Confusione sulla preghiera, creata da Gesù

Politica & Diritti

«Vincendo la comprensibile ritrosia, don Mauro Leonardi ha dedicato uno degli ultimi post del suo blog “Come Gesù” (tinyurl.com/y3yhm49p ) alle intenzioni di preghiera che egli raccoglie quotidianamente, intorno all’ora del Vespro, sull’omonima pagina Facebook, per portarle al Signore durante la Messa che celebrerà il mattino dopo. Su scala minore la cosa succede su molti altri profili e pagine dei social network, legati a preti e parrocchie o anche a religiosi e alle loro comunità, maschili e femminili. Ma qui su “Come Gesù” le proporzioni sono impressionanti: ogni giorno, intorno a seimila».

Sono le prima righe di un articolo di Guido Mocellin, apparso su Avvenire ( 8 maggio). Il giornalista conclude così: «Poi, più freddamente, mi sono chiesto di che cosa si nutra la fiducia che viene riposta in questa “nuova” forma di preghiera, che è personale (come quella che si lascia, scritta, nei santuari) ma insieme è la più pubblica che la vita della Chiesa abbia mai conosciuto. Non credo che c’entri la fiducia nella persona di chi intercede, che sia il popolare don Mauro o qualche sconosciuta suor Chiara. Mi pare piuttosto che sia in gioco una speranza: che non solo l’intercessore, ma l’intera comunità virtuale, potenzialmente illimitata, leggendo l’intenzione di preghiera la faccia propria e la presenti a Dio». Bene, e Dio che fa quando gli vengono presentate le migliaia di preghiere? Le esaudisce tutte? Oppure alcune sì e alcune no, come nessun padre farebbe ricevendo preghiere dai propri figli? Ma che pasticcio.

Trascrivo la lettera che, riguardo all’iniziativa di don mauro Leonardi, scrissi ne marzo del 2014.

«Caro Gesù, sul blog “come Gesù” del sacerdote Mauro Leonardi, alcuni frequentatori sono un po’ perplessi riguardo alla preghiera. Un signore, il quale dichiara di pregare anche per trovare il parcheggio (ovviamente a scapito di un altro povero disperato macchinista che ha lo stesso problema), chiede: “Ma allora serve o non serve pregare?”. Insomma fanno un po’ di confusione. In realtà, caro Gesù, la confusione l’hai creata tu. Gli apostoli non ti chiesero chiarimenti, e quindi te li chiedo io, sperando che tu mi risponda in qualche modo. Le perplessità non riguardano la preghiera intesa come un incontro degli uomini col Padre, ma la preghiera di petizione. Vale a dire la preghiera di colui che vuole ottenere qualcosa dal Padre. Ora, tu hai insegnato agli apostoli a chiedere il pane quotidiano (Padre Nostro), hai anche detto che bisogna insistere nella preghiera: “Chiedete e vi sarà aperto; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede ottiene, chi cerca trova, a chi bussa viene aperto. Tra di voi, quale padre darà a suo figlio che lo richiede, un serpente invece che un pesce?” (Lc 11, 9 – 11). Però, caro Gesù, hai anche detto: «Non vi angustiate, dunque, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo?” oppure: “Di che ci vestiremo?”.  Tutte queste cose le ricercano i gentili. Ora sa il Padre vostro celeste che avete bisogno di tutte queste cose.  Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste altre cose vi saranno date in sovrappiù.  Non vi angustiate dunque per il domani, poiché il domani avrà già le sue inquietudini. Basta a ciascun giorno la sua pena»  (Mt 6,31 – 34). Dunque, caro Gesù, se il Padre sa perfettamente che ho bisogno, non di parcheggio ovviamente, che fa un po’ ridere, ma di cose serie, e me le dà lui spontaneamente, e io non devo assolutamente preoccuparmene, perché dovrei bussare insistentemente alla sua porta? In verità, Gesù, l’esperienza della vita, il mondo con tutte le sue atrocità, la sofferenza di tante creature innocenti, mi hanno indotto a non credere all’efficacia della preghiera di petizione. Mi dai chiarimenti, per favore?»