La riscoperta del grano antico saraceno in Tunisia

Ambiente & Turismo

di Domenico Letizia

ROMA – “La valorizzazione delle eccellenze della Tunisia, attraverso l’utilizzo della ricerca scientifica e della scoperta storica dei prodotti autoctoni del Mediterraneo è al centro di un progetto del Rotary che ha inaugurato recentemente a Tebourba, a circa 30 km dalla capitale, il primo locale con il forno per la produzione del pane e per lo stoccaggio, il confezionamento e la vendita dei grani e dei prodotti trasformati”. A scriverne è Domenico Letizia su “Notizie Geopolitiche”, diretto da Enrico Oliari.
“Protagonista dei lavori l’ingegnere Franz Martinelli, presidente della Commissione Rotary per il Mediterraneo, che con la collaborazione di due organizzazioni tunisine, l’associazione Slow Food Tebourba e l’associazione Irada per la famiglia rurale e le artigiane, hanno dato vita ad un circuito economico circolare legato ai grani antichi tunisini, varietà mahmoudi, schili, biskri, attraverso la valorizzazione di tutta la filiera. Dai piccoli agricoltori che lavorano e seminano queste varietà tradizionali di grano duro alle donne che ne fanno prodotti ad alto valore aggiunto, come il borghul, il couscous, il pane e la variegata tipologia di paste della tradizione gastronomica tunisina è il risultato legato all’obiettivo del progetto “Grani antichi tunisini”.
Il progetto, attraverso l’agricoltura biologica sta valorizzando la vita e la produzione di un’intera comunità di donne e uomini, incentivando l’occupazione locale e attirando l’interesse di numerose realtà enogastronomiche interessare alla valorizzazione di antiche varietà di frumento da riscoprire.
Nel corso degli ultimi mesi numerosi sono stati i passi compiuti per il raggiungimento e l’ottenimento dei fondi da destinare alla costruzione di strutture per lo stoccaggio, il confezionamento e la vendita dei grani e dei prodotti trasformati, alla realizzazione di un forno per la produzione del pane e alla formazione del personale locale, al fine di poter gestire in maniera autonoma e completa l’intera filiere produttiva, generando reddito e rendendo quindi il progetto, alla fine della fase di avvio, completamente e autonomamente sostenibile. Le varietà di grano antico utilizzato risalgono all’inizio del ‘900, allora selezionate per il valore nutrizionale e per la resistenza alla siccità e alla ruggine nera del grano.
Si coltiva principalmente in zone collinari: alcuni terreni sono altipiani, altri invece sono caratterizzati da forti pendenze e non consentono l’utilizzo di mezzi agricoli contemporanei. In questi casi la tecnica di cultura è completamente manuale, dalla semina alla raccolta. Nei campi non si usano né fertilizzanti chimici, né pesticidi e, per evitare che il terreno si impoverisca, è prevista la rotazione del grano con leguminose. La coltivazione di queste antiche varietà e le tecniche di cultura tradizionali consentono a un gruppo di anziani agricoltori di mantenere la fertilità del suolo e di preservare questi terreni difficili dall’erosione.
Tali varietà stanno rischiando di scomparire, minacciate dall’introduzione di ibridi più produttivi, e il progetto del Rotary permette di poter salvare anche tale autoctona cultura e tali varietà di grano. La strategia d’intervento proposta dall’ingegnere Martinelli si propone di avanzare ipotesi progettuali per l’occupazione nel Mediterraneo, favorendo lo sviluppo delle economie locali, creando benessere e quindi lavorando all’ampliamento della pace”. (aise)