I gilet gialli arrivano in Italia, pronto il simbolo

Diritti & Lavoro

di Antonio Atte

La rivoluzione italiana dei gilet gialli parte dalla Sardegna. Il movimento di protesta che ha messo sottosopra la Francia è sbarcato anche nel Belpaese ed è pronto a fare proseliti in tutto lo Stivale. Il partito è in fase di costruzione ma il simbolo è già pronto. Lo scorso 10 dicembre – scopre l’Adnkronos spulciando il database dell’Ufficio brevetti e marchi del Mise – è stato infatti depositato il logo ‘Gilet gialli’, con tanto di giubbotto catarifrangente e striscia tricolore. Un marchio che ha stuzzicato l’appetito di molti esponenti politici che già avrebbero fatto offerte economiche al titolare.

Proprietario del simbolo è Salvatore Bussu di Alghero, imprenditore agricolo e vecchia conoscenza del Movimento 5 Stelle sardo. Bussu è stato infatti membro del meet-up della sua città e in occasione delle ultime ‘regionarie’ ha partecipato alla consultazione online su Rousseau per la scelta del candidato alla presidenza della Regione Sardegna, classificandosi settimo. Interpellato in merito, Bussu non nasconde l’ambizione del nuovo movimento ispirato ai gilets jaunes transalpini.

“La struttura del partito – dice Bussu all’Adnkronos – è a buon punto. Vogliamo portare avanti un discorso serio, certamente non con i toni che ci sono in Francia. Questo progetto coinvolge già tante persone: ce la metteremo tutta, non sarà una cosa improvvisata”.

Dal 2009 l’ex attivista grillino ha militato nel Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, “ma quella ormai è una storia chiusa – assicura Bussu -, il M5S che conosco io non esiste più, ha abbandonato i cittadini. Come ‘Gilet gialli’ cercheremo di portare avanti alcuni temi cari al ‘vecchio’ Movimento”. Ma, avverte, “le nostre non saranno istanze fantasiose o populiste”.

Dopo le manifestazioni anti-Macron che per giorni hanno messo a ferro e fuoco la Francia, anche in Italia sono spuntati gruppi di protesta che si rifanno al movimento nato per contrastare l’aumento delle tasse del carburante. “Siamo i soli a poter utilizzare quel simbolo e quel nome. In Italia in tanti usano quella sigla, ma senza simbolo non si va da nessuna parte”, dice ancora Bussu, detentore del marchio ‘Gilet gialli’.

Un simbolo che – racconta l’imprenditore – “fa gola”, tant’è vero che “più di un esponente politico di spicco mi ha contattato per averlo: qualcuno mi ha offerto anche soldi…”. Il primo gruppo organizzato a mettere il ‘cappello’ sulla protesta dei gilet francesi è stato il ‘Coordinamento Nazionale Gilet gialli Italia’, di cui fa parte, tra gli altri, l’ex deputato M5S Ivan Della Valle, famoso per il suo coinvolgimento nella rimborsopoli a 5 Stelle. Ma Bussu precisa che “non c’è alcun collegamento con lui” o con i gruppi Facebook nati negli ultimi mesi che fanno capo al Coordinamento.

“La formazione di un partito è un’altra cosa: noi stiamo parlando di una cosa seria, ci stiamo muovendo con i piedi di piombo per preparare un programma. Non vogliamo andare allo sbaraglio…”, sottolinea l’ex candidato alle regionarie sarde, che alla domanda sui rapporti tra il nascituro partito italiano dei gilet e l’originale movimento francese si trincera dietro un “no comment”.

Il feeling tra i vertici del M5S e i gilet francesi non è una novità. E’ stato lo stesso Grillo del resto a strizzare l’occhio ai manifestanti transalpini: “I Gilet gialli – ha spiegato il garante pentastellato – hanno venti punti di programma, non parlano solo di tasse, vogliono il reddito di cittadinanza, pensioni più alte… tutti temi che abbiamo lanciato noi, ma sui giornali finiscono per aver contestato le tasse sulla benzina, cioè l’unica cosa giusta che ha fatto Macron”.

Parole in linea con quanto espresso da Alessandro Di Battista, per il quale “le richieste dei Gilet gialli sono sacrosante, così come sacrosanta è la loro battaglia contro questa stramaledettissima globalizzazione e – ha proseguito – credo che il Movimento 5 Stelle debba dare il massimo supporto a questo movimento di cittadini francesi che chiede diritti, salari giusti, la fine dell’impero delle privatizzazioni e il controllo della finanza da parte degli Stati”.