“Referendum propositivo: verso una riforma costituzionale condivisa?”

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Dibattito tra schieramenti e costituzionalisti al Campus di Pescara – lunedì 18 febbraio 2019 – ore 14,30 

Si terrà a Pescara, lunedì 18 febbraio, alle ore 14.30, presso l’Aula del “Centro di documentazione Europea”, nel Campus Universitario di viale Pindaro, il seminario, aperto al pubblico, sul tema “Referendum propositivo: verso una riforma costituzionale condivisa?”, organizzato dai Dottorati di ricerca delle Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara e di Teramo.

A rispondere al quesito sulla proposta di modifica costituzionale che dopo l’approvazione della Commissione Affari Costituzionali è approdata alla Camera lo scorso gennaio, saranno due protagonisti che, da schieramenti politici diversi, hanno ricercato punti di contatto: il relatore di minoranza Stefano Ceccanti, deputato del Partito Democratico, e uno dei firmatari del progetto di revisione Valentina Corneli, deputata del Movimento 5 Stelle.

Saranno invece tre costituzionalisti ad animare la discussione: Romano Orrù dell’Università di Teramo, Fabrizio Politi dell’Università de L’Aquila, e Giampiero di Plinio dell’Università “G. d’Annunzio”, che coordinerà il dibattito.

Locandina – Referendum propositivo verso una riforma costituzionale condivisa

Il testo proposto – si legge in una presentazione –  inserisce nell’articolo 71 della Costituzione una particolare iniziativa legislativa popolare che si aggiunge a quella odierna che continua ad esistere e che scatta con 50 mila firme. Quella prevista dalla nuova proposta, invece, scatta sulla base di 500 mila firme. Riguarda le leggi ordinarie e mette in mora le Camere nel senso che se non approvano la proposta di legge entro 18 mesi su di essa si svolge un referendum propositivo, a meno che i promotori non rinunzino e che la Corte non la giudichi ammissibile. In particolare il meccanismo è molto rigido perché a differenza dell’abrogativo c’è una sorta di diktat al Parlamento: o lo approvi così com’è oppure solo noi possiamo bloccare il referendum”.