L’idea di Europa

Cultura & Società

BARI – E’ una vergogna senza fine quella che sta portando in queste ore una massa di imbecilli, sprofondati nel delirio di appartenenza a questa o quella setta politica, a manipolare parole, azioni, comportamenti, visioni! di un giovane di 28 anni morto per mano omicida per le strade di una città simbolo dell’Europa Unita. 
Avevo 17 anni quando comprai con i miei risparmi un biglietto di treno per Londra, da dove poi giunsi a Llantwit Major,un paesino non lontano da Cardiff, in Galles, dove volli far visita ad una pen friend. Attraversai l’intera Europa per incontrare un’altra persona e per quindici giorni vivere in una famiglia dalla grandi differenze culturali, linguistiche, gastronomiche. Al rientro, passando per Londra, non seppi resistere alla tentazione di andare nella strada più famosa dell’epoca, Portobello Road, dove con il pochissimo che avevo acquistai dei piccoli gadget con cui bardai il mio vestiario.
Da allora e per tanti anni, l’estate i miei viaggi estivi europei erano all’insegna della scoperta e degli incontri: cercavo di andare a trovare gli amici conosciuti l’anno prima e i percorsi, grazie anche alla carta Inter Rail e all’autostop che all’epoca era diffusissimo e molto meno pericoloso di oggi, erano lunghissimi. Viaggi di un mese intero che affrontavo con pochissimo in tasca, ospitato ovunque anche da persone appena conosciute: avessi fatto una brutta fine, nessuno in quel momento avrebbe investito sulla mia smania “europeista” e il mio sarebbe stato archiviato come il caso di un ragazzo con la voglia di viaggiare ma incauto.
La scoperta dell’Europa fu per me quella delle lingue, delle etnie, delle differenze, delle Culture, dei popoli e il treno, molto più dell’aereo che avrei utilizzato in seguito, mi permetteva il lento e progressivo apprezzamento di tutto questo: una unica, grande Nazione Europea.
Una scatola di cioccolatini avuta in regalo in treno da una coppia di giovani appena conosciuti, alla notizia che quel 7 agosto era il mio compleanno, me li fece amici per 20 lunghi anni, lui ungherese da tempo emigrato in Canada, lei polacca figlia di genitori che ebbero la sventura di trovarsi a Białystok mentre passava loro sopra la nube radioattiva di Chernobyl. Con loro vissi la Polonia delle rivolte e soggiornai tre piani sotto la casa di Lech Walesa, negli anni in cui mi ero trasferito per studiare e poi imparare qualcosa del mio mestiere nella mia seconda patria, la Finlandia.
Potrei andare avanti con migliaia di aneddoti come questo, ma è un racconto che feci pubblicamente anni fa quando approdò per la settima e ultima volta a Bari il “Treno Europeo dell’Amicizia”, quello straordinario progetto culturale che riempiva Bari di centinaia di giovani nei giorni di San Nicola in rappresentanza di scuole di tutto il continente, fino a 23 nazioni nello stesso anno!, rimasto nel cuore di tanti amici e amiche docenti come Pina Boccasilee che nel 2008 mi valse il Premio Carlo Magno per la Gioventù Europea ricevuto ad Aachen da Angela Merkel. Un progetto gigantesco nelle mie uniche mani come ideatore, coordinatore e organizzatore e che a Bari riceveva l’aiuto di persone dal cuore grande, tra cui mi piace ricordare l’indimenticabile P. Salvatore Manna, il Priore P. Giovanni Distante e Mons Antonio Talacci, che era con noi ogni anno e che mi riprometto di salutare nei prossimi giorni.
Dalle Istituzioni baresi e regionali il progetto venne calpestato: troppo bello, grande, importante perchè potesse rimanere nelle mie mani; persone che oggi diremmo di “Cultura” e in gran parte ancora alla grande sulla scena a sbandierare “un ponte che ci porta in Europa, una via Sparano strada all’europea…” e mille altre baggianate simili, ne decretarono la fine. Ma non è mai venuto meno, nella mente mia e in quella delle care persone che mi aiutarono, l’immagine meravigliosa di bambini e ragazzi che attraversavano con meravigliose tele dipinte di disegni di pace Bari vecchia, riempivano la Basilica di San Nicola facendone una grande Europa Unita nel giorno dell’incontro del Santo con gli studenti, abbracciavano il 10 maggio il Castello Svevo in un gigantesco girotondo, anticipavano tutti insieme il corteo Storico, ballavano, danzavano, cantavano in una affollatissima piazza del Ferrarese.
Era e resta questa, la mia idea di Europa, una idea lontanissima dalla mente della gentaglia che in queste ore sta smembrando il corpo senza vita di un giovane colpevole di avere avuto 28 anni e una sua visione del nostro vecchio Continente: almeno questa, lasciategliela!
Dedicato ad Antonio Megalizzi

Arch. Eugenio Lombardi