Chi era il sindaco difensore della libertà?

Cronaca

“L’odio ha colpito al cuore la libertà. La democrazia polacca senza Pawel sarà più povera e più triste, ma che fortuna che ci sia stato nella storia della Polonia”. Così l’intellettuale e attivista polacco leader dell’opposizione democratica, fondatore e direttore di Gazeta Wyborcza, Adam Michnik, ha parlato al quotidiano La Repubblica del primo cittadino di Danzica, ucciso a 53 anni a colpi di pugnale domenica 13 gennaio, da un 27enne che accusava l’opposizione liberale di averlo incarcerato ingiustamente. “Credeva nel progetto di una Polonia indipendente, tollerante, pluralista e multicolore, amica per i vicini”, continua Michnik, “rappresentava il patriottismo polacco e quello di Danzica, quello di Eugeniusz Kwiatowski e di Lech Walesa”.

Pawel Adamowicz studiò giurisprudenza, intraprendendo una brillante carriera universitaria, e da subito cominciò ad avvicinarsi all’ambiente politico. Unitosi all’opposizione democratica del fondatore di Solidarność Lech Walesa, fu uno degli organizzatori degli scioperi dei cantieri navali degli anni 80, in particolare quello del 1988. Divenne consigliere comunale di Danzica, sua città natale, nel 1990 e poi sindaco nel 1998, per sei mandati consecutivi. Era conosciuto per le sue idee europeiste e progressiste, per il suo appassionato sostegno ai diritti delle minoranze, al dialogo tra le culture e alla pluralità come punto di forza. Politicamente appoggiava il partito Piattaforma civica, liberale e favorevole all’Unione Europea. In particolare, durante la sua amministrazione si era speso per i diritti degli LGBT e dei migranti, in contrasto con il governo della destra polacca del partito Diritto e giustizia.

L’eurodeputato Jaroslaw Walesa, figlio dell’ex presidente, lo ha definito, in un’intervista al Corriere della Sera, un “europeista vittima del clima di odio”, una persona da cui ha imparato molto e che forse è morta anche a causa del linguaggio d’intolleranza che impregna il dibattito politico della Polonia attuale. Adamowicz, negli ultimi tempi, era stato infatti oggetto di feroci attacchi e violenze verbali da parte di gruppi di estrema destra.

Una veglia silenziosa di migliaia di persone, nelle piazze di Danzica, Poznan e Varsavia, ha rappresentato il cordoglio e la speranza di chi non vuole arrendersi alla violenza, in un Paese scosso e diviso da una situazione politica tesa nella quale Adamowicz cercava di difendere libertà e democrazia.