Quando la Aristocrazia scriveva  in dialetto

Politica & Diritti

COSENZA – Eccezione manifestazione sul poeta collonnello Agostino Gaudinieri alla biblioteca nazionale di Cosenza
La mostra si è aperta con la presenza di Sua Eccellenza il prefetto Paola GaleoneUn grande evento che ha posto come punto di riferimento la cultura delle lingue, il recupero del dialetto nelle sue diverse contaminazioni.  Agostino Gaudineri, militare di carriera fino ai gradi di colonnello, ha scritto sia poesia in lingua italiana, sia in dialetto. Versi che hanno dato l’opportunità di realizzare una mostra pannellare nella sala straordinaria della biblioteca di Cosenza.
Gaudinieri è stato un militare di carriera dell’esercito dei Savoia. Sottotenente e poi tenente a Bosco Cappuccio insieme ad Ungaretti, prima di rivestire i gradi di colonnello.

Una lunga carriera nel mondo militare ma anche un grande personaggio all’interno di quella cultura dell’umanesimo in cui trionfano Petrarca e Leopardi, da lui tanto ammirati. La sua biblioteca è una dichiarazione di questi studi. Nei suoi libri, infatti, si rinvengono annotazioni e sottolineature che pongono come riferimento la cultura dell’umanesimo.
Era nato nel 1892 a Spezzano Albanese, una comunità italo-albanese. Muore a Cosenza nel 1966.

La mostra è stata un approdo a questi studi condotti da Micol e Pierfranco Bruni. Studi che nascono dalla loro ricerca che ha dato vita al libro “Cinque fratelli”. La storia di due grandi famiglie della nobiltà, dell’aristocrazia  e della borghesia: i Gaudinieri e i Bruni.
I Gaudinieri provenivano da una famiglia avente stretti legami con il mondo borbonico, i Guaglianone di Spezzano Albanese. La mostra, oltre a porre all’attenzione la poesia, ha permesso di vedere alcuni strumenti del Gaudineri militare, dalle cartine geografiche ai suoi movimenti sulla carta degli eserciti dal 1914 fino alla Seconda Guerra Mondiale. Un protagonista di quegli anni, non solo sul piano politico e militare, ma soprattutto per i suoi rapporti con il mondo dell’Intellighenzia meridionale. Molto amico di Matilde Serao, Gaudinieri ha frequentano spesso i salotti napoletani e da questo legame con la cultura, e in special modo con la letteratura, sono nati questi elementi.

Il convegno e la mostra hanno testimoniato questo filo rosso che lega il mondo militare alla cultura dell’umanesimo. Ha introdotto i lavori Rita Fiordalisi, direttrice della Biblioteca Nazionale di Cosenza. Pierfranco Bruni ha tenuto una interessante lezione su Agostino Gaudinieri. Ha sottolineando l’importanza dell’essere italo-albanese il direttore della struttura Rai di Cosenza Demetrio Crucitti ed ha analizzato con molta attenzione e con peculiarità i versi di Agostino Gaudineri la prof.ssa Campolongo leggendo, insieme a una collega, tutti i parametri lessicali e le forme semantiche di un dialetto a volte ironico e fortemente sentimentale in cui il senso della nostalgia di un militare, distante dalla sua terra, emerge con grande immaginazione, fantasia e verità. Il prefetto Paola Galeone ha concluso i lavori con tanta gradevolezza approfondendo gli elementi essenziali di questo aspetto e sottolineando l’importanza dell’amicizia che la lega a Pierfranco Bruni.
Una serata impareggiabile ed elegante, come sa fare la Biblioteca Nazionale di Cosenza, con dei modelli di considerazione e di sottolineature che hanno riguardato non solo la figura di Gaudineri, ma la figura di Gaudineri nel contesto del Novecento, sia dal punto di vista storico militare che sul piano letterario.
Ad aprire la serata è stato un video sul colonnello poeta, dal titolo “Quando l’aristocrazia parlava in dialetto” curato da Anna Montella, curatrice anche delle schede della cartella. Una mostra sotto l’egida del Ministero dei Beni Culturali in collaborazione con l’Associazione “I tridici canali” che svolge una ricerca sul dialetto calabrese in un percorso in cui il confronto tra i vari relatori è stato robusto ed ha posto in essere una visione della cultura del Novecento in cui l’importanza delle lingue e delle contaminazioni è fondamentale. Infatti il colonnello Gaudineri scrive questi versi tenendo conto delle contaminazioni articolate che ha vissuto da militare nelle trincee, negli incontri con i commilitoni, nei rapporti con Ungaretti.
La sua poesia, espressione di un dettato profondamente lirico, rimanda non solo al dialetto calabrese, ma contiene influenze dialettali provenienti anche da altre realtà territoriali. Un vero e proprio modello innovativo del dialetto calabrese che contamina e che viene a sua volta contaminato. In aggiunta a questo vi è la considerazione che Agostino Gaudinieri era un italo albanese, quindi porta dentro la lingua, la sua parola. Almeno tre esperienze lo contraddistinguono, che sono quelle della sua formazione italo-albanese, del dialetto calabrese e dell’intreccio dei diversi dialetti che ha incontrato nel corso della sua esperienza. Forse sussiste un quarto elemento che è quello del dialetto prettamente cosentino. Quattro punti messi in debita evidenza dalla prof.ssa Campolongo, mentre Pierfranco Bruni ha sotto l’importanza del legame tra le famiglie che costituiscono il nucleo propedeutico per comprendere lo spessore culturale di Agostino Gaudineri.
Una serata indimenticabile. Una mostra unica allestita dai bibliotecari e dal personale della Biblioteca Nazione alla quale va il merito per aver curato tutto il percorso inserendo Agostino Gaudineri in un Novecento letterario che ha punti di riferimento nella transizione dei linguaggi moderni.