Maltrattamento all’infanzia: Puglia regione “a elevata criticità”

Cultura & Società

Presentata oggi la II edizione dell’Indice regionale di Cesvi sul maltrattamento infantile nel nostro Paese.

Strettissima la correlazione emersa tra il maltrattamento ai danni dei minori e la povertà economica,

relazionale ed educativa. Forte il divario Nord-Sud: “maglia nera” per la Puglia, che si colloca al quartultimo posto

 nella classifica delle regioni italiane in grado di fronteggiare con efficacia il fenomeno del maltrattamento sui bambini.

Anche nel 2019, resta forte il divario tra il Nord e il Sud del nostro Paese per quanto riguarda il rischio di maltrattamento all’infanzia: è ancora allarme nel Mezzogiorno, dove la Puglia rimane fissa al diciassettesimo posto, in quartultima posizione, seguita da Calabria, Sicilia e Campania. Male anche Abruzzo e Lazio, mentre di nuovo al primo posto come “regione più virtuosa” l’Emilia Romagna, seguita da Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Allo stesso tempo, rilevanti differenze territoriali si registrano anche per quanto riguarda la povertà: sono 1 milione e 208 mila i minori che vivono in una situazione di povertà assoluta in Italia, al sesto posto tra i Paesi con le peggiori performance in Europa, con il 32,8% di bambini/e a rischio di povertà o esclusione sociale[1]. Anche in questo caso la situazione peggiore si riscontra al Sud; tra le città metropolitane, i comuni capoluogo più vulnerabili sono quelli del Mezzogiorno: in particolare Napoli, Catania e Palermo risultano essere le città con una maggiore vulnerabilità a livello sociale e materiale. I comuni del Sud in generale sono più predisposti degli altri agli effetti della crisi economica e in essi convivono strati sociali potenzialmente più deboli[2].

È quanto emerge dalla II edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, elaborato da Cesvi e presentato presso la Camera dei Deputati. Questo Indice è il risultato dell’aggregazione di 64 indicatori relativi ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio, che individuano aree critiche e best practice nelle diverse regioni italiane: la Puglia purtroppo si trova al di sotto della media nazionale, ricoprendo anche nel 2019 il quartultimo posto nella graduatoria regionale italiana.

Scendendo nel dettaglio delle singole voci relative ai fattori di rischio che contribuiscono al posizionamento delle varie regioni all’interno dell’Indice, si evince che la Puglia è al 18esimo posto per capacità di cure; sale all’11° posto per capacità di vivere una vita sana; tocca il fondo della classifica, scendendo in 20sima posizione per capacità di vivere una vita sicura; si piazza invece sempre in 17esima posizione per capacità di acquisire conoscenza  e sapere e in 18esima per capacità di accedere alle risorse e ai servizi; infine si aggiudica il 15°posto per capacità di lavorare, scalando di 2 posizioni in termini positivi la classifica dell’anno precedente. Questa rilevazione – che si sofferma sulla lettura del contesto e dei servizi – non misura quanti bambini siano effettivamente maltrattati nei territori interessati, ma solo quali siano le condizioni ambientali nelle quali i bambini vivono e se queste favoriscano più o meno il fenomeno del maltrattamento. Rispetto alle variazioni del 2019, la sintesi regionale dei fattori di rischio mette in evidenza che la Puglia rimane tra le 5 regioni più critiche, posizionandosi in fondo alla classifica al 18° posto.

L’Indice registra, inoltre, la persistenza di forti disparità tra Nord e Sud anche in relazione al sistema di servizi (per adulti e bambini/e) nell’ambito della prevenzione e cura del maltrattamento: in questo scenario, la Puglia è 18esima e si colloca tra le regioni “a elevata criticità” – che combinano una situazione territoriale difficile sia per i fattori di rischio che per l’offerta dei servizi. La regione con la maggiore capacità di fronteggiare il problema del maltrattamento infantile, sia in termini di contesto ambientale che di sistema dei servizi, è invece, anche quest’anno, l’Emilia Romagna, seguita da Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana. 

È stato dimostrato che il maltrattamento avviene trasversalmente in tutte le classi sociali, tuttavia la condizione economica della famiglia può avere un effetto diretto sul maltrattamento e la trascuratezza, ad esempio per la mancanza di denaro necessario per rispondere ai bisogni di base dei minori, o un effetto indiretto, aumentando la situazione di stress dei genitori. Inoltre povertà materiale e povertà educativa sono strettamente correlate: nelle famiglie in cui si fatica ad arrivare a fine mese è difficile, per esempio, riuscire a partecipare ad attività culturali e ricreative”, dichiara Daniele Barbone, Amministratore Delegato di Cesvi. “Investire in prevenzione e contrasto al maltrattamento sui bambini deve costituire una scelta politica strutturale di medio-lungo termine, che tenga presente non solo i costi di questo investimento ma anche i ritorni in termini di benefici sociali ed economici per tutti. Attraverso questo Indice regionale, vogliamo portare l’attenzione degli attori politici su una serie di misure necessarie, tra cui una Legge Quadro nazionale sul maltrattamento all’infanzia che intervenga in modo sistematico sul fenomeno facilitando la costruzione di politiche intergenerazionali. A ciò si aggiunge l’importanza di disporre di un sistema informativo puntuale sul maltrattamento all’infanzia in grado di approfondire le tematiche legate alla genitorialità, ai gruppi familiari più a rischio e alle condizioni di salute dei genitori e dei bambini, per cogliere la multidimensionalità di un problema che riguarda diversi aspetti della vita quotidiana”, conclude l’AD di Cesvi

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Cesvi è un’organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente, nata nel 1985. Presente in 20 Paesi, opera in tutto il mondo per supportare le popolazioni più vulnerabili nella promozione dei diritti umani, nel raggiungimento delle loro aspirazioni e per lo sviluppo sostenibile. Per la tutela dell’infanzia nel mondo, Cesvi ha creato le Case del Sorriso in Zimbabwe, Sudafrica, Haiti, Brasile, Perù e India: strutture che forniscono servizi e accoglienza a orfani, minori che vivono in strada o in stato di abbandono, e bambini vittime di sfruttamento e violenza anche in ambito familiare. In Italia è impegnato in progetti per l’accoglienza, la tutela e l’inclusione sociale dei minori stranieri non accompagnati e si impegna attivamente per la prevenzione e il contrasto ai fenomeni di maltrattamento infantile. Premiato tre volte con l’Oscar di Bilancio per la sua trasparenza, Cesvi è parte del network europeo Alliance2015.

[1]La povertà in Italia”, Report Istat (2017).

[2] Openpolis (2018): https://www.openpolis.it/la-vulnerabilita-sociale-nelle-citta-metropolitane/ (Fonte: “Istat, elaborazione per commissione periferie”).