Progetto dialetto di Altamura

Cultura & Società

In fase di costituzione un’Associazione/Accademia. Incontro 27 aprile 2019

Giovanni Mercadante

                    

  Tommaso Cardano                                                        Vincenzo Basile 

La lingua madre, il dialetto, quella della comunicazione più intima, quella del cuore, trova sempre più consensi per una codificazione univoca. E’ tempo di cominciare a mettere ordine nella scrittura del dialetto di Altamura attraverso un sistema di segni codificati come nella lingua italiana.

Molti poeti altamurani hanno fatto del loro meglio nel lasciare testimonianze del loro talento poetico;  ma è evidente che le loro poesie e anche le commedie scritte in volgare necessitano di un codice definitivo che possa dare maggiore chiarezza alla lettura. Quante volte abbiamo assistito ad eventi dedicati alle declamazioni di poesie, durante le quali gli  autori hanno avuto difficoltà a leggere i versi, le parole che loro stessi hanno trascritto.

Il problema è che gli autori adottano un codice italianizzato, mentre molti suoni, detti fonemi, vanno arrangiati diversamente, con lettere più specifiche, detti anche segni grafici.

Ne avevo parlato molti anni fa con amici che si erano avventurati nella realizzazione del “Vocabolario del dialetto altamurano” (Bartolo Fiorenzo, Vito Ciccimarra, Girolamo Petronella). Chi scrive è laureato in  Linguistica e traduttore, un campo professionale specifico con conoscenza delle lingue straniere moderne (tedesco, inglese e francese). Le cose fortunatamente maturano in modo naturale quando c’è  una coscienza più matura, più critica, più umile a capire e interpretare le esigenze dei parlanti di una comunità.

La lingua madre, il dialetto, è in via di estinzione, perché il linguaggio, in continua evoluzione, si arricchisce di nuovi vocaboli presi in prestito sia dalla lingua nazionale, l’italiano, che dall’inglese o altro idioma. Ne consegue che il nostro dialetto durante il secolo trascorso ha subito semplicemente una trasformazione fonica “sguaiata”, i cui “suoni” sono stati adattati al parlato locale.

Molte parole,  andate in disuso per effetto della modernità, sono diventati reperti di archeologia linguistica.

Vedi i molti antichi attrezzi agricoli, artigianali, domestici non più utilizzati, che non fanno più parte  del linguaggio quotidiano,  mentre sono  entrati in sostituzione altri vocaboli moderni che a loro volta sono stati semplicemente “deformati, storpiati” nel parlato.

Detto questo, bene hanno fatto l’ex direttore didattico Tommaso Cardano  insieme all’altro nostro concittadino Vincenzo Basile che risiede a Rivoli (Torino),  laureato in Ingegneria Elettronica presso il Politecnico, a stilare il progetto “Dialétt Dialettōrum” per la costituzione di un’Associazione, magari da trasformare in futuro in Accademia, che si dedichi alla tutela e conservazione del dialetto di Altamura attraverso un sistema di codifica e di segni grafici,  a cui possano partecipare tutti contribuendo con il loro sapere.

Nel predetto progetto fanno parte altri settori culturali costituenti (Musica, Mestieri, ecc.), insomma un Centro studi altamurano polivalente dedicato alle tradizioni del territorio.

La cosa più interessante è che Vincenzo Basile ha elaborato un manifesto che condivido pienamente, avendo a suo tempo anch’io ritenuto di utilizzare alcuni accorgimenti semplici per il suono  “e” nel corpo della parola, come per esempio l’apostrofo, utilizzabile anche come segno di troncatura della desinenza finale che non si pronuncia. Ma ci sono molti altri esempi che saranno praticamente senz’altro condivisi dai molti parlanti altamurani che si vedranno specchiati nella propria lingua madre, utilizzando per la  lettera “K” per il “Ch”;  “Sk” per  “Sch”,  che sembrano segni grafici molto più semplici.

Quanti sono i lemmi, quali sono le declinazioni, quante e quali sono le terminazioni, tutte domande a cui non si può dare risposta se non “digitalizzando” la lingua, unica maniera per poterci fare tutte le analisi che si vorranno. Inoltre, un database ed una banca fonetica digitalizzati sono alcuni degli obiettivi che gli organizzatori si propongono.

L’italiano, come tutte le altre lingue romanze (da Roma), trovano origine nel latino; sono dette lingue volgari, del “volgo”/popolo.

La lingua di Dante del 1300 è il periodo della formazione della lingua italiana.

I secoli successivi sono caratterizzati da studi di importanti letterati italiani che a loro volta, non solo si dedicano a scrivere romanzi, opere letterarie, ma anche a creare la grammatica per la strutturazione della frase. E personaggi del genere ce ne sono tanti. Faccio l’esempio di Pietro Bembo, nato a Venezia nel XVI secolo;  è stato il letterato più fecondo come linguista: traduttore, umanista e grammatico. Infatti, si dedicò anche alla elaborazione della sintassi, ovvero alle  regole  della  grammatica italiana, e alla costruzione della frase.

In conclusione, è stato previsto un incontro per sabato mattina 27 aprile 2019 presso l’A.B.M.C./Sala conferenze Andrea Giorgio, in Piazza Zanardelli.

(per dettagli https://www.facebook.com/groups/329136751069336/)

L’assemblea è aperta a tutti.

Dr.Giovanni Mercadante

corrispondente dell’Alta Murgia