Di Pietro: “Sblocca cantieri? No, è lo sblocca tangenti

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Di Pietro: “Sblocca cantieri? No, è lo sblocca tangenti. I cantieri possono partire domattina, ma bisogna sapere chi li fa, come li fa e quanto costano. Da una parte si dice: facciamo subito, dall’altra si dice: poi succede come nella Prima Repubblica quando una cosa che costava dieci ci viene a costare mille. Questa è una materia molto complessa che richiede molta preparazione e riflessione, non può essere affrontata con leggerezza e con le sparate. Hanno fatto un decreto legge perché c’è un’urgenza, è come se ti sta per scappare la pipì, devi fare presto, ma è un anno ormai che dicono: l’abbiamo fatto, è pronto, e poi non lo mandano al Capo dello Stato”

Antonio Di Pietro è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sullo sblocca cantieri. “Non è lo sblocca cantieri, è lo sblocca tangenti –ha affermato Di Pietro-. I cantieri possono partire domattina, ma bisogna sapere chi li fa, come li fa e quanto costano. Da una parte si dice: facciamo subito, dall’altra si dice: poi succede come nella Prima Repubblica quando una cosa che costava dieci ci viene a costare mille. Questa è una materia molto complessa che richiede molta preparazione e riflessione, non può essere affrontata con leggerezza e con le sparate. Per sbloccare i cantieri il modo più facile è: io ho i soldi, li do al primo che passa, il primo che passa si mette il prezzo che vuole e lo fa come gli pare. E’ chiaro che così non va bene. Tangentopoli è nata proprio da questa mancanza di controlli. Come mettere insieme i controlli, la qualità del prodotto ed evitare i ritardi? Non è una cosa facile. E’ un anno ormai che il governo sta lì a ragionarci, ad oggi formalmente il decreto è stato approvato da quasi un mese, ma non va in gazzetta ufficiale perché ancora non l’hanno mandato al Capo dello Stato per farlo firmare. Un decreto legge è un provvedimento del governo, al posto del Parlamento, perché c’è un’urgenza, è come se ti sta per scappare la pipì, devi fare presto. Obiettivamente noi abbiamo un codice degli appalti molto complesso e farraginoso perché c’è il solito maledetto vizio italiano della corruzione e allora ogni volta per cercare di fermarla si mette una regoletta in più, ma alla fine tante regole fanno diventare la macchina così farraginosa che diventa più difficile scovarla la corruzione. Il problema di fondo è fare una legge e poi farne un’altra che deroga la legge, bisogna farne una sola, se no non ne vieni più a capo. Questo è dovuto al malaffare che ha prodotto la necessità di avere tanti controlli. Io accentuerei la possibilità di controllare, ma allo stesso tempo aprirei alla necessità di fare i cantieri, questo vuol dire più personale, più mezzi, più risorse, certezza della pena, più celerità negli accertamenti dei reati. Ci sono decine e decine di miliardi di soldi già stanziati per i cantieri, non si può lasciarli lì, ora per una cosa ora per un’altra. Il problema non è tanto non fare l’opera, ma non dare lavoro e non dare prospettiva. E’ una materia complessa, l’ignoranza è scusabile, ma l’arroganza e la saccenza no. Sono mesi che dicono: l’abbiamo fatto, è pronto. Prima fallo e poi dillo! E’ da un mese che dicono: domani, domani, domani. Fare un provvedimento ‘salvo intese’ cosa vuol dire? Io faccio l’amore con te se lo vuoi, che vuol dire?”.