Eurostat e Fmi: economia Italia rallenta

Cronaca

Anche se il debito pubblico italiano diminuisce resta il secondo peggiore in Europa. Secondo infatti gli ultimi dati di Eurostat il debito italiano resta il secondo più elevato dopo quello greco (182,2%) segue come terzo quello portoghese (125,0%).

Il debito pubblico dell’Italia è sceso al 133,0% del Pil nel terzo trimestre 2018, dal 133,1% nel trimestre precedente, nel terzo trimestre del 2017 era al 133,6%.

Sempre nel terzo trimestre dello scorso anno, il rapporto deficit/Pil dell’Eurozona è risultato pari allo 0,5%, in aumento rispetto al secondo trimestre del 2018 (0,3%).

Nel contempo il Fondo monetario internazionale taglia la crescita italiana 2019 dall’1% di ottobre allo 0,6%. Così nell’aggiornamento del World Economic.

L’Italia, con la Germania, è un fattore di frenata dell’Eurozona.

Quindi Fmi rivede al ribasso il Pil: +0,6% nel 2019 e avverte: “Il costoso intreccio tra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia”.

Con il nodo spread-banche, la situazione finanziaria italiana, assieme alla Brexit, è fra i principali fattori di rischio globali.

Fmi vede meno crescita per l’economia globale (2019 limato al 3,5%, 2020 al 3,6% sul peso della guerra dei dazi), mentre si mantiene la stima sul Pil Usa (2,5% e 1,8%) e diminuisce quella sull’Eurozona nel 2019 (1,6% da 1,9%) mantenendo il 2020 a 2,7%.

Ricordiamo che anche la Banca d’Italia ha di recente rivista la stima di crescita del Pil 2019 passando dall’1% allo 0,6%, 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza. ‘Le proiezioni centrali della crescita nel 2020 e nel 2021 – scrive la Banca d’Italia nel bollettino economico – sono dello 0,9 e dell’1%, rispettivamente’, ma ‘i rischi per la crescita sono al ribasso”.

“In Italia, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l’attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto’: se si verificasse, una simile possibilità – spiega la Banca d’Italia – equivarrebbe a una recessione tecnica.