Il fossile dell’uomo arcaico resta ad Altamura. Scongiurata la traslazione

Ambiente & Turismo

Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia auspica la costituzione di un  comitato scientifico in situ –

IL FOSSILE RESTA AD ALTAMURA. CHIUSO LO STUDIO

Giovanni Mercadante

La grande telenovela, che ha fatto “fibrillare” la comunità altamurana attraverso commenti saccenti sui social network, si è finalmente conclusa con un nulla di fatto. Le luci momentaneamente si sono spente. La sentinella culturale, ovvero il “guerriero culturale” Francesco Fiore, Vice Presidente del Movimento ORA, al momento tira un sospiro di sollievo. Resta tuttavia l’amarezza di un documento che ha irritato  l’opinione pubblica: l’O.d.g. del consiglio comunale del 28.9.2017 n.60 che manifestava  la volontà univoca (maggioranza e opposizione) di non dare alcuna disponibilità al prof. Giorgio Manzi, né di asportare un frammento né di traslare il fossile per continuare i suoi studi a Roma, è stato invece alterato con un emendamento del 3 aprile 2019.

Quella postilla trattata nelle segrete stanze del Comune il 26 ottobre 2018 (N.d.A.) tra il prof. G. Manzi e la sindaca R. Melodia insieme ai componenti della sua maggioranza, ha acceso un dibattito viscerale con le istituzioni territoriali e ministeriali portando Francesco Fiore ad avere un atteggiamento ostile verso di loro. Infatti, R. Melodia ebbe un violento alterco contro F. Fiore quel giorno, il quale non si scompose. La notizia fu segnalata allo scrivente; mi affacciai nell’ex sala del consiglio comunale per un’intervista, ma fui invitato ad uscire. Il dado era stato tratto. Probabilmente avevano deciso di modificare il predetto Odg del 2017 per creare un pertugio a favore del prof. G. Manzi.

Molte Associazioni e semplici  cittadini  hanno sostenuto F. Fiore,  come pure la stampa, perché l’emendamento non era stato reso pubblico immediatamente; probabilmente l’Amministrazione Melodia non aveva  immaginato che avrebbe scatenato un putiferio.

   Prof. Giorgio Manzi, La Sapienza/Roma

                                      Francesco Fiore, Movimento Culturale ORA

La vicenda si è infiammata allorquando il prof. G. Manzi ha annunciato la sua visita ad Altamura per il 15 aprile 2019 per effettuare un sopralluogo nella grotta insieme al sovrintendente ai beni culturali accompagnato dal responsabili del CARS/Centro speleologico di Altamura e dal Comandante Palomba dei Carabinieri della Forestale in rappresentanza del Parco dell’Alta Murgia. Un lunedì  che non prometteva nulla di buono: freddo intenso sulla Murgia, nuvole minacciose di una imminente pioggia; presenza dei Carabinieri della stazione di Altamura e Carabinieri della Forestale.  Il prof. G. Manzi viene incalzato dai giornalisti con domande a cui decide di non rispondere. Bocche cucite su tutti i fronti.

Nonostante tutto, La discesa in grotta viene autorizzata e noi giornalisti costretti a lasciare il campo, vista l’impossibilità di continuare il nostro lavoro, perché il situ è recintato, e nello stesso momento la pioggia comincia a venire giù gelida e sferzante.

Il martedì 16 aprile 2019 tavola rotonda al cinema Grande. Presenti: il prof. G. Manzi, paleo-antropologo Università La Sapienza di Rosa il sovrintendente Luigi La Rocca; il Vicepresidente Parco Nazionale dell’Alta Murgia Cesareo Troia; la sindaca Rosa Melodia; a moderare: la dott.ssa Tiziana Rinaldi di Coopcultura  del Polo Museale; Nino Perrore, Assessore alla Cultura del Comune di Altamura; Giovanni Ragone, Presidente CARS di Altamura; prof. Andrea Borsato, scienziato, Università New Castle/Australia.

  1. Rinaldi introduce il dibattito affermando che l’incontro è utile per la conoscenza del reperto e della grotta che lo custodisce. L’Ass. Nino Perrone dal canto suo riferisce che intende lasciare ampio spazio al processo decisionale dell’Amministrazione comunale con la partecipazione di tutti i soggetti interessati, tra cui la comunità locale; il tutto improntato alla partecipazione più larga possibile, cercando di accettare i contributi di tutti. L’Uomo di Altamura appartiene al mondo intero e gli altamurani hanno il dovere di custodirlo per l’umanità intera. Tutto ciò che sarà fatto in futuro, servirà alla conoscenza, con un confronto aperto. Il ritrovamento del fossile fatto nel 1993, oggi a distanza di 26 anni, necessita di recuperare i tempi persi per progettare la conservazione, la tutela e la valorizzazione del reperto insieme al sito. Il “trauma” avvenuto con l’iniziale progetto SARASTRO che ha generato un microclima, va assolutamente messo in sicurezza con delle precauzioni adottate dal progetto PRIN, il cui mandato volge al termine, e da cui potrebbe calare il silenzio della ricerca. Perciò sono state lanciate delle proposte per la fruizione del sito.

Il sovrintendente Luigi La Rocca si è dichiarato d’accordo su tutto in merito agli studi finora condotti dal prof. G. Manzi. Dal 1993, pochi sono stati i passi fatti in avanti. La datazione dell’uomo adesso presenta un forbice meno ampia, si è passati da 200 a 150 mila anni. Le fattezze dell’Uomo di Altamura sono state ricostruite in modo scientifico. Bisogna ora puntare alla tutela e conservazione per proiettarsi alla valorizzazione. Il progetto PRIN del  prof. G. Manzi, attorniato da esperti di alto profilo,  è stato coperto da un finanziamento di 450 mila Euro. La valorizzazione  del reperto e della grotta è un discorso che inizierà dopo la chiusura del predetto progetto.

Il Vice Presidente Cesareo Troia del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, prendendo la parola, ha immediatamente sgombrato il terreno da ogni dubbio. Rivolgendosi al sovrintendente La Rocca ha detto che,  anche se  il Parco non ha competenze specifiche, la ricerca scientifica va fatta attraverso la condivisione degli attori coinvolti in questo processo. Ed è stato molto categorico sulla posizione del Parco.

Va concertato un comitato tecnico-scientifico per fare una scelta la più giusta possibile. E’ auspicabile di non percorrere strade giuridiche.

Il prof. Giovanni Ragone, docente di Scienze,  Presidente del CARS/Centro speleologico, che coordina le discese in grotta, cerca ancora oggi di utilizzare lo stesso percorso senza spostare neanche una pietra. Ogni discorso fatto finora è stato monitorato. Anche le discese in grotta sono state registrate annotando i nomi dei visitatori, al fine di evitare la modificazione dell’ecosistema.

Ingresso grotta Lamalunga

La grotta di Lamalunga è  un geosito dove sono presenti numerosi fossili di animali estinti; il fossile dell’uomo arcaico, il più antico Neathertal, è molto fragile costituito da calcite che si frantumerebbe sotto una piccola pressione manuale. In futuro si potrebbero trovare altre soluzioni per la ricerca scientifica; allo stato attuale le strumentazioni a disposizione non permettono di fare ulteriori passi avanti.  La grotta è il luogo più conservativo per mantenerlo intatto. Insomma, G. Ragone è favorevole al museo virtuale e non alla musealizzazione che è ben diverso; significherebbe lo spostamento in altro luogo in  ambiente con microclima artificiale.

Non sono  certamente i piccoli frammenti ossei ad attirare i visitatori, ha ribadito G. Ragone.

Il prof. Andrea Borsato, italo-australiano, ricercatore all’Università di New Castle/Australia, collaboratore del prof. G. Manzi, è un esperto di concrezioni in grotte.

Lo studio  affrontato  da Borsato è stato orientato alle micro-concrezioni presenti nella grotta di Lamalunga e sul perché e come il fossile è giunto fino ad oggi ad oggi dopo migliaia di anni.

I “corallidi” (concrezioni sulla superficie) ancora oggi stanno crescendo. Queste stratificazioni hanno permesso di fare delle datazioni. Insomma,  la grotta è un libro aperto  secondo lo scienziato Borsato, il quale ha dichiarato che il sito ha più di un milione di anni.

Le domande sottoposte dai giornalisti per iscritto al prof. Manzi e alla sindaca Melodia prima della conferenza non hanno avuto alcuna risposta, perché il dibattito è stato pilotato dai rappresentanti istituzionali; piuttosto andavano sottoposte  durante la tavola rotonda. Un altro “flop”/fallimento  della sindaca R. Melodia.

Giovanni Mercadante

corrispondente Alta Murgia