L’arte di Beppe Labianca e la ricerca metafisica

Cultura & Società

Di forte impatto visivo le opere dell’artista Beppe Labianca, punta di diamante dell’arte figurativa italiana e tra i maggiori innovatori e animatori culturali meridionali. Lungo e variegato il percorso artistico di Labianca, che passa dall’esperienza dell’espressionismo contadino, insieme al materano Luigi Guerricchio, si arricchisce dell’avvicinamento a Guttuso e, durante alcuni soggiorni a Londra, dell’adesione all’arte di Francis Bacon.

Da questi eredita una sorta di sguardo empatico sulla realtà, che si prende carico della natura degli uomini e delle donne in un limpido slancio corale, uno sguardo dotato di rara intensità che ne travalica l’hic et nunc, per trascenderne sentimenti e interrogativi. Ha caratteri di esistenzialismo l’arte di Beppe Labianca, ma non si lascia ingabbiare nelle sue maglie di sfiducia immanente, di nichilismo assordante, bensì compie agili salti verso una percezione metafisica che riesce a rendere nelle sue opere con grande potenza evocativa.

Può, senza dubbio, la sua produzione artistica essere suddivisa in diversi contraddistinti periodi, in base a precisi ambiti di ricerca, a partire dal periodo della pittura di impronta espressionista legata al mondo rurale meridionale, al periodo baconiano a quello successivo dell’essenzialismo figurativo e di impostazione metafisico-simbolica.

Ora qui approda ad una innovativa modalità espressiva, unica nel suo genere, immediata e semplice come solo la genialità sa esserlo. Una forma d’arte  a tutto tondo, a metà strada tra pittura e scultura, che riesce a sfruttare le possibilità espressive di ciascuna delle due componenti, grazie ad un sapiente e solido utilizzo di ognuna di esse e di entrambe fuse insieme.

Ma tutto ciò non basterebbe a spiegarci la forte valenza emotiva e la resa artistica degli autentici capolavori d’inventiva che Labianca ha creato, se li pensassimo disgiunti da una frenetica immaginazione e da un io continuamente teso a porsi domande e ad interrogare la vita, in un’inquietudine che coabita pacificamente con l’artista.

Tale rigorosa postura lo porta a osservare e a ritrarre con grande accoglienza e rispetto la variegata umanità, in un atteggiamento di estrema e delicata attenzione, ma nello stesso tempo, lo slancio metafisico lo porta a trasfigurarla, epurarla, sublimarla in una sorta di proiezione estetica mai fine a se stessa, ma tesa ad emozionare, ad indurre  riflessione.

In tale percorso di serena dialogicità con la materia artistica, il Maestro introietta un’ulteriore elemento che aggiunge valore e intensità alle sue opere ed è legato ad uno sguardo architettonico della realtà di largo respiro, realtà che si prepara a diventare dimora e sostrato delle opere stesse. L’uso sapiente degli spazi gioca dunque  un ruolo fondamentale nelle installazioni delle sagome in ferro, ruggine e pittura di Beppe Labianca, che si fondono così intimamente con l’ambiente tanto da trarne maggior forza ed energia. Dalla bidimensionalità delle tele si passa alla tridimensionalità delle installazioni, con un suggestivo ed emozionante percorso tra masse e volumi dialoganti.

L’artista di sé dice che ambisce ad entrare nelle sue opere perché vuole esistere attraverso esse e con esse. L’originale modalità che ha saputo creare certamente permette questo meraviglioso viaggio onirico e di continuo stupore. Lo permette a lui come a chiunque si accosti alla sua arte. Probabilmente il suo è un viaggio alla ricerca del sublime, per trascendere una realtà talvolta non esaltante, mortificante. Ma l’arte vive per questo anche, e l’arte di Labianca ha, senz’altro, tale potere taumaturgico.

Maria Pia Latorre