teatro Petruzzelli e on line su www.vivaticket.it

Informazioni: 080.975.28.10.

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La casa sulla collina

di Daniele Abbado

In una bella casa-scatola sulla collina di Nagasaki vive una fanciulla unita ad un militare americano, un ufficiale della Navy.

Ad un certo punto della storia, un punto critico, l’ufficiale torna in patria, lasciando nella più profonda solitudine la fanciulla giapponese, che qualche mese più tardi mette al mondo il frutto della loro obliqua relazione, un bambino chiamato dalla stessa madre Dolore. Povero piccolo e povera madre.

Queste poche semplici righe abbracciano idealmente molti anni di storia, il Giappone imperialista, le caste sociali, la gheisha innamorata dell’Occidente al punto da rinnegare le proprie tradizioni, gli Stati Uniti forti ma spesso superficiali, la guerra, la doppia atomica, e avanti, fino, volendo, ai sussulti contemporanei, tanto la storia si assomiglia spesso; la fanciulla, giglio di epoche lontane, resta prigioniera nella sua casa chiara sulla collina, a sbattere ali sottili fino allo sfinimento.

Il punto è che la fanciulla non conosce ciò che accade fuori dalla sua porta di casa, neanche a pochi centimetri; lei, tutta presa com’è dai fantasmi di un amore impossibile è incollata a un ricordo sempre più spostato nel territorio dell’immaginazione.

Come mai una fanciulla dalle nobili tradizioni e di buona educazione si perde dietro a un rozzo graduato della Navy, fino al sacrificio supremo? La storia sembra suggerirci che il mondo è un palcoscenico impazzito, shakeasperiano.

La casa sulla collina si tinge di rosso, amore e sangue, infine del nero della morte. La gheisha si è immaginata Mrs Pinkerton. Lei, testimone di un codice millenario, si è proiettata nella middle class americana, con tanto di casetta e backyard.

Morte sicura. Ma che morte! Per mano di un pugnale, nell’epoca degli stermini di massa.

La casa sulla collina resterà vuota. Anche il piccolo figlio viene portato via, in America, e proprio mentre la madre sta morendo.

Puccini narra la vicenda con i colori della sua ricchissima tavolozza musicale. A noi resta il compito di raccontare questa storia, così esemplare, ricercandone la maggiore eloquenza e persuasività. Questo va fatto con strumenti teatrali depurati al massimo: poche linee, pochi gesti il più possibile essenziali.