Sindacati dirigenza medica: sciopero a gennaio 2019

Cronaca

I sindacati medici annunciano due giornate di sciopero a gennaio 2019. Si tratta delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Servizio sanitario nazionale La protesta è dovuta al rinnovo del contratto e alle mancate prospettive della sanità pubblica. Secondo i sindacati non sono stati rispettati gli impegni assunti dopo lo sciopero del 23 novembre e rispetto alla manovra economica approvata alla Camera, giudicata “deludente”, si chiedono “sostanziali modifiche al Senato”.

L’Intersindacale medica sottolinea in particolare le riduzioni economiche “rispetto a quanto previsto per tutti i comparti del pubblico impiego e per la medicina convenzionata che hanno potuto utilizzare tutti gli specifici elementi retributivi. Anche l’esiguo incremento del numero dei contratti per la formazione specialistica post laurea è da considerare largamente insufficiente a compensare l’esodo pensionistico che investirà il Ssn nei prossimi anni. In definitiva – sostengono i sindacati medici – non si vedono le risposte attese alle richieste avanzate prima e dopo lo sciopero”.

Nella manovra del Governo non c’è “niente per aumentare i livelli retributivi bloccati al 2010 – aggiungono i sindacati medici – con una perdita economica per ogni dirigente valutabile in 30.000 euro”, e niente per superare il blocco imposto alle risorse accessorie, “patrimonio storico irrinunciabile della categoria a garanzia del futuro contrattuale delle giovani generazioni. Anzi, continua, in barba al cambiamento promesso, un finanziamento presente e futuro del Fsn irrisorio ed aleatorio, legato ad incrementi del Pil per gli anni 2020 e 2021 inverosimili”.

Le organizzazioni sindacali denunciano il possibile abbassamento dei livelli di assistenza e quindi “confermano le iniziative di protesta già annunciate in questi mesi, che culmineranno in due giornate di sciopero a gennaio 2019, attraverso iniziative, anche di carattere giudiziario, nei confronti di chi intende disattendere la sentenza della Corte Costituzionale in tema di diritto ad avere un contratto di lavoro”.