Papa Bergoglio in viaggio verso Panama preoccupato per il fenomeno migratorio

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Papa Francesco affronta un viaggio apostolico impegnativo, al centro dei suoi pensieri la sorte dei poveri immigrati sparsi per il mondo

di Monica Montanaro

La meta prescelta come viaggio apostolico da Papa Francesco stavolta è il Centro America, in Panama, un ritorno verso le terre natie molto care a Bergoglio, l’occasione alla base del viaggio è l’indizione della XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù, alla quale parteciperanno migliaia di giovani provenienti da ogni angolo del mondo, la permanenza del Papa in tali luoghi durerà fino al 28 gennaio.

Durante i cinque giorni di pellegrinaggio apostolico il Papa dovrà presenziare a importanti appuntamenti programmati, la visita al carcere minorile di Pacora dove effettuerà la confessione a dei giovani detenuti che incontreranno l’agognato pontefice, poi la visita alla Casa Hogar del Buon Samaritano qui avverrà l’incontro  con le persone piagate dal male affliggente dell’Aids, saranno il cuore cristiano di tale tappa del cammino apostolico del pontefice.

Durante il volo verso Panama il papa come da sua consuetudine affezionata si sofferma a dialogare animatamente con i giornalisti del settore mediatico toccando i temi che lo riguardano da vicino nella missione di papa e quelli di attualità contingente che affliggono il mondo intero, in particolare indugia sul tema a lui caro e sentito dell’immigrazione manifestando molte perplessità in merito all’andamento generale e alla risposta che i vari leader politici mondiali stanno attuando per fronteggiare tale fenomeno incombente e falcidiante.

Esordisce nel contatto con i giornalisti di testate eterogenee discettando riguardo i prossimi appuntamenti costituenti l’iter della sua missione apostolica, ossia i futuri viaggi che effettuerà in Giappone nel mese di novembre e in Iraq, tappe rischiose che i vescovi insediati nei rispettivi territori sconsigliano caldamente al papa di affrontare. Finalmente giunge il momento di disquisire ed approfondire l’argomento di grande attualità per la sua cogenza e per la portata catastrofica per i Paesi oggetto delle mete anelate da queste orde di uomini in fuga dalle loro terre desolate afflitte e dilaniate da guerre, povertà ed estrema  miseria, ovvero quello dell’immigrazione di massa che sta interessando vaste aree della Terra.

Un giornalista ha sollevato la questione del muro che stanno edificando a Tijuana, sul confine tra il Messico e gli Stati Uniti, un muro che affonda direttamente nell’oceano per impedire che i migranti possano attraversare il confine anche via mare, a nuoto.

La risposta tagliente del Pontefice ma al contempo trafiggente i cuori di ognuno è stata: “E’ la paura che rende pazzi”, aggiungendo: “Sono i muri della paura” riprendendo un articolo di editoriale pubblicato sul noto quotidiano nazionale l’Osservatore Romano, considerato dal papa degno di lettura.

Una nota polemica si scorge nelle parole del papa, il bersaglio dei suoi rimbrotti da padre preoccupato e affettuoso è l’intero Occidente in cui vari Paesi al suo interno per iniziativa di leader politici sprovveduti ed insensibili animati da un nazionalismo esasperato ed egoista stano adottando misure estremiste e anti umane ergendo muri con superficialità e impulsività per ostacolare il cammino dell’uomo povero che scappa dalla sua disperazione. Il riferimento sottinteso dei discorsi di papa Bergoglio è sia l’azione politica del presidente Usa Donald Trump che sta erigendo un muro mastodontico al confine tra il Messico e gli stessi Stati Uniti per bloccare i flussi migratori provenienti dal sud America in particolare quelli dal Messico, da lui reputati apportatori di componenti criminali che mettono in pericolo la sicurezza e lo stato sociale degli Usa, ma il campo oggetto del discorso è allargato ad altri Stati occidentali, tra cui quelli europei interessati dalle ingenti ondate migratorie provenienti dal nord Africa che attraversano, secondo modalità improvvisate, il mar Mediterraneo seminando morte e sgomento generalizzati.

L’intento del papa è scongiurare la costruzione di tali barriere divisorie per l’umanità tutta auspicando all’opposto l’edificazione di ponti che invece uniscono i componenti del genere umano.

Un’altra giornalista di nazionalità spagnola al cospetto di papa Francesco ha citato la storia di un ragazzino del Mali di circa 10 anni, la sua giovane vita fu stroncata in una tragedia in mare nel 2015, quando impegnato in un viaggio della speranza sognava di giungere in un Paese ricco, il bimbo aveva all’interno della giacca la sua pagella cucita nella speranza di trovare un futuro migliore nei Paesi del nord Europa, la professionista ha mostrato al papa una vignetta di Makkox che ritrae tale vicenda umana triste.

Papa Francesco estremamente commosso e riprovato ha richiesto la copia di tale disegno per conservarlo accuratamente e ripresentarlo in occasione del viaggio di ritorno per mostrarlo ai media a simbolo dell’umanità sofferente.

Naturalmente il papa non ha mancato di effettuare la sua consueta richiesta rivolta pubblicamente con l’umiltà che lo contraddistingue: “Vi chiedo di pregare per questo evento molto bello e importante nel cammino della Chiesa”.