Celebrazioni del bicentenario della nascita di Nicola De Giosa

Cultura & Società

(nota a cura del Comitato De Giosa)

Vi sono artisti attorno ai quali lo scorrere inesorabile del tempo erge muri di (colpevole) dimenticanza celando a tutti, e in specie alle future generazioni, i loro nomi e quindi la loro opera.  La polvere dell’oblio parrebbe aver coperto anche un nostro concittadino, il musicista Nicola De Giosa, il più noto e valente musicista barese del XIX secolo. Il suo nome si rapporta all’800 musicale della nostra città come Niccolò Piccinni per il ‘700.    Oggi la maggior parte dei cittadini baresi conosce la rumorosa strada che, a ridosso del teatro Petruzzelli,  porta il suo nome; ma ignora chi sia stato Nicola De Giosa e cosa abbia fatto per meritare il tributo toponomastico dalla sua città, Bari.

Il 3 maggio del 2019 cadrà il bicentenario della sua nascita. Siamo fermamente convinti che la città debba riscattarsi da tale secolare dimenticanza che ha come protagonista un suo degno figlio. Oggi guardiamo alla celebrazione del bicentenario come un punto di partenza per costruire un nuovo rapporto della città di Bari con il musicista De Giosa.  Si dovrà stimolare la riscoperta e lo studio dell’autore barese per il rilancio della sua figura e della sua produzione artistica che ebbero un ruolo di rilievo nello scenario musicale dell’opera italiana del secondo ‘800.

Nicola De Giosa nacque a Bari il 3 maggio 1819 in una casa del borgo antico a fianco della chiesa di S. Scolastica. Dopo un approccio domestico con lo studio del flauto e vista la talentuosa inclinazione per la musica, fu avviato agli studi regolari presso il Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli laddove si segnalò come allievo tra i prediletti di Gaetano Donizetti.

De Giosa è stato certamente il maggior musicista barese del XIX secolo. Tra i più importanti esponenti della scena musicale napoletana del suo tempo, egli si è dedicato prevalentemente all’opera buffa senza trascurare per questo il melodramma ‘serio’ e il genere ‘popolare’ della romanza da salotto; si è per altro distinto come direttore d’orchestra. E’ ricordato anche per la sua diatriba con Giuseppe Verdi in persona, riguardo alla determinazione del diapason (standardizzazione dell’altezza dei suoni).  Lo ritroveremo ancora in disputa con Verdi quando il compositore barese, direttore di una Compagnia d’Opera presso il Teatro Nazionale del Cairo, si propose a Verdi in persona (ma invano) come maestro concertatore per la première dell’Aida nel 1871; egli diresse tra l’altro le prime esecuzioni napoletane di Un ballo in maschera di Verdi, Il profeta di Meyerbeer, Faust di Gounod; nel 1867-68 fu direttore al teatro La Fenice di Venezia e nel 1868-69 di nuovo al S. Carlo. Nel marzo del 1873 partì per Buenos Aires, rimanendovi fino al novembre come direttore d’orchestra al teatro Colón; di nuovo a Napoli, nel 1875 diresse al teatro Sannazzaro una serie di spettacoli d’opera fra i quali volle inserire una ripresa de Il Turco in Italia di Rossini per dimostrare l’eccellenza dell’opera comica italiana. Nello stesso anno fu tra i direttori di alcuni concerti sinfonici organizzati al Politeama dalla Nuova Società orchestrale; al secondo di essi Degiosa presentò una composizione sinfonica inedita di Donizetti, l’indimenticato suo maestro: lo scherzo sinfonico triangolo e tamburo. Rifiutati gli inviti dei teatri di Barcellona e di Genova e del teatro del Fondo di Napoli, concluse la sua carriera come direttore d’orchestra al S. Carlo nella stagione 1876.

Egli fu il primo ad introdurre la concezione moderna del direttore d’orchestra-concertatore , e in questa sua attività fu sempre apprezzato per l’accuratezza nella concertazione e l’impegno profuso nel tentativo di realizzare le intenzioni dei diversi compositori. Fu molto attivo anche come didatta (ebbe il molese Nicolò van Westerhout tra i suoi migliori allievi).  Nella sua vasta produzione musicale, ricordiamo un album di composizioni da camera intitolato “Omaggio a Bari” e, tra le altre, un’opera dedicata alla storia della sua città: “Il Seudan di Bari”- alias Ida di Benevento: melodramma in quattro atti  scritto per la prima stagione del nascente teatro Piccinni, rimasto inedito.

Vogliamo infine ricordare che il grande Politeama in corso Cavour (poi teatro Petruzzelli) doveva dapprima essere intitolato a lui, al Maestro Nicola De Giosa.

Morì a Bari il 7 Luglio 1885.

Ricorderemo i duecento anni dalla sua nascita con una serie di incontri e di iniziative:

1)  Inaugurazione della mostra di inediti e documenti: Martedi 30 maggio, ore 16-Biblioteca Nazione di Bari

2)  Convegno di studi, Venerdi 3 maggio ore 9,30: Salone Affreschi Università

3)  Concerto di ‘romanze da salotto’: venerdi 17 maggio ore 18,: foyer del Teatro Petruzzelli

TUTTE LE MANIFESTAZIONI SONO AD    INGRESSO LIBERO

prof. Pf. Moliterni- UniBA, Storia della Musica