Sgominato grosso giro di produzione e spaccio di droga in Sardegna

Politica & Diritti

Coinvolto un carabiniere 

Arrestati in Sardegna i componenti di una banda criminale dedita alla produzione e al traffico di droga, un giro molto lucroso avente a capo un uomo appartenente all’Arma dei carabinieri, che aveva sdoganato metodi poco ortodossi per riscuotere i debiti dell’organizzazione

di Monica Montanaro

Nonostante l’economia in Sardegna non è ai più alti livelli di rendimento, nell’isola sarda, fino a ieri, vi era un’impresa che realizzava ingenti utili, milioni di euro in pochi mesi, tenore che ha indispettito gli uomini dell’Arma dei carabinieri, appartenenti al nucleo della compagnia e del comando provinciale di Oristano, i quali hanno osservato e tenuto sotto controllo per mesi gli spostamenti dei componenti di una banda, che fungevano contemporaneamente da produttori e spacciatori, operazione che ha condotto all’arresto di 14 persone affiliate alla medesima organizzazione criminale.

Nel corso delle indagini, la squadra investigativa dei carabinieri, ha fatto un’eclatante scoperta, ossia, ne è risultato che all’interno della banda vi era colluso un loro collega, attualmente sospeso dal servizio e risiedente in carcere, il quale ricopriva, addirittura, un ruolo verticistico, essendo il capo di tale organizzazione gestita con metodi imprenditoriali, tutto era predisposto nei minimi dettagli, i ruoli gerarchici, le mansioni specifiche, senza lasciare spazio all’improvvisazione, ognuno aveva il proprio compito, una vera e propria impresa a delinquere.

Il carabiniere dissidente, utilizzava metodi che esulavano, assolutamente, dai metodi legali tipici dello stile operoso ed onorevole dei carabinieri, cui egli doveva rappresentare ed incarnare, incline all’arroganza e alla violenza, in particolare quando si verificavano casi di insolvenza, non esitando ad impiegare per i ricatti e le minacce  anche la propria pistola d’ordinanza, egli era quello che si distingueva per i metodi più efficaci – ha riferito la procura –  che garantivano coercitivamente il saldo del debito maturato nel vasto giro illegale dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Al centro del lucroso traffico di droga vi era la produzione in territorio sardo, di marijuana, territorio bucolico quello delle aree interne della Sardegna, ospitante estese zone terriere adibite a piantagioni di marijuana, come è altamente noto.

La banda, composta dai 14 arrestati, oggi in stato di detenzione in carcere, riusciva a produrre in loco consistenti quantitativi di sostanza stupefacente di tipo marijuana, che esportava capillarmente secondo una sistema reticolare, in varie aree interne alla Sardegna, introitando cospicui guadagni derivanti da fonte illecita.

Il comandante provinciale dei carabinieri di Oristano, Domenico Cristaldi,  nella conferenza stampa di routine, ha esposto la dinamica dell’operazione conclusasi positivamente con l’arresto delle 14 persone precedentemente sotto indagine: “Operavano con metodo imprenditoriale, dimostrando con chiarezza che questo era il loro vero lavoro”. Difatti dalle indagini è emerso che la banda era organizzata con tecniche da commando, durante gli spostamenti dei carichi di droga pattugliavano le aree dove sarebbe transitata, con uomini armati a presidio, per scongiurare l’arrivo delle forze dell’ordine. “Non erano spinti dallo stato di necessità o dalla loro tossicodipendenza, – ha aggiunto il comandante – anzi, si vantavano di non aver mai fatto uso di stupefacenti e di non aver neanche mai fumato uno spinello”.

Nel corso dell’iter investigativo, gli uomini dei carabinieri hanno usufruito dello strumento tecnologico delle intercettazioni, che ha permesso di effettuare una   ricostruzione esatta in merito alla struttura e alle modalità utilizzate, consuetudinariamente, dalla banda criminale. Il dato raccapricciante che ne è emerso, che ha destato sconcerto e ribrezzo, attiene alla gestione della problematica interna alla banda, in riferimento alla riscossione dei crediti. per espletare tale compito, gli affiliati non avevano alcuna remora ad utilizzare le metodologie più cruente ed efferate, minacciando la gente insolvente con prassi tipiche mafiose.

I debitori non avevano scampo, se assumevano atteggiamenti insubordinati, non rispettando le regole pattuite, subivano le angherie e i soprusi da parte della banda, dall’invio dei proiettili a casa, sino agli atti di aggressione corporale. Nei loro piani criminosi, architettati con scrupolo, venivano coinvolte anche le persone vicine ai debitori, come i loro familiari. I carabinieri hanno acclarato, in seguito alle investigazioni, la vicenda che ha interessato il padre di uno dei personaggi riconducibili al gruppo dedito al traffico di droga, il quale ha rischiato di venire travolto da un auto lanciata in tutta corsa, come forma di intimidazione, affinché spronasse il figlio ad assolvesse il debito pendente, reclamante dalla banda.

Un altro caso fuori dai canoni della vite civile e dello Stato dove vige il diritto e la giustizia, ha riguardato una donna, rea di essere la madre di un ragazzo invischiato in tale traffico di droga in Sardegna, di cui ella era all’oscuro, non avendone conoscenza alcuna. Gli uomini dei comando di Oristano, tramite l’ausilio delle intercettazioni, da cui ne è emerso una rivelazione che ha spiazzato e disgustato gli stessi carabinieri impegnati nelle indagini, hanno potuto disvelare i dialoghi riguardanti il caso di un giovane che aveva prodotto un debito a causa di una partita di marijuana non pagata. Il giovane sotto scacco dei componenti dell’organizzazione si è visto rivolgersi, oltre le minacce ritorsive, altresì, una richiesta associata alla possibilità di riscossione del loro credito: “Adesso mandi tua madre a prostituirsi, così porta a casa tutto ciò che devi”.

La sete di denaro, per tali gruppi delinquenziali, giustifica qualsivoglia mezzo, soprattutto quelli più infimi e di levatura morale scadente.