Uomini del  Risorgimento Tramutolese

Cultura & Società

Illuministi – Giacobini e Realisti

Vincenzo Renato Petrocelli

La Repubblica Partenopea del 1799, fu solo un lampo di democrazia, trovò nelle nostre genti un ostacolo insormontabile, nell’incapacità delle stesse, a comprendere i rudimentali concetti liberali.

Il 1799 fu un fallimento, non perché vi furono tradimenti o inganni, perché era un movimento senza forza. Ci fu solo la generosa illusione di un gruppo di giovani intellettuali che pretesero di poter attuare in un territorio fortemente arretrato, culturalmente ed economicamente, un regime che non trovava nessuna identificazione territoriale.

Il Pedio sostiene che il moto del 1799 viene represso perché non sostenuto da elementi della borghesia illuminata.

La repubblica del 1799 conserverà sempre, ugualmente, un posto importante nella storia delle rivoluzioni del Mezzogiorno, perché si ripartirà da questo fallimento per avviare il processo Risorgimentale e quello di modernizzazione di uno Stato libero e democratico.

Ecco i protagonisti tramutolesi di quella esperienza:

1) Doctor Utriusque Juri Pasquale Falvella, illuminista, giurista e scrittore il quale tiene studio professionale e scuola di diritto in Tramutola ed a Napoli. Pubblica alcuni saggi e impegnativi libri ed aderisce alla Repubblica Partenopea del 1799.

Pubblica:

  1. a) Per l’Università di Tramutola contro il Clero di Saponara;
  2. b) Per l’Università di Tramutola contro il Real Monastero dei PP Cassinesi di Cava.

2) Pecci Michele nacque in Tramutola. “Uomo d’ingegno e di lettere fornito quanti altri mai“, teologo e grecista, fu ultimo Abate del Monastero di rito greco di Carbone. Morì nel 1807. (S. Spena, Storia del Monastero di Carbone Napoli 1831, p. 111).

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In Archivio di Stato Potenza repertorio del notaio Lorenzo Marino fascicolo n. 1157 anno 1799 pagina 15, è riportato un attestato di coloro che durante la notte del 3 febbraio 1799, piantarono l’albero della libertà nella pubblica Piazza di Tramutola con l’applauso e concorso di tutto il popolo: 3) Francesco Truoccolo,

4) Antonio Laviero,

5) Filippo Vignati,

6) Saverio Cavallo,

7) Giuseppe Casarco,

8) Nicola Truoccolo,

9) Michele Tavolaro,

10) Giuseppe Aulicino,

11) Filippo di Roma,

12) Pasquale Gargano,

13) Vito La Scaleio,

14) Gerardo Ragone.

In Archivio di Stato Potenza repertorio del notaio Domenico Vita fascicolo n. 759 anno 1799 pagine 42-43 e pagine n. 64-65 è riportato un attestato di coloro che il 3 marzo 1799, tagliarono il secondo albero della libertà nella Piazza antistante il Palazzo Abbaziale di Tramutola, facevano parte delle Guardie Realiste:

15) Antonio Lavieri,

16) Giuseppe Lavieri,

17) Michele de Nictolis del galantuomo Alessandro,

18) Francesco Magaldo,

19) Michele Sassano,

20) Gio de Pierri,

21) Magnifico Francesco Troccolo,

22) Pasquale Luca,

23) Francesco Pricolo,

24) Francesco Iorio,

25) Matteo Votta,

26) Marco Lauletta.

27) Viggiani Felice nacque a Tramutola. Artigiano. Aveva bottega di calzolaio a Tramutola. Arruolatosi tra “I Fucilieri di Montagna” nel 1798, l’anno successivo si distinse nella repressione dei moti repubblicani. Conseguito il grado di ufficiale, dopo la caduta della Repubblica Napoletana, ottenne il comando di una compagnia di Granatieri di stanza a Corleto Perticara. Dopo la caduta della monarchia borbonica organizzò le forze antifrancesi di Corleto e dei paesi limitrofi e promosse l’insurrezione antifrancese a Corleto nel luglio del 1806.  Attaccato dal maggiore Casella, rioccupò Corleto il 27 luglio e mantenne questo centro abitato, sino al 7 agosto. Inseguito, venne catturato nel bosco di Corleto il 26 agosto 1806. Ritenuto prigioniero di guerra, usufruì dell’indulto sovrano. (ASP Proc. Pol. 8/12).

Il Pedio (1) con I rei di Stato ci mette a conoscenza dell’esistenza dei “Notamenti” che contenevano il nome, cognome il luogo d’origine e le imputazioni dei singoli “Rei di Stato” del 1799. Ai 1307 Rei Di Stato della Provincia di Basilicata, di cui sei originari di Tramutola, furono contestate le imputazioni dal Visitatore Marchese della Valva che ebbe ampi poteri per individuare e punire chi si fosse reso colpevole di ” lesa Maestà”.

Ecco i sei(2)  “Rei di Stato” Tramutolesi:

28) Cunto Francesco Paolo, legale, alla notizia che i Francesi avevano invaso il Regno, manifestò il suo animo repubblicano e l’odio contro la Sovranità con maldicenze;

29) De Rautiis Nicola, proprietario, aveva sposato Rosa Castelli. Insinuò il Popolo a democratizzarsi. Suo figlio Filippo, nel 1816, era iscritto nel ruolo dei contribuenti per un imponibile di ducati 548,70;

30) Marino Michele di Antonio, proprietario, con il fratello Raffaele era iscritto nel ruolo dei contribuenti del 1816, per un imponibile complessivo di ducati 135,94. Marino Michele, da non confondersi con il suo omonimo il quale, nel 1821, aveva bottega di <pizzicagnolo> in Tramutola. D. Michele Marino sedusse il Popolo dopo la piantagione del primo albero, doversi uno nuovo piantare, come avvenne;

31) Marino Valente, dottore in legge, insinuò al Popolo massime repubblicane e con minacce fece piantare l’albero;

32) Marotta Domenico, avuto notizia dell’invasione dei Francesi si diede premura di stabilire la democrazia con la piantagione dell’albero. Tra i 304 <possidenti> della regione aventi una rendita superiore a 200 ducati, nel 1809, venne incluso nell’elenco degli eleggibili al Parlamento Nazionale Seggio dei Possidenti e, l’anno successivo, fu chiamato a far parte del Collegio Elettorale dei Possidenti della Basilicata. Suo figlio Michele Arcangelo, nel 1816, era iscritto nel ruolo dei contribuenti per un imponibile di ducati 363,53.

33) Pascarella Francesco, sacerdote, <amministratore> di Nicola De Rautiis, cospirò per la democrazia. Si diede premura per la piantagione dell’albero.

Il risveglio degli ideali e della vita attiva, porta anche al risveglio della letteratura dialettale che avrà come epilogo la sfortunata repubblica napoletana del 1799. Quindi ogni sforzo veniva represso con la forza e si riempivano le carceri di poveri contadini lucani.

Un canto popolare dialettale politico, dell’epoca borbonica diceva:

Li carcere di Tran so fatt’ a cancell

che dorme e chi veglia e chi fa infamità.

Tre acene de pasta, du brore nu cuppin

pì ind’ all’indestin lì sent cammenà.

E lu capistanza se chiama Migliaccia

e tene na faccia ca fa infamità.

Li carcere de tran, tribunale di Matera

chi dorm e chi spera

chi spera de nun turnà.

Carogna carogna, m’avir abbandunà

ma si iesc’ da sta fogna ve l’aggia fa paà.

Li carcere de Tran, tribunale de Potenza

chi dorme e chi pensa, chi pensa de scappà.

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Carbonari, Cospiratori e delinquenti comuni

Le riforme attuate nel decennio francese nel Regno di Napoli (1806-1815), anche nella Provincia di Basilicata, trasformarono tutto rapidamente, gli ordini civili, gli usi e i costumi. Il capoluogo della Provincia fu trasferito da Matera a Potenza, furono promulgati nuovi codici e soppressi i monasteri, soprattutto fu abolita la feudalità.

La Carboneria interveniva a sconvolgere un assetto d’ordine costituito. L’adesione alla società segreta consentiva d’acquisire idee di libertà e di trasformazioni sociali, perciò è interessante sapere chi erano gli uomini e perché aderivano alla Carboneria. E’ necessario tener conto delle classi che la composero, considerato come tra gli aderenti prevalessero elementi della borghesia e del clero.

Il Carbonaro era persona incorruttibile, come il carbone in fiamma. I germi maturano già nella esperienza degli esuli del 1799.

La Carboneria, società segreta, si proponeva di formare nel popolo una coscienza nazionale, d’infondervi l’odio alla tirannide e destarvi il desiderio della libertà e dell’indipendenza. Il programma di rivolta dei club giacobini si può riassumere in queste finalità: rovesciare la religione e la monarchia; istituire una repubblica popolare ed uccidere i sovrani. Ebbe inizio, il movimento rivoluzionario, nel dicembre del 1792.

Tra i documenti  dell’organizzazione “La Scuola dei Costumi” di Marsico, organizzazione che incominciava appena a  manifestarsi, come testimoniano i documenti delle sedute, apprendiamo dell’importanza della vendita di Tramutola denominata “Grumentina”, la quale figura al primo posto tra quelle operanti e già perfettamente organizzate sin dal 1807 in Basilicata e dipendente da Salerno. Infatti, il 26 aprile 1808, l’assemblea carbonara “La Scuola dei Costumi” di Marsico, discute della necessità dell’apertura della corrispondenza federativa con la “Magna Grecia” per mezzo della Tribù “Grumentina” di Tramutola. Facevano parte della Tribù “Grumentina” le seguenti persone appartenenti alla popolazione agiata di Tramutola:

1) Falvella Michele di Pasquale Maestro;

2) Falvella Michele di Giovambattista Maestro;

3) Falvella Vincenzo Maestro.

Dal 1806 al 1815, lo Stato aveva abolito la feudalità, soppresso i monasteri, liberalizzato il commercio. Era stato fondato una burocrazia di tipo moderno ed offerto alla borghesia la possibilità di far parte delle amministrazioni dello Stato. La graduale sostituzione dell’agricoltura alla pastorizia contribuì a far passare i capitali dalle mani dei nobili e del clero in quelle dei proprietari. Fu allora che una classe di industriosi “galantuomini” si arricchì rapidamente, cominciò ad avere una propria coscienza di classe, ma questa evoluzione si interruppe con il ritorno del Borbone. Infatti, nell’anno 1815 ritornato il Borbone sul trono di Napoli, la setta dei Carbonari risorge in Salerno e Provincia di Lecce. In Basilicata uno dei paesi più accaniti, come detto sopra, fu Tramutola, che si eleva in Tribù, con a capo D. Giuseppe Falvella, antico settario, e che nel decennio francese aveva ben saputo fare i suoi affari con tutti della sua famiglia. Tramutola e gli altri paesi vicini avevano diretta corrispondenza con Salerno sotto la denominazione di Tribù “Agrinopoli”.

Solo notizie generali chiariscono la portata della diffusione e composizione della Carboneria in Basilicata dal 1815 al 1820, infatti i particolari sul numero, le relazioni delle vendite operanti in vari centri, sono scarsi e frammentari. Dei 24 centri di Carboneria, tra i più vitali e attivi nella Provincia, vi é quello di Tramutola che, dal 1815, inizia una nuova corrispondenza con le autorità salernitane. (manoscritto Cenno Storico della introduzione delle Sette del Capitano Martelli)(3).

Si pone la necessità di considerare i riflessi sulle diverse classi sociali delle riforme attuate nel decennio francese e della politica della restaurazione borbonica che favorendo gli uni e scontentando gli altri, procurarono nuovi adepti alla cospirazione. Con l’inizio del decennio francese, la Carboneria fu lotta antifeudale ed antiborbonica di stampo illuministico-carbonara, poi di tipo Liberal-Risorgimentale, fino ai moti del 1821-2.

Il 6 novembre 1820, la Tribù Acri di Tramutola diffonde la Circolare 83 “Chiamata alle Armi”, chiamando al dovere per il bene della Patria, gli iscritti delle Tribù a cui era spedita la Circolare. Come si evince, il nome della Tribù di Tramutola, muta il suo nome da Tribù Agrinopoli in Tribù Acri, forse a seguito di una scissione. Il portale ornamentale che ancora oggi si osserva in Largo Cesine di Tramutola, con lo stemma della Carboneria A.D. 1820 e lo scritto CONCORDIA FRATRUM (la casa nascerà dalla concordia dei fratelli) con tre simboli sovrastanti lo scritto, compasso, stile ed al centro il cuore, qui si concentra l’attenzione per i moti e le insurrezioni degli anni 1820-21. Questo portale indica che la Carboneria di Tramutola si era spogliata delle formule e delle pratiche misteriose con il diventare quasi un partito politico che operava alla luce del sole.

Di questo periodo fanno parte della Carboneria le sottonotate persone:

1) Cesario Vincenzo nacque a Tramutola il 1785 dignitario carbonaro dopo il 1820 fu schedato negli “Scrutini di Polizia”.

2) Pecci Francesco nacque in Tramutola verso il 1785. Proprietario. Affiliato alla Carboneria e coinvolto nei fatti svoltosi a Tramutola nel 1820-21, venne schedato negli “Scrutini di Polizia”. (ASN Min. Pol. vol. 68, n. 5005).

3) Scavone Gerardo nacque a Tramutola verso il 1780. Affiliato alla Carboneria nel 1820, venne schedato negli ” Scrutini di Polizia”. (ASN Min. Pol. vol. 68, n. 6057).

Non solo le sette e i circoli patrioti preoccupavano i regnanti di Napoli, ma ancora di più il dilagare del brigantaggio comune, che rimaneva sempre un fattore delinquenziale causato dall’alternanza di governi deboli, accentratori e faziosi. Uno dei delinquenti comuni, di origine Tramutolese fu:

1) Votta Saverio che nacque a Tramutola. Contadino, conosciuto come Caccavone. Nel 1819 organizzò una numerosa banda armata che operò nell’Alta Val d’Agri. Cadde l’8 settembre del 1829 in uno scontro con la Guardia Urbana di Moliterno in agro di Viggiano. (ASP, “Giornale Intendenza Basilicata”).

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Patrioti e Setta Mazziniana

Nell’anno 1830 in Tramutola la Carboneria non esisteva più. Alla vecchia Carboneria si sostituiva gradatamente una organizzazione nuova più adatta ai tempi che si sarebbe opposta nei moti del 1848, alla monarchia assoluta, ed avrebbe portato a termine il processo di unificazione dell’Italia.

Andrea Nicola Vincenzo Lombardi, è figura rappresentativa della borghesia colta meridionale della prima metà dell’800, è oltre che cultore di archeologia, profondo conoscitore di diritto pubblico e problemi economici-sociali, in altre parole appartiene ai progenitori di quella che Gramsci ha icasticamente chiamato “piccola borghesia umanistica meridionale”, fornito di eccellente istruzione classica, sostenitore dell’Unità Nazionale.

Soltanto più tardi, dopo qualche tentativo diretto ad illustrare le condizioni economico-sociali dei paesi lucani, quando nel 1830, Andrea Lombardi, assume la presidenza della Società Economica di Basilicata, intorno ai suoi propositi ed ai suoi programmi si suscita un certo interesse ai problemi economico-sociali della regione.

Scrive un saggio sulla antica Lucania che, Andrea Lombardi, evitando le inesattezze in cui erano incorsi altri studiosi, costituisce una prova della serietà con cui in Basilicata alcuni studiosi di storia patria conducono le loro ricerche.

Nel 1848, sostiene i moti liberali, appoggiando le idee di Vincenzo d’Errico. Morì a Potenza nell’anno 1849 e venne commemorato dal patriota Rocco Brienza.

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Dopo il 1831 alcuni tramutolesi divennero seguaci di Giuseppe Mazzini e si iscrissero alla “Giovane Italia”.

Venne il 1848 e a Potenza sorse il Circolo Costituzionale Lucano ed ebbe come presidente Vincenzo d’Errico.

Negli anni successivi vi furono molti imputati politici per i fatti del 1848.

1) Vignati Francesco nacque a Tramutola. Amministratore del Monte Frumentario di Tramutola, nel 1848 aderì al movimento liberale e “si tenne in relazione con alcuni profughi calabresi”. Destituito dalla carica, fu incluso tra gli attendibili politici e sottoposto a sorveglianza di polizia. (ASP, Int. Bas., 13/205 f. 162; 13/208 f. 170.)

2) Vita Antonio nacque a Tramutola. Nel 1848 “appena promulgata la Costituzione, stando a Potenza, si rese in Patria con coccarda tricolore gridando Viva la Costituzione”. Fu incluso tra gli attendibili politici e sottoposto a sorveglianza di polizia. (ASP Int. Bas. 13/218, f. 55).

3) Consoli Andrea “galantuomo” decurione di Tramutola nel 1848 aderì al movimento liberale.

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Nell’Archivio di Stato di Potenza, fra gli atti storici, è conservato il fascicolo N° 157/11(4) relativo al processo politico dell’anno 1858, per fatti del 1856 a carico di:

1) Luigi Leonardo Francesco Giorgiomarrano fu Giuseppe d’anni 34; nacque in Tramutola il 18 marzo 1824, avvocato, fu incluso tra gli “attendibili” politici dopo il 1848 e, nel 1858, con i fratelli Antonio e Pasquale, fu coinvolto in un processo per “cospirazione” conclusosi il 7 gennaio 1859 con un provvedimento di archiviazione. Nell’agosto del 1860 partecipò ai moti insurrezionali e, il primo settembre, fu nominato dal Governo Prodittatoriale, giudice Circondariale a Stigliano;

2) Antonio Giorgiomarrano fu Giuseppe d’anni 24;

3) Pasquale Giorgiomarrano fu Giuseppe d’anni 21;

4) Vincenzo Montefusco fu Antonio d’anni 63.

I fratelli Giorgiomarrano erano accusati di “attentato contro la sicurezza interna dello Stato mercé associazione illecita organizzata in corpo e vincolo del segreto, costituente la setta Mazziniana in Tramutola e Saponara dal 1856 al 1858″.

Il processo, nel quale furono coinvolti i fratelli Giorgiomarrano, si chiuse con un provvedimento d’archiviazione il sette gennaio 1859.

Dopo la guerra di Crimea e dopo il fallimento della Spedizione di Sapri, i patrioti abbandonarono il programma mazziniano ed accettarono la formula di Giuseppe Garibaldi “Italia e Vittorio Emanuele”.

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Uomini dell’insurrezione agosto 1860

Nel 1854 si costituì a Napoli un Comitato “mazziniano” di cui fece parte anche Giacinto Albini con il compito di preparare l’insurrezione in Basilicata, perciò divise la provincia di Basilicata in dieci centri secondari cui faceva capo un certo numero di paesi.

Tramutola fu centro secondario insieme con altri nove paesi: Rotonda, Castelsaraceno, Senise, Corleto Perticara, Miglionico, Tricarico, Avigliano, Genzano e Potenza.

A Tramutola, quale centro secondario, facevano capo i seguenti comuni: Brienza, Marsiconuovo, Marsicovetere, Moliterno, Montemurro, Pietrafesa (Satriano), Saponara (Grumento Nova), Sarconi, Sasso Castalda, Tramutola e Viggiano.

La sede del centro rivoluzionario lucano fu stabilito a Montemurro fino al 16 dicembre 1857, giorno in cui il gravissimo terremoto sconvolse la Lucania e distrusse Montemurro. Quindi la sede fu trasferita a Corleto Perticara.

Al centro rivoluzionario lucano, facevano capo nella massima parte, i liberali del 1848 ed una schiera di giovani volenterosi.

Fra questi giovani entusiasti, erano presenti i fratelli Giorgiomarrano di Tramutola, con i quali Albini era imparentato per parte di madre. Il “dottor fisico” Giuseppe Giorgiomarrano sposò Marianna De Filippis, appartenente a famiglia originaria di Corleto Perticara, imparentata anche con i Lacava dello stesso comune.

Il mio scopo non è quello di dimostrare o negare la presenza in Tramutola d’uomini che si sono battuti per l’indipendenza e l’Unità d’Italia, ma capire le aspirazioni e gli atteggiamenti dei diversi ceti sociali, nel periodo del Risorgimento.

Innanzi tutto penso che, il Risorgimento fu soprattutto un fenomeno economico-sociale, tant’è che alla ricca borghesia interessa al che nessuna trasformazione fosse attuata nell’ordinamento sociale ed economico della Provincia di Basilicata.

Di questa borghesia faceva parte la “nobiltà” di Tramutola che operava affinché la monarchia borbonica fosse dichiarata decaduta per conservare il suo posto nella vita sociale ed economica: era l’epoca dello status quo, il “signore” si accontentava di conservare ciò che aveva.

Accanto a queste ricche famiglie di possidenti, chiamate gentilizie, vi erano le famiglie dei galantuomini, vale a dire dei proprietari che non conducevano direttamente i propri beni fondiari, con aspirazioni di ingrandire la propria rendita fondiaria.

Seguivano le famiglie dei maestri artigiani che aspiravano a diventare proprietari, così i proprietari di bottega e quelle dei mercanti.

Infine, quelle dei coltivatori della terra: massai, coltivatori, campagnoli, braccianti, valani che aspiravano alla divisione dei terreni demaniali in territorio marsicano.

Occorre distinguere, ancora tra chi si pose tra i liberali del movimento del 1848 e chi invece al servizio dei Borboni fino al maggio 1860, seguendo i fatti del momento, diventano anti borbonici e quindi sono “patrioti” e liberali.

Queste famiglie mutano il loro rapporto, con la monarchia borbonica, al solo scopo di difendere i propri privilegi e di accrescere le proprie ricchezze.

Così la borghesia liberale, nel maggio 1860, si avvicina ai ceti popolari per non averli avversari nella crisi politica che si annuncia in tutta la Provincia di Basilicata, dopo la partenza di Garibaldi per la Sicilia.

Le famiglie gentilizie promettono alla piccola borghesia, ai maestri di bottega e agli artigiani, maggiori diritti ed un’ampia partecipazione alla vita municipale del paese ed ai contadini lasciano sperare che il “Generale” distribuirà loro, le terre demaniali.

Queste promesse consentono di ottenere i risultati che le famiglie gentilizie si prefiggono, in pratica di non avere aperti oppositori i ceti popolari.

Questi, il popolo, ignorante, pieno di pregiudizi e di superstizione, credette alle promesse, che poi non furono e non potevano essere mantenute.

Intanto il 30 luglio 1860, l’Intendente di Basilicata nomina alla carica di Decurione del Comune di Tramutola, le seguenti persone:

  1. Antonio Giorgio Marrano fu D. Giuseppe;
  2. Pasquale Rautiis fu D. Filippo;
  3. Donato Guarini fu D. Nicola;
  4. Michele Greco di D. Domenico;
  5. Francesco Vignati di D. Vincenzo;
  6. Giuseppe Aulicino fu Saverio;
  7. Francesco Marigliani;

Raffaele Ginefra;

Francesco Luca;

Pasquale De Nictolis;

  1. Francescantonio Collutiis;
  2. Filippo Mazziotta;

in pari data sono nominati sindaco, primo eletto e secondo eletto:

Sindaco D. Domenico Guarini fu D. Nicola;

primo eletto D. Vincenzo Luzzi di D. Giuseppe;

secondo eletto D. Giambattista Cotinella fu D. Giuseppe.

A Tramutola venivano nominati i nuovi amministratori comunali, dal Governo Borbonico, quando il popolo cospirava o consentiva ai cospiratori di organizzare il futuro dell’Unità d’Italia.

Il tredici agosto 1860, Giacinto Albini di ritorno da Napoli, insieme al garibaldino Mignogna di Taranto ed il colonnello dell’esercito nazionale Camillo Boldoni, furono a Tramutola, perché diretti a Corleto Perticara, sede del centro rivoluzionario lucano.

Qui, a Tramutola, Antonio Giorgiomarrano, fratello di Luigi, aderente al Comitato d’Azione, promotore per la costituzione di un circolo a Tramutola, “Circolo Repubblicano”, il dodici agosto 1860, prima dell’arrivo di Giacinto Albini, il circolo si era costituito in governo provvisorio dichiarando decaduta la monarchia del Borbone.

Era questo un atto che si poneva in contrasto al programma di Garibaldi: ITALIA e VITTORIO EMANUELE.

Se ogni comune, ogni città d’Italia avesse portato avanti il programma repubblicano avremmo avuto una serie di proclami assembleari molto difficili da gestire.

Il movimento Repubblicano tramutolese assume un carattere moderato specialmente per i rapporti politici e familiari esistenti tra i Giorgiomarrano ed Albini, il quale aderendo al Comitato d’Ordine, finisce con l’accettare il programma unitario ispirato a Cavour.

Il Circolo Repubblicano tramutolese era costituito da uomini che si uniformarono alle direttive del potere centrale, del Comitato d’Ordine, e che solo per scopo egoistico e per spirito di conservazione, si erano schierati contro la monarchia del Borbone.

Il Circolo ebbe come scopo quello di raccogliere intorno al programma del Comitato d’Ordine, tutti gli elementi della ricca borghesia tramutolese, o quasi.

Così, il tredici agosto 1860, otto giorni prima, che Garibaldi attraversa lo stretto di Messina, Tramutola aveva dichiarato decaduta la monarchia dei Borboni, ma solo il sedici agosto, a Corleto Perticara, fu proclamata in forma solenne l’UNITA’ d’ITALIA.

Il Governo Provvisorio di Tramutola, promosso da Giorgiomarrano, nonostante il programma democratico e repubblicano si sciolse tre giorni dopo a Corleto Perticara e i repubblicani di Tramutola aderirono all’iniziativa dell’Albini, ponendosi a disposizione del Governo Insurrezionale di Corleto Perticara.

Tramutola, come detto innanzi, fu sottocentro del Comitato Insurrezionale e membro di questo Comitato fu Vincenzo Arnone nato a Brienza il 1829, di sentimenti radicali. Egli nell’agosto del 1860 ebbe il comando militare dal colonnello Boldoni, con il grado di maggiore delle forze insurrezionali del sottocentro di Tramutola, che costituirono la III colonna lucana. Di questa colonna fu nominato capitano, Antonio Lorenzo Giorgiomarrano di Tramutola, ed il fratello Pasquale luogotenente, che insieme con altri tramutolesi il sei settembre si recarono ad incontrare Garibaldi al Fortino di Lagonegro e nella stessa giornata furono testimoni ad Auletta della nomina da parte di Garibaldi a Giacinto Albini di “Governatore della Basilicata con poteri illimitati”.

Poi la III colonna lucana delle forze insurrezionali fu distaccata nell’alta Basilicata, verso Sant’Angelo dei Lombardi.

Nell’elenco nominativo che segue, sono trascritti i nomi degli uomini che parteciparono alla riunione del Circolo Mazziniano di Tramutola, il 12 agosto 1860, indetta dai fratelli Giorgiomarrano, nonché uomini appartenenti al Centro Secondario Mazziniano della Val d’Agri che il 13 agosto dichiararono decaduta la monarchia del Borbone. Gli insorti, poi, accorsero a Potenza il 18 agosto 1860, con Pasquale Giorgiomarrano e furono aggregati alla III Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che operò nell’alta Basilicata.

Ma, chi erano i Giorgiomarrano? Erano uomini che appartenevano alla piccola borghesia ed erano a contatto sia con la borghesia, più ricca, che con gli artigiani e commercianti e nullatenenti. Rappresentavano la cerniera della società tramutolese in cui la realtà era costituita da tre o quattro famiglie ricche, una piccola borghesia in cerca di potere locale e provinciale, artigiani e commercianti al servizio della borghesia e il resto nullatenenti. Era il feudalesimo che non era ancora morto e la ribellione del popolo nasceva da una vera e propria disperazione che veniva controllata dalla piccola borghesia che incanalò, questa disperazione,  nell’insurrezione dei fatti dell’ agosto 1860. Poi con il Governo Prodittatoriale che si schiera dalla parte del più forte, spinge alcuni nullatenenti ad abbandonare le proprie case e a rifugiarsi nei boschi dove incontrano militari ex borbonici con gli stessi problemi dei contadini, è il brigantaggio, che a Tramutola assume una forma molta ridotta, anzi, delinquenza comune.

Arnone Vincenzo componente del Comitato insurrezionale del Sottocentro di Tramutola sebbene di sentimenti radicali, nell’agosto 1860 ebbe il comando militare, con il grado di Maggiore delle Forze Insurrezionali di Brienza, Marsiconuovo, Marsicovetere, Moliterno, Montemurro, Pietrafesa, l’attuale Satriano, Saponara, Sarconi, Sasso C., Tramutola e Viggiano che costituirono la III Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che fu distaccata nell’alta Basilicata verso Sant’Angelo dei Lombardi.

1) Giorgiomarrano Pasquale Francesco Vincenzo nacque in Tramutola il 17 gennaio 1837. Nell’agosto del 1860 dopo la costituzione a Tramutola del Governo Provvisorio, seguì a Potenza gli insorti che vennero aggregati alla II colonna delle Forze insurrezionali lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone. Luogotenente della Guardia Nazionale, dopo il 1860, si distinse nella lotta contro il brigantaggio.

2) Giorgiomarrano Antonio Lorenzo

3) Pecci Giuseppe Antonio nacque a Tramutola. Proprietario. Nel 1860 accettò il programma del Comitato dell’Ordine, il 12 agosto partecipò alla riunione indetta dai fratelli Giorgiomarrano nella quale si dichiarò decaduta la monarchia borbonica e sergente della Guardia Nazionale, fu tra gli insorti che, accorsi a Potenza con Pasquale Giorgiomarrano, vennero aggregati alla III Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone.

4) Parente Francesco Saverio nacque a Tramutola. Nell’agosto del 1860 seguì gli insorti di Tramutola che con Pasquale Giorgiomarrano accorsero a Potenza e vennero aggregati alla III Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone.

5) Pesce Giuseppe nacque in Tramutola. Nell’agosto del 1860 seguì gli insorti che vennero aggregati alla III Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone.

6) Russo Carlo nacque a Tramutola Caporale della Guardia Nazionale, nell’agosto del 1860 accorse a potenza con Pasquale Giorgiomarrano e venne aggregato alla III Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone.

7) Salvo Raffaele nacque a Tramutola. Nell’agosto del 1860 seguì gli insorti che, accorsi a Potenza con Pasquale Giorgiomarrano, vennero aggregati alla III Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone.

8) Vita Francesco nacque a Tramutola. Milite della Guardia Nazionale nell’agosto 1860 accorse con Pasquale Giorgiomarrano a Potenza e fu aggregato alla II Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone. Partecipò successivamente alla repressione del brigantaggio e cadde in uno scontro contro la banda di Federico Aliano di Paterno.

9) Zeo Giuseppe nacque a Tramutola. Milite della Guardia Nazionale, nell’agosto del 1860 seguì gli insorti che, con Pasquale Giorgiomarrano, vennero aggregati alla III Colonna delle Forze Insurrezionali Lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone.   

10) Allegrossi (Allerossi) Francesco Saverio nel 1860 aderì al movimento insurrezionale ed arruolatosi nella brigata Basilicata seguì Garibaldi sul Volturno;

11) Albano Giovanni nell’agosto del 1860 fu tra gli insorti di Tramutola con Pasquale Giorgiomarrano, seguirono la III colonna delle forze insurrezionali lucane che operò al comando di Vincenzo Arnone;

12) Buono Michele come Albano Giovanni

13) Cavallo Saverio              ”

14) Ciuffi Pietro                   ”

15) D’Agrosa Saverio           ”

16) Danza Francesco            ”

17) De Chiara Pietro            ”

18) De Rosa Antonio           ”

19 De Rosa Giuseppe          ”

20) Ferretti Francesco          ”

21) Fiatarone Giuseppe        ”

22) Fiatarone Luigi              ”

23) Filella Marco                 ”

24) Fusaro Antonio             ”

25) Gallo Saturno                ”

26) Iacovino Angelo

27) Luzzi Michele

28) Grippo Antonio

29) Laurino Felice

30) Leopaldi Antonio

31) Marinelli Davide Eustachio

32) Marotta Michele

33) Martini Michele

34) Milone Michele

35) Calvello Giuseppe

36) Calvello Nicola fratello di Giuseppe, seguirono Garibaldi sul Volturno

37) Falvella Michele

38) Notaroberto Antonio

39) Falvella Giuseppe

40) Falvella Miche Giuseppe

41) Falvella Vincenzo

42) De Lorenzo Felice

43) De Lorenzo Francesco

44) Guarino Michele

45) Graini Donato

46) Guarino Domenico

47) Iacovino Paolo

48) Iacovino Pasquale

49) Iacuzzi Agnello

50) Iacovino Paolo

51) Marigliano Pasquale

52) Marotta Domenico

53) Marotta Pietro

54) Massaro Luigi

55) Notaroberto Vincenzo Nicola

56) Ruoti Vincenzo di Rocco nacque a Tramutola nel 1833. Artigiano. Aveva bottega di falegname a Tramutola. Nel 1861 raggiunse Crocco a Lagopesole. Arrestato a Venosa nell’aprile per rispondere di ” attentato ad oggetto di cambiare e distruggere la forma di Governo eccitando i regnicoli ad armarsi contro i poteri dello Stato suscitando la guerra civile tra i regnicoli inducendoli ad armarsi per portare la devastazione, la strage nei Comuni dello Stato contro una classe di persone”, usufruì dell’amnistia del 17 novembre 1863. (ASP Pro. Pol. 278-280)

Il lungo elenco dei nostri “patrioti” è stato già pubblicato da Tommaso Pedio nel suo Dizionario. La “lista dei patrioti tramutolesi” rinviene dall’elenco di proprietari e liberi professionisti che hanno fatto parte della Guardia Nazionale, nominata dal Borbone. Quindi intorno a questi “patrioti” è stato creato un’aureola di patriottismo in individui che, divenuti liberali soltanto nella primavera del 1860, assunsero e mantennero posizione di preminenza nel nuovo regime.

A Tramutola in Piazza del Popolo, sulla parete del palazzo Municipale, dove è murata la lapide dedicata ai caduti della Grande Guerra, é stata posata una lapide commemorativa, riferito ai fatti risorgimentali del 13 agosto Tramutolese del 1860. L’idea, di posare una lapide commemorativa, nasce per ricordare alle future generazioni che Tramutola era insorta il 13 agosto 1860 e aveva dichiarato decaduto il regno del Borbone proclamando la Municipalità Repubblicana nel solco della Rivoluzione Francese e la costituzione di uno Stato Repubblicano. In quella circostanza, infatti, venne esposta, per la prima volta in Basilicata, una bandiera tricolore Mazziniana, ornata con l’immagine di una donna, con chiaro riferimento alla Repubblica. Oggi quella storica bandiera è custodita all’interno del palazzo Municipale di Tramutola, riposta in una teca, che la protegge dall’usura del tempo.

Invece, il contenuto e la grandezza fisica della lapide, non hanno offerto il risultato commemorativo per cui venne deciso di murare tale lapide. Chi scrive ha partecipato alla discussione politica per la posa della lapide, cioè ha partecipato ad una riunione di Giunta Comunale, dove si era stabilito di mettere in risalto il ruolo di Tramutola nel Risorgimento con la proclamazione della Municipalità Repubblicana. Invece, si è voluto posare una lapide, che già per dimensioni, offende quella dei caduti della Grande Guerra.

Tutti quei nomi riportati su quella lapide, di cui all’elenco innanzi, sono nomi di persone che parteciparono ad una assemblea indetta dal Circolo Mazziniano di Tramutola, diretto dai fratelli Giorgiomarrano con l’intervento di Giacinto Albini, Nicolò Mignogna e Camillo Boldoni, provenienti da Napoli e diretti a Corleto Perticara, il 13 agosto 1860. Non è il caso di scendere in polemica con gli autori di quell’elenco della lapide, in quanto questi accettano la ricostruzione dei fatti del 1860, così come ci vengono narrati da cronisti e memorialisti liberali, i più divenuti tali soltanto dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia. Gli autori dell’elenco della lapide posata a Tramutola, non si accorgono che i cronisti liberali, sono interessati ad ingraziarsi il nuovo regime e a far dimenticare la loro devozione al Borbone. Questi nostri memorialisti liberali di Basilicata, hanno spesso alterato la verità e creato fatti e circostanze che non rispondono al vero. Contro questo mito e, a ridimensionare l’adesione delle popolazioni lucane e in esse quella di Tramutola, alla lotta per l’Unità d’Italia, sono studiosi che non si lasciano suggestionare dalla falsa e nociva retorica che caratterizza la produzione storiografica che vuole la Basilicata sempre attivamente nella lotta contro il Borbone. Nel 1910, quando Potenza celebrò il cinquantenario della “Rivoluzione lucana”, Francesco Saverio Nitti si rifiutò di aderirvi per non avvalorare – tenne a precisare – le “menzogne” e le “falsità” che, “in una retorica cafonesca e volgare“, caratterizzano gli studi e la produzione storiografica sul Risorgimento lucano. Inoltre, dice Tommaso Pedio, in merito alla documentazione pubblicata da Michele Lacava: “non possiamo certo accettare quella documentazione che altera la verità storica e con la quale si è riusciti a creare un alone di patriottismo in individui che, divenuti liberali soltanto nella primavera del 1860, assunsero e mantennero posizione di preminenza nel nuovo regime“.

La colonna degli insorti che partì da Corleto Perticara e tra questi gli uomini di Tramutola, per recarsi a Potenza il 18 agosto, arrivò a Potenza a sera, che era buio, quando tutti i fatti del giorno si erano già svolti. Parteciparono alla baldoria generale che durò alcuni giorni. Poi furono intruppati nella Brigata Basilicata che fece ingresso a Napoli il 19 settembre 1860, con indumenti bizzarri e pittoreschi e in armi da caccia e da museo. Poi si spostò sul Volturno per l’assedio di Capua. La Brigata Basilicata si sciolse, quando l’esercito Meridionale di Garibaldi, si sciolse, dopo l’incontro di Teano 26 ottobre 1860, tra V.Emanuele II e Garibaldi.

Fu un atto d’ingratitudine nei confronti dei volontari che avevano seguito il generale.

Muore la monarchia del Borbone e nasce la supremazia Piemontese. “Era il tempo che alla poesia della lotta generosa succede la prosa del riordinamento e degli interessi: all’epopea degli Eroi, l’epopea dei ranocchi” (Giacomo Racioppi).

Necessita porre rimedio e, penso, che l’occasione può essere, a partire dal 13 agosto 2020, cioè nel centosessantesimo degli eventi tramutolesi. In quella occasione la lapide potrebbe essere sostituita con una targa commemorativa che metta in risalto il ruolo di Tramutola nel risorgimento italiano, avendo proclamato la Municipalità Repubblicana, che fu una generosa utopia travolta dalla forza degli eventi e che nell’ambito delle manifestazioni per i 160 anni dell’Unità d’Italia, viene rivendicata dalla Storia. Propongo lavori considerati idonei anche alla risoluzione del problema architettonico, avviando una serie di consultazioni, per mettere a punto una soluzione di restauro. Con il restauro dovrà seguire lo smontaggio della porzione inferiore della lapide.

 (1) T. Pedio- Uomini Aspirazioni e contrasti nella Basilicata del 1799 – I Rei di Stato Lucani- F.lli Montemurro Editori Matera 1961.

(2) cfr. mio articolo sul blog: Moti Tramutolesi del 1797 e 1799.

(3) Maria Antonietta De Cristoforo La carboneria in Basilicata Edizioni Osanna Venosa.

(4) cfr. mio articolo sul blog: Tramutola nel Risorgimento italiano.