Internet ha ucciso il Rock

Politica & Diritti

É stato presentato al CREO Pinseria Cucineria & Vini (presso MAXXI Village in via Lago di Pegusa 66) di Taranto, il libro di Giancarlo Caracciolo, intervistato da Leonardo Piccione. Il titolo del libro è “Internet ha ucciso il Rock” edito da Les Flaneurs Edizioni.

“In effetti come dice Kirk Hammet il chitarrista dei Metallica, riportato nel libro, la pirateria e  in generale Internet hanno distrutto l’industria musicale, e hanno cambiato talmente tanto la musica fino ad influenzare i modi in cui la stessa suona adesso. Non c’è più interesse ora a diventare il miglior musicista possibile o la migliore band al mondo, puoi registrare qualsiasi cosa e pubblicarla, la gente dirà che è una figata o che fa schifo e si andrà avanti. Una volta si doveva lavorare durissimo per guadagnarsi rispetto, pubblicare grandi dischi e confrontarsi con gruppi eccezionali ora tutto questo non c’è più, si pubblica qualcosa e si lascia che vada da una parte all’altra del mondo virtuale. Chi parla è Giancarlo Caracciolo, e risponde alla domanda di Leonardo Piccione: il rock ha una possibilità di resurrezione ?

Ciò che manca è il fatto che non esiste più una comunità, come per esempio quella presente alla presentazione del libro, che si incontra e parla, ora invece in generale ognuno pensa per sé. Una volta l’uscita di un nuovo disco di una band era un evento per molte persone, che si

trovavano al negozio per comperare l’album e ci si parlava.

“Quindi la risposta è: o ci allontaniamo da internet e ne facciamo un utilizzo consapevole tornando a comunicare tra di noi creando un movimento sociale artistico oppure è un genere sul quale io ci metto una croce sopra e quindi andremo avanti di commerciale di pop, di latino, balleremo tantissimo ma penseremo un po’ meno” è sempre l’autore che parla.

E Leonardo Piccione ha espresso la sua esperienza confortante:“Io posso dire che la resurrezione del Rock può esserci, ne ho una testimonianza, negli ultimi quattro anni, insieme ad altre persone tra cui anche mio fratello qui presente, Giuseppe Piccione, che è un rappresentante amministrativo del “Whisky a go go” di viale dei Micenei sulla Litoranea Salentina, nel quale i ragazzi hanno voluto lanciare una sfida a se stessi e quindi promuovere l’ascolto di questa musica e posso dire che siamo arrivati a far ballare la gente, anche quei ragazzi che poi in auto ascoltano altra musica, quindi secondo me possiamo perseguire questo obiettivo”.

Secondo l’intervistatore nel presentare questo libro, si è voluto creare un connubio tra la musica e la cultura, tra la musica del vecchio rock degli anni ‘70, ‘80, per dare un’impronta diversa che va lontano dalla solita concezione della musica tramite internet.

L’opera nasce da un ragionamento personale dell’autore, che è un appassionato di musica tendenzialmente rock e non solo. Nel tempo si è reso conto che  negli ultimi anni veniva a mancare qualcosa. L’idea del rock inteso non solo come stile musicale ma come idea filosofica stava venendo a scemare negli ultimi anni. L’ultima grande band degna di essere ricordata nel tempo, secondo l’autore, è quella dei Muse. Non è mai successo che il rock vivesse un momento così lungo di mancanza di espressione  d’identità e quindi da qui è partita la sua analisi che ha partorito il testo.

Il libro narra la storia di undici persone, tra cui vi sono degli adolescenti ed ha una cronologia che va da Elvis ai Muse. “Non si tratta di un testo saggistico, né narrativo, né giornalistico ma sostanzialmente è tutte e tre le cose messe insieme – dice l’autore – ho voluto fare una cosa diversa, anziché il solito librone da filosofo, ho pensato bene di narrare undici storie di undici persone vissute in momenti e posti differenti per identificare quei momenti chiave in cui il rock è stato in grado di segnare delle generazioni”. La prima storia è ambientata fine anni quaranta inizio anni cinquanta, gli anni del blues mentre la società cercava un cambiamento dopo le guerre, per terminare nel 2006 con il rock alternativo dei Muse. I personaggi vivono in tempi e luoghi diversi, ognuno con le proprie battaglie da combattere e i propri sogni da rincorrere ma tutti con la stessa passione: la musica. Alternando momenti narrativi ad altri di carattere divulgativo, undici fotografie di altrettante epoche storiche raccontano come i progressi tecnologici influenzino la musica e come questa a sua volta influenzi la società. Ultimamente questo tema sta uscendo in maniera imponente: vi è una serie di interviste uscite fuori negli ultimi mesi, di grandi rocker che hanno confermato che     il settore è in difficoltà anche per via di una distorsione del mercato per via del web.

E  in un’ ultima riflessione l’autore ci dice che la musica house,  pop, per quanto possano piacere o no, sono dei generi che anche grazie alla rete riescono a diffondersi in modo imponente. Il problema è per quelle band che non vogliono vendere la loro immagine, ma sopratutto comunicare una idea. Oggi Internet è diventato il nostro modo per divorare le cose  anziché gustarcele ed una idea deve essere assaporata non divorata in cinque secondi come se fosse la pubblicità di qualcosa, ecco perché alcuni generi sopravvivono altri meno. La musica rap continua a sopravvivere, nelle strade dei ghetti si continua a cantare e i risultati sono che il rapper Kendrick Lamar ha vinto il Premio Pulitzer per i testi di un album. Quindi vuol dire che sopratutto negli Stati Uniti il rap continua ad essere un modo di comunicare, un’idea da condividere “face to face” e non solo con il “mi piace”.

Vito Piepoli