Sempre e ancora barbarie

Ambiente & Turismo

Non si possono impiegare termini diversi di fronte  a certi atti e imprese cui siamo obbligati ad assistere: l’altro giorno scendendo da Arpino giù a Carnello si è notato un vivace movimento di uomini e di macchinari e di veicoli davanti  ad alcune…querce: le vorranno potare, ho pensato oppure perfino trapiantare, come avviene con quelle piante di olivo gigantesche che ammiriamo in certi giardini o nelle rotatorie. Quando mai: in provincia di FR le querce non si potano, figurarsi se si trapiantano:  gente  proterva e disturbata di  mente semplicemente  abbatte e distrugge,  un patrimonio pubblico strappato  alla comunità,  ancora inconsapevole e inerte di fronte al danno irrecuperabile che le si arreca.  Senza alcuno scrupolo:  ma quanto è a dir poco sconfortante -e questa è anche la vera forza dei malati di mente e degli scellerati-  è che la gente comune passa e non guarda,  indifferente, non si arresta a impedire i misfatti, che poi ricadono solo su se stessa   e sulla sua esistenza. E infatti stavano tagliando almeno tre querce, giorni prima ne avevano abbattute almeno altre cinque sempre sulla medesima strada. La ragione?  Pericolose,  possono cadere!!

Querce secolari  anche della circonferenza di  tre-quattro metri, che si levano in quel posto da almeno cento-centocinquantanni, maestose, solenni,  generose,  uno spettacolo della natura, diventano improvvisamente assassini e omicidi perché una serie di disarticolati mentali, comodamente  seduti alle loro scrivanie, hanno deciso e sancito  che quelle piante possono ammazzare i bipedi e perciò vanno eliminate: colpisce la tempestività ed efficienza nell’assolvere tali infami decisioni: se solo una minima parte di tale efficienza  e tempestività e solerzia fossero state impiegate per curare le piante come è costume e normalità nelle società civili. E la opposizione  eletta ai vari consigli comunali, loquace  e perfino strepitante nei confronti di tante amenità,  in questo tristissimo e criminale frangente  è  completamente muta e cadavere.

E’ da ritenere che quanto si è verificato e ancora si sta verificando  in provincia sia anche questa una peculiarità della provincia di FR, a conferma del suo ruolo di ultimo della classe: l’abbattimento sistematico di un patrimonio arboreo irrecuperabile, fonte di vita per la collettività,  motivo di gratificazione e piacere per la vista, luogo di protezione di uccelli e di altre creature,  luogo di ristoro e di riposo per la stessa comunità. La Via Casilina è diventato un cimitero di alberi, la maggior parte dei meravigliosi  pini che ne marcavano, pur se a sbalzi, il percorso sono stati spianati, con  sadismo e libidine: è stato coniato, da qualche pervertito  di mente, perfino un neologisma, unico di questa trista provincia: pini killers! Il piacere  del massacro, pari a vera e propria concupiscenza e lascivia, si è esteso a tutti i comuni che affacciano sulla  Casilina che ne hanno quasi cancellato la presenza  salvo alcune miracolate querce che anche esse prima o dopo andranno ad alimentare qualche forno per pizze; la libidine si è estesa anche nell’entroterra, a Pontecorvo, a Supino e chissà ancora dove. Non vogliamo ricordare l’eccidio dei tigli maestosi, dei veri patriarchi, realizzato dalle autorità comunali  di Isola del Liri, dove per fortuna grazie a qualche difensore se ne è impedito il totale massacro.

Ma perché non abbattono col medesimo zelo ed unanimità non dico gli scheletri di cemento armato o le centinaia di abitazioni abusive presenti in quantità nei comuni ma i pali della illuminazione,  soggetti a cadere mille volte più facilmente che non un pino o una quercia secolari? Perché non abbattono i pali della luce più facilmente schiantati da piogge e  tramontane, perciò un pericolo mille volte più imminente che non un albero?  Perché? Tutti possiamo dare la risposta: l’albero non vota, è solo, non ha protettori, è come l’acqua, come l’aria, come la luce, non se ne comprende appieno la funzione esistenziale e, maggiormente, non rappresentano soldi: sono addirittura gratuiti!  L’afflato lirico, l’abnegazione, l’amore per il prossimo, la solidarietà, si sono  concentrati, per tutti questi  suffragetti e ipocriti, solo sugli alberi e non sui pali dei lampioni o su quelli dell’ENEL o su quelli del telefono: perché dunque? La risposta? Le piante  non procurano mazzette e bustarelle e promesse elettorali, non hanno protettori: una volta abbattute è finita: hanno un altro inconveniente: hanno una lunga vita, perfino secoli, invece i lampioni della luce si cambiano ogni cinque anni, come i marciapiedi, le panchine  e tutte le volte che cadono e ammazzano o fanno danni …li rimettiamo in piedi, con soddisfazione di tutti, e la moneta circola!  E infatti si è mai sentito  uno dei cosiddetti politici della zona parlare di alberi? Della cura e manutenzione degli alberi? Giammai. Quante volte invece promesse e assicurazioni di mettere nuovi pali della luce o portare la illuminazione o asfaltare o mettere panchine…? Sempre e  solo per ragioni elettorali e/o per mazzette e bustarelle.

Quanto deve  destare pensiero e civile preoccupazione è che il Prefetto, che rappresenta la solennità dello Stato in provincia, quindi anche il potere, sia rimasto al balcone, ad assistere  allo spettacolo.

Michele Santulli